mercoledì 30 aprile 2008

Piccole cose

Piccolo sfogo.
Se dovessi giudicare la classe degli imprenditori italiani da quello che quotidianamente sento e che vedo e che mi viene riportato sul lavoro, mi verrebbe spontaneo concludere che: uno, parafrasando il sergente Nicola Lo Russo: "E noi dovremmo spezzare le reni al mercato con questa gente qua?"; due, una prova d'intelligenza di poco superiore al paramecio può essere sufficiente a garantire un posto da dirigente in una grande azienda di successo; tre, fare questo mestiere è inutile, se chiunque si sente in grado di farlo meglio di me in ragione del fatto che è lui a pagare.
E il bello è che più vado avanti e più le cose peggiorano.
Fine dello sfogo.

Ci siamo giocati anche Ezio Mauro

Ognuno elabora la sconfitta come può. Certo, come fa il direttore di La Repubblica, in questo editoriale, è cosa un po' triste. Triste, sì: cercate voi nella sua analisi, se ci riuscite, il dato fondamentale del risultato di Roma, ossia che la scelta di candidare Rutelli era suicida fin dall'inizio, e che questo non ha fatto altro che amplificare nei risultati la tendenza astensionista che si è vista su scala nazionale.
Oppure, Mauro potrebbe farsi venire il dubbio che forse, come chi abita a Roma giustamente dice, l'amministrazione Veltroni ha reso molto più in vetrina che nel retrobottega: la città non è nè più vivibile nè più efficiente. e, nel computo delle ragioni e dei torti, forse era il caso di considerarlo.
Io non ho trovato nulla di tutto questo. Anzi, c'è la livorosa e rancorosa, sballata e inutile, revanche contro la sinistra radicale. Che secondo lui ha votato per Alemanno. Simile genio analitico lo trovate solo in Calderoli.
Però bisogna comprenderlo: la sconfitta di Veltroni è la sconfitta della linea editoriale di La Repubblica. Definitiva e inappellabile. Fare di La Repubblica l'organo del Pd non paga, caro Mauro. Faccia anche lei autocritica, è un esercizio salutare.

Da La Repubblica di ieri:
"Un voto, bisogna dirlo con chiarezza e subito, del tutto ideologico, che viene in gran parte dalla sinistra radicale, così convinta dalla tesi autoassolutoria che vede nel Pd la colpa della sua scomparsa dal Parlamento, da far pagare al Pd la battaglia di Roma, lavorando contro Rutelli. Per questi cannibali fratricidi, grillisti e antagonisti, Rutelli era il bersaglio ideale, come anche per qualche estremista del Pd: troppo cattolico, importatore della Binetti, amico dei vescovi, come se la scommessa fondativa e perenne del Pd non fosse quella di tenere insieme, a sinistra, cattolici ed ex comunisti. Un ideologismo a senso unico: che serve ad azzoppare la sinistra, facendola perdere, mentre non scatta per bloccare l'uomo di An in marcia verso il Campidoglio. Anzi."

martedì 29 aprile 2008

LANA ROSSA A VICENZA


Vittoria sul filo di lana del candidato Pd e dei No dal Molin. E qui il filo di lana è rossa, perché questo significa fare politica a sinistra: dentro la comunità territoriale, nell’interesse dell’intera comunità.

Tema portante la grande battaglia sociale e civile contro l’allargamento di una base che non giova a nessuno, con tutti i rischi che ne derivano, in uno scenario geopolitico sempre più allarmante, e che rientra in accordi internazionali fatti senza consultare il territorio.

La lotta riparte, e chi sa che tutto questo non debba essere d’insegnamento a qualcuno.

ROMA MMVIII

da Il Manifesto di oggi

La nuova destra
di Corrado Guzzanti

Non ce l'abbiamo con i negri e gli africani
solo non vogliamo che ci rubino il lavoro.
Non ce l'abbiamo con gli omosessuali
solo non vogliamo che ci contaminino col loro morbo.
Questa è una destra nuova che vuole battersi
per il rispetto della civiltà e della democrazia.
Non ce l'abbiamo con gli zingari
solo non vogliamo che mettano in pericolo la nostra comunità.
Non ce l'abbiamo con gli extracomunitari
solo non vogliamo che occupino le nostre case.
Questa è una destra nuova che vuole mettersi
dalla parte del cittadino e del lavoratore.
E se non capite questo siete degli ebrei.

giovedì 24 aprile 2008

Risposta di Paolo Ferrero a zesitian

Dal blog di Paolo Ferrero (ne parlavamo giusto con virgine).

zesitian,
Una domanda e due proposte. Domanda: spieghi un po’ meglio cosa è una sinistra unita sul modello della Flm? Proposta 1: avvierete una trasformazione del partito, al Congresso, che preveda una nuova forma? Per esempio: democrazia interna, trasparenza dei bilanci, codice etico e responsabilità giuridica? Proposta 2: la risposta al radicamento territoriale potrebbe essere trasformare le sezioni in punti di ritrovo, luoghi aperti per operai, impiegati, immigrati, in cui al posto del fiasco dell’osteria si possano trovare anche servizi, grazie anche all’aiuto delle associazioni e dei movimenti, per creare una nuova rete sociale basata sulla condivisione di un’idea di mondo alternativa. Differente. è a partire da questa Rete sociale, che si può tornare a fare azione politica.

paolo ferrero,
Paolo Ferrero risponde a zesitian
Sono completamente d'accordo con le tue due proposte, sia sulla trasparenza e democratizzazione del partito, sia sull’apertura delle sedi utilizzandole come risorsa del territorio per costruire vertenze, servizi, dare un punto di riferimento a chi ha un problema senza lasciarlo solo. circoli quindi come luoghi di un partito sociale capace di stare dentro le contraddizioni sociali e di costruire tessitura sociale. per spiegare invece il modello FLM adesso non ho tempo e nei prossimi giorni porverò a fare una cosa un po’ organica in modo da superare incomprensioni. domani sul manifesto dovrebbe uscire una intervista in cui un po’ si dovrebbe capire cosa intendo.
ciao
Paolo Ferrero

mercoledì 23 aprile 2008

UTOPIA

No, virginie, non mi sono ancora ripreso. Non del tutto. Sono ancora confuso, cercando Itaca mi appiglio alle isole per far scorta di pensieri selvatici e idee fresche di fonte. Diciamo che ho capito un po’ di cose, e per ora, invece di metterle in fila, ci gioco a shangai.

Uno. La Lega è un fiume carsico, l’ho letta da qualche parte. È sensato, riappare quando meno ce lo aspettiamo. Ma intanto si radica, lavora per essere l’Alternativa – anche se quell’alternativa è falsa e vuota, cosa importa. Diamanti dice che i voti li ha presi da FI, e poi anche certo dai ceti operai, o simili. E questo perché non sono gli operai a essere scomparsi, ma il lavoro. Sì, il lavoro come lo conoscevamo. E qui si vede davvero l’errore grave degli apparati della SA: non hanno perso il contatto con il mondo del lavoro, è quel mondo che è cambiato e non hanno voluto crederci, non capito come e dove, pensando che fosse tutt'al più roba da sindacalisti.

Due. Rifondazione, Bertinotti e Ferrero: Il tiro al piccione di cachemire non mi piace. Il Fausto ha delle belle responsabilità, ma non è un capro espiatorio e saltellargli sulle palle non solo non è elegante ma neanche giusto. Vendola, accreditato come suo figlioccio, ha idee per il futuro. Le tirerà fuori al congresso? Chi lo sa. Il Paolo, che è quello che per ora mi aiuta ad avere fiducia, dice che occorre ripratire da Prc, fare tesoro di quell’esperienza di partito, per arrivare a una sinistra unita, sul modello (a me poco chiaro) della Flm. Hmm, federazione de che? A sinistra ci sono macerie. Chi si federa con cosa? Mi piace però che dica che la rifondazione comunista è davanti, e non dietro di noi. E che la scelta dev’essere includente, e non escludente, quindi non è la gara a chi è più, meno o non più comunista rispetto agli altri.

Tre. I movimenti. Ho sempre avuto la sensazione che nei Movimenti si nasconda l’idea di futuro che cerchiamo. Ma i segnali si sono fatti deboli. Chi si è astenuto, chi ha votato Pd, chi Di Pietro, chi Sinistra Critica. Occhei. Però che delusione. I grillini hanno gonfiato il petto e gridato in piazza, forse han votato forse no. Occhei. Però adesso voglio vedere cosa fanno a Torino. Mah. Puerto Alegre, por favor: ridatemi Puerto Alegre.

Quattro. Comunisti. E certo che mi sento comunista. Come sempre. Il termine –non so perché- è risultato antipatico a molti, come il simbolo. Anch’io in passato ne ho discusso: se dà fastidio il nome, si cambia. Ma il problema non è né il nome, né il simbolo, né la collocazione. Il problema è: su cosa si fonda la sinistra unita? E quella comunista? Sulle stesse medesime cose. Ecco: la cosa che mi fa imbestialire sono gli stronzi alla Diliberto: autocritica un paio di palle, anzi è sempre colpa degli altri che non hanno voluto fare quello che volevamo noi, noi sì che siamo i veri comunisti. Perché col simbolo in lista, perché chiamarsi comunisti, perché no coi socialisti ma però, perché con Sd sì ma però . Perché Cuba. Perché il Che (il Che, cazzo!). Perché la Cina la Russia i trozkisti i leninisti i fancazzisti ma vaffanculo. La falce e martello è un simbolo, non un marchio, cazzo. Basta. Lasciatemi in pace.

Cinque. Territorio. Però non era così difficile: dove si faceva politica, quando c’era il PCI? Nelle sezioni, nei circoli-bar, nelle case del popolo, nelle fabbriche. Di questi luoghi, non rimangono che le sezioni, e qualche casa del popolo qui e là. Bene. Radicarsi vuol dire trasformare queste sedi in punti di aggregazione. Per gli operai, per gli immigrati, per tutti. E creare piccole comunità. E servizi, per queste comunità. Però, se non ci credete, guarda, facciamola finita e lasciamoci morire così, avvolti nella bandiera della nostalgia. Se dobbiamo farci poi la guerra tra pdci, verdi e prc per chi porta le bandiere in manifestazione allora siamo morti davvero.

Sei. Il valore di essere, sentirsi e pensare comunista sta nel credere in alcune, semplici, cose. Anticapitalisti, antiliberisti: il capitalismo è un sistema fallimentare, il liberismo è la sua espressione più bieca e perciolosa. Quindi: l’alternativa è nel futuro e va costruita adesso. Antifascismo sempre. Pari diritti e pari dignità. Pace. Non violenza. Ambientalismo sempre. Antimafia e legalità. Continuo? A me sembra chiaro.

L’unica cosa chiara, qui, è l’Utopia. Che, per definizione, non si realizza, ma ci guida al punto più vicino possibile all’impossibile.

"Imprenditore modello"

Il nuovo racconto di Alessandra Daniele su Carmilla.

mercoledì 16 aprile 2008

L'è quel ch'a poda vés

Mia nonna aveva un modo di dire, in dialetto, che suonava più o meno: "è (tutto) quel che può essere". Ossia: irresistibile. Lo prendo a prestito per il titolo di questo post, dedicato al parlottare del Normannino.
Riporto a mo' di esempio la conversazione di questa mattina.
- Allora, andiamo?
- 'diamo.
- Sei contento di andare al nido?
- Nonna.
- Ma non andiamo dalla nonna. Andiamo al nido.
- ?
- Giochiamo con le maestre, e con tutti i tuoi compagni.
- Nido...
- Sì. Sei contento?
- Nonna.
- Lo so che ti piace stare dalla nonna, ma non vuoi giocare con i tuoi amici?
- 'ita.
- Margherita? La tua cuginetta la vediamo sabato.
- 'io Pudcio.
- A casa dello zio Puccio, sì.
- 'tonio?
- Antonio lo vediamo dalla zia Marta... sei pronto? Hai preso le tue macchinine?
- Pudman. Gvande!
- Meglio quello piccolo. Quello grande non ci sta sul passeggino. Giusto?
- Giufto. Bracio.
- Sì, in braccio, arrivo.
- Nonna?
- Non possiamo andare dalla nonna, andiamo al nido.
- Nido...
- Dai, che così per strada vediamo i pullman, gli autobus, gli alberi, i fiori...
- Tì.
- Bene. Dai, andiamo che sennò facciamo tardi.
- Nido?
- Sì, al nido.
- Noo-onnaaa!
- (...)

mercoledì 9 aprile 2008

DEDICATO AD ANDREA CAMILLERI

Caro Camilleri,
mi hanno fatto un’intervista immaginaria. No, non quelli di MicroMega, ma quelli di
VotoUtile, laggiù dove la curva spazio-tempo fa l’Universo più simile del simile.
Non so se le piacerà, ma può essere utile vedere come, in un altro e fin troppo parallelo universo, pur partendo da premesse simili, io sia arrivato a una conclusione opposta alla sua.


Universi paralleli

Signor A., mi dica: voterà a questa tornata?
Sì. Non votare sarebbe tanto più umiliante a queste elezioni, in cui si è voluto fino all’ultimo tenere il cittadino ben lontano dalla Marmellata: liste chiuse, primarie in soffitta, Maialum reloaded…
Ma sia Uolter che Saialvio fanno appello al voto.
Più Uolter: l’astensione paga solo a destra. E comunque col Maialum che fa di tutto un derby, serve quanta più gente possibile a fare il tifo, per gli uni e per gli altri. Il paradosso è che la coppa la vince uno solo, ma, anche se perdi, governi ugualmente il campionato.
Beh, per tifare bisogna andare alla partita…
Lei dove vive? Tifare vuol dire guardare la partita in tv o allo stadio, e zitto e non rompere i coglioni quando c’è da decidere chi far scendere in campo, e come giocare.
Vabbè. E cosa vota?
Sinistra Arcobalengo.
C’è chi dice che così aiuterà Saialvio.
Posso ribattere con parole poco uolteriane? Eccole: non mi prenda per il culo. Ci sono già i tg e i maggiori quotidiani nazionali, non mi faccia anche lei il Ripetitore di Corte.
Non crede che sia più utile votare in massa per Uolter, l’unico che può opporsi a Saialvio?
No, guardi: qui l’unico voto inutile è proprio quello per Uolter. Perché è stato proprio Uolter a decidere di non opporsi a Saialvio, rinunciando a un’alleanza a sinistra. Si è detto: ma perché devo far la fine di Prozi? Se corro da solo, faccio la campagna che voglio con la gente che voglio e il programma che voglio, e alla fine governo lo stesso. Perché manco Saialvio stavolta ce li avrà, i numeri.
Con Casinger li avrebbe avuti.
Casinger ha fatto lo stesso calcolo di Uolter, appena ha capito che Uolter faceva sul serio: se c’è ancora il Maialum, corro da solo; vedrai che di voti, e poi di seggi, ne prendo assai di più e, dato che vince sicuro Saialvio, col mio bel 6% alla fine son ancora della partita. E comunque non avrebbe accettato di sciogliersi stupidamente in un partitone, come insipientemente ha fatto Fumi con Allenarsi a Nazionali. Casomai, un apparentamento.
E se vincesse Uolter?
Ma quando mai. E anche se fosse: se vince, con chi governa?
Pensa di farcela da solo: “Yes, we can”…
Un po’ mi spiace: potevano dirglielo, però, che non siamo in una Repubblica Presidenziale.
Non potrebbe governare con la Sinistra Arcobalengo?
No, con loro ha rotto. E poi non potrebbe mai mettersi d’accordo sull’attuazione di un programma di governo. Invece, il programma di Saialvio gli assomiglia. Ma forse è un caso.
Però ha avuto coraggio, e sembra proprio che la scelta stia pagando…
Coraggio? A me sembra furbizia. Piuttosto, bravi i suoi creativi. Due cose potevano fare: una campagna basata sull’immagine pulita di Uolter, e usare una comunicazione che non sembrasse uscita dal cassetto del pentapartito degli anni ’80.
Insomma, non le sta simpatico.
Mica ci sono andato a cena. Ne ho le palle piene di sentirmelo santificare, questo sì. E dire che la sinistra radicale ha imbavagliato il governo Prozi non è solo una menzogna, è una vigliaccata. Degna del Saialvio. E vigliacco è pure chi non osa contestarlo.
Ha sentito Camilleri? Dice che bisogna fare diga contro il ritorno di Saialvio.
Il Maestro ha tutto il diritto di dire la sua, e credo che voterà la lista di Dipetrum. Però Saialvio è già tornato. Anzi, si può dire che non se n’è mai andato. Perché il problema non è la persona, è il potere che gli dai su di te. E a me sembra proprio che Uolter e i suoi abbiano intenzione di lasciare che tutto o molto continui a sottostare a lui e alla sua pericolosa cricca.
Faustochic, in ogni caso, andrà all’opposizione.
Sì, ma io non voto Faustochic.
Come, no?
Senta: se penso che nell’Arcobalengo ci sono ancora questi personaggi, mi sale la bile a livelli di guardia. Per fortuna ce n’è altri, che invece varrebbe la pena votare sempre, come Rita Portafoglio. Io voto il programma, ed è stato il confronto con il programma di Uolter a convincermi.
Cosa l’ha convinta?
L’Arcobalengo espone un’idea di società più vicina a quella che ho io. Dice per esempio di voler proteggere i salari e le pensioni, e redistribuire la ricchezza, per farci traghettare la recessione. Uolter affida questo compito alle imprese, e al mercato. E poi c’è la riduzione delle spese militari, il No-Dalmolino, il No-Tavola. E una politica estera che Uolter, mi spiace dirlo, proprio non ha. Si rende conto che i ministri uolteriani del governo in carica hanno impedito qualche giorno fa che l’extragettito vada ai lavoratori, come stabilito nella Finanziaria che loro stessi hanno varato?
Resta il fatto: cosa si può fare dai banchi dell’opposizione?
A ri-eccoci. Che è ‘sta mania di intendere una Legislatura come un campionato di calcio: se vinci, sei il più fico. Non funziona così: sei fai opposizione, ma se la fai veramente, puoi essere assai utile al tuo Paese. Posso dire qualcosa di veramente antipatico?
Guardi che l’antipatico va di moda.
Correrò il rischio: rappresentanza non vuol dire dare mandato all'avvocato di andare a difendere i propri interessi. A quello ci ha già pensato Saialvio. E mica solo l’avvocato, se è per questo. No, vuol dire che mandiamo al governo quello che ha il progetto più utile per tutti. Ecco perché non è utile anche il non votare.
E votare a destra è utile?
No, quello è estremamente dannoso. Senta, anch’io come il Maestro sono terrorizzato dal ritorno del Creso di Macherio, ma l’uomo è mortale, mentre il suo sconcio lascito a-ideologico è cosa ben più duratura. La puzza degli Anni di Plastica ci ha impregnato le nari e non sappiamo più annusare i prossimi anni con lucidità. Per sentire aria nuova occorre alzare la testa, e ben oltre la prossima Legislatura.
E secondo lei la Sinistra Arcobalengo è attrezzata per fare il bene di tutti, per costruire un futuro?
Magari. Non siamo così evoluti, in questo Paese. Però è l’unica formazione che sta proponendo un’alternativa vera al sapore di merda omogeinizzata che ha questo mondo tutte le volte che lo assaggi.

(Grazie a virginie? per l'ispirazione)

venerdì 4 aprile 2008

ZE QUESTION: qualcosa di perZonale

Virginie dice che lo preferisce ad altre cose che ho scritto. Io non so, però mi interessa sapere che ne pensate. Di cosa?
Di "hai figli, te?" il pezzo che ho scritto per la rubrica-concorso Trentarighe della rivista Fernandel, pubblicata questo mese.
Cliccate qui.
E poi potreste motivare il voto rispondendo a questo post.

La vista da Castel Rock

Finalmente trovo cinque minuti per scriverne. La prima cosa che mi viene in mente è: si tratta di storie di famiglia. La seconda: è una raccolta di racconti, ma non sembra. Perché le storie di famiglia della Munro partono da un lontano antenato scozzese e proseguono fino alla sua vita da adulta, seguendo un percorso narrativo a balzi, generazione in generazione, che è in parte storico e in parte biografico, ma sempre ispirato. Da chi, da cosa. Da personaggi, situazioni, luoghi suggestivi di quella epopea minore che fu il pionierismo canadese. Così intrise di anedottica e tratti familiari da renderla indistinguibile da un racconto di finzione. E poi: belli, questi racconti sono belli. Al di là delle storie, di questo, di quello o dell’autrice stessa, dei tratti di interesse che possono risvegliare in un lettore italiano e non pratico di topografia canadese, al di là anche del fondo storico che spesso affiora – ogni storia ha una sua Storia, insomma – la Munro ha un grande gusto per il narrare, la voglia di rendertelo piacevole e appassionante come in un dopocena davanti al caminetto. E la sua voce ha l’età indefinibile delle storie fuori dal tempo. Quelle che non riesci bene a ricordare quando può essere accaduta quella cosa, perché potrebbe esserti accaduta ieri, o centoquarant’anni fa al cugino del tuo prozio. Che, per inciso, non ti somiglia per niente.

La vista da Castle Rock
Alice Munro
Einaudi 2007

mercoledì 2 aprile 2008

Belle sorprese da leggere

Non lo conoscevo, e me ne faccio una colpa. Si chiama Antimafia Duemila ed è un periodico molto, molto interessante. Lo metto tra i link.

Poi: su Megachip trovate un dossier su Mafia e Servizi Segreti, scritto proprio dal fondatore e direttore di Antimafia Duemila. Lo trovate qui, è a puntate e rapido da leggere.

Il vero voto inutile è quello per il Pd. (Quello per il Pdl è anche dannoso)

Parliamo di voto utile, per favore? Non se ne parla abbastanza. Tutti quelli che incontro, o non votano, o votano Pd “Perché se no vince Berlusconi”. E ogni voto che non sia a Pd o Pdl è buttato. Invece di ripetere quanto vanno ripetendo giornali e tv, in coro – alto laio dopo l’inno sacro del Semplificat – esploriamo le possibilità e facciamoci qualche domanda in più.

Non votare: inutile, l’ho già scritto. È come protestare muti da soli in una stanza, o peggio: dare alla cricca il potere di farsi i fatti suoi in tuo nome. Nella migliore delle ipotesi, rimane utile rifiutare la scheda, come suggerisce jackflash: leggete qui.

Voto Santanché: improponibile votare La Destra di Storace; però i destrorsi con simpatie fasciste la voteranno, perché Fini si è giocato la sua (ultima?) grande occasione vendendosi perfino il simbolo. Il Dito Medio Donna non ha comunque speranze di superare lo sbarramento, e per di più i fascisti si divideranno ancora tra fiammisti (Pdl) e forzanuovisti (è candidato anche Fiore).
Voto Casini: Caltagirone sta ancora brindando all’esproprio di Milano, che in vista dell’expo gli frutterà non poco; Ruini e Ratzinger hanno preparato una bottiglia di quelle buone di olio santo. Perché se vince il Bandana dovrà governare con lui. E se non vince, anche. Quello che avrebbe dovuto fare Fini. Utile nelle (poche) regioni in cui l’Udc può ancora fare danni.
Voto Boselli: avete dubbi sul suo essere socialista? Ha proposto di mettere in lista Mastella. E Mastella ha rifiutato! Inutile, a priori.
Voto Bertinotti: faccio fatica a scriverlo, però la SA è l’unica che ha proposto cose sensate nel programma, e che si ostina a parlare di politica estera. È utile perché propone un pensiero alternativo. E in molte Regioni è vicina all’8%. A chi ribatte che è come far vincere Berlusconi, rispondo alla voce Pd.
Voto Flavia D'Angeli: è l'unica vera novità della tornata, ma temo, qui sì, sia inutile a livello nazionale. E oltre tutto, aumenta la frammentazione dalle parti del risicato 8% di Sinistra Arcobaleno.
Voto Berlusconi: inutile, perché continuerà a fare i propri interessi, vendendo questo o quel pacchetto di legge al miglior offerente; dannoso, perché stai votando la Lega Nord, che sta pigliando per il culo i suoi cieloduristi da 20anni: mai visto niente di federalista partorito da un qualsiasi leghista al governo; stupido, perché stai votando un’An svuotata di senso. Il programma è inutile: perché Berlusconi non lo attuerà mai, a meno che non gli serva spostare i soldi da una cricca all’altra. L’abbiamo già visto, no?
Voto Veltroni: la stessa politica di Prodi, al netto di Dini e Mastella, con qualche garanzia in più su conti pubblici, pensioni e immigrazione, ed è l’unico che può battere Berlusconi: vero. Ma se l’obiettivo fosse stato battere Berlusconi, perché correre da soli? "Per non avere le mani legate": ah. E allora vince Berlusconi. "Per non cedere ai ricatti della sinistra": ah, sì; curioso, però, che abbiano svenduto l'anima per sostenere Prodi (c'era Mastella! e Dini! e De Mita!). E la Binetti, i Radicali e Di Pietro, si sa, sono noti agnellini a cui va bene tutto, proprio tutto.
Eppoi, anche se vincesse, come farebbe a governare? Con una maggioranza tipo Unione? Perché dovrei sacrificare il mio voto per cose in cui non credo, sapendo che nella peggiore delle ipotesi si farà un’opposizione che non è la mia, e nella migliore che si farà maggioranza con Berlusconi, o (impossibile, ma chissà) con Casini? Con Bertinotti, l’ha già detto, non vuole e non può. E anche se i numeri ci fossero e anche se si mettessero d’accordo, quanto durerebbe il governo? È questa la stabilità di governo per cui votare? E allora, è chiaro: sarà stato tutto inutile.
Ma a quel punto non si potrà tornare indietro.

martedì 1 aprile 2008

elecscion dei 3/bis

Dicevo, alla Camera: mah. Una breve ricerca ha dato qualche risultato. Correggo in: "Beh, almeno non mi tocca di votare Mussi".
Nel mio collegio, Lombardia 3, ci sono Amendola, un magistrato esperto in reati ambientali ed ex parlamentare europeo per i Verdi, Nicoletta Pirotta, che Agnoletto ha recentemente ringraziato per l'impegno nella costruzione della rete contro la precarietà, e Antonio Bengiovanni. Che, malgrado sia pavese, non conosco e non ho mai incontrato. Dunque non so dirvi nulla di più.
Al Senato dietro la Borsellino c'è la senatrice uscente Capelli, che non conosco, e Monguzzi, coordinatore PRC a Milano, di cui so poco, ma di cui ho letto e visto qualcosa.
Riepilogando:

Camera
1 Amendola Gianfranco
2 Pirotta Nicoletta
3 Bengiovanni Antonio

Senato
1 Borsellino Rita
2 Capelli Giovanna
3 Monguzzi Carlo

Trentarighe Fernandel

A chi interessasse: nella rubrica-concorso Trentarighe della rivista Fernandel è stato pubblicato un mio pezzo. Lo trovate cliccando qui.