lunedì 20 maggio 2013

Come cani che lasciano il tag

A parziale precisazione, ecco una lettera molto sensata di un conoscente, indirizzata alla Provincia Pavese.

Ha molto colpito il super-blitz contro i presunti imbrattatori dei muri del nostro centro storico: un centinaio di agenti nelle case alle 6 del mattino, sequestro dei corpi di reato, seriose dichiarazioni del Sindaco, paginoni sul quotidiano. Non credo ci sia stata da anni a Pavia un’ azione così eclatante di controllo e repressione. Eppure siamo una città dove la mafia ha dato fuoco alla casa di un giornalista e alla macchina di un Consigliere Comunale. Una simile operazione forse si è visto ai tempi delle Brigate Rosse, ma per fortuna è storia lontana, e speriamo che lontana resti.
Ne ho parlato con mia figlia, sedicenne, anche perché tra i minorenni presi di mira c’è una sua amica che anch’io conosco. Una ragazza simpatica ed estrosa, brava a scuola e – come si diceva una volta - di “buona famiglia”. E’ una writer. Dipinge, insieme alla sua compagnia, i muri grigi e fatiscenti che sono in varie zone della città ( nelle periferie, nelle aree dismesse, lunghi i muri della Caserma Calchi, nei percorsi del treno, ecc.). Ci vanno di notte, con un “progetto grafico” che poi rinnovano, quando pensano che è venuta l’ora di tornare.
Perché lo fai, le ho chiesto un giorno? “Per rendere più belli e allegri quei muri senza più anima né storia… e poi è divertente perché è proibito“.
Io ho quasi sessant’anni, faccio fatica a capire tante cose dei “ragazzi di oggi”.
Parlando con lei ho però compreso che tra i writers e quelli che lasciano i loro “nomi/marchi” (i tag) ovunque, nel centro storico, c’è una grande differenza e c’è anche un po’ di repulsione. “Noi siamo artisti di strada - mi ha detto – loro sono come i cani che lasciano le pisciate in giro di qua e di là, solo per sentirsi vivi”.
Mi chiedo quindi se il mega-blitz abbia anche una funzione educativa: colpirne 30 per educarne mille? Ho i miei dubbi che sia una pedagogia vincente. Non si “con-vincono” così i ragazzini.
Chi governa la città (che fa schifo veramente, con tutte queste brutture-pisciate, lì da anni, nonostante le promesse elettorali e che resteranno, penso, nonostante il blitz) dovrebbe fare uno sforzo in più, per trovare vere soluzioni. In tante altre città, in Italia ed in Europa, non siamo messi così male. Si vada a capire come fanno.
Il nostro centro storico è davvero molto bello. E’ il lasciato generoso delle generazioni che ci hanno preceduto. Dalle generazioni di oggi dobbiamo chiedere e pretendere di continuare a coltivarne la bellezza. Non penso però che un “messaggio” convincente siano i blitz alle 6 del mattino per sequestrare una bomboletta di colore vermiglio. Signor Sindaco, faccia uno sforzo, pensi a qualcosa di meno eclatante ma di più efficace, educativo e duraturo. La nostra città davvero se lo merita. E i nostri ragazzi pure.
mimmo damiani

giovedì 16 maggio 2013

Oggi faccio il vecchio


Allora oggi faccio il vecchio che si lamenta e cazzia.
Pavia, caso "writers" che poi writers non sono.
Ora: non c'è dubbio che mandare la polizia a casa di ragazzi dai 15 anni in su è un tantino esagerato. E che farebbe piacere a tutti che lo stesso impegno fosse dedicato alle infiltrazioni mafiose e alla prevenzione di furti e rapine, come recita il buon manuale del "sì ma però il governo/il comune/la polizia/l'avversario...".
E non c'è dubbio neanche che l'unica pena possibile sia metterli a lavare e ridipingere.
Non c'è dubbio, d'altra parte, che dell'indagine ci fosse bisogno.
Perché non stiamo parlando di epigoni Basquiat e Pavia non è una città in cui non esistono spazi d'espressione.
(Spazi e tempi di aggregazione, sì, ne abbiamo bisogno come il pane. Ma questa è un'altra storia).
Questa non è arte. Non è graffito, non è street graphic.
Per dirla chiaramente: i tag fanno cagare.
E non hanno manco senso. A meno di non credere che di essere nelle banlieu de L'odio di Kassowitz o negli anni '80 dei Guerrieri della Notte.
Quindi, chiusa la questione con i ragazzi che ridipingono e il Comune che pensa finalmente a dare loro spazi e colori, possiamo andare avanti?
Magari scopriamo che ci sono cose più importanti di cui occuparsi. Per esempio, cercare altre forme di protesta, che possano cambiare le cose. Oppure progettare spazi e occasioni per dare alternative al vandalismo, alla noia da scooter, al trip automatico.
Cose così. Innovative, per dire.

lunedì 13 maggio 2013

Il mio primo fucile di qualità


No, ma io lo so che arrivo ultimo. Hanno scritto tutti, e molto meglio di me. Però: io devo capacitarmi delle cose. E non ci riesco. Passa il tempo ma non ci riesco.
E non tanto perché un bambino di 5 abbia ucciso la sorellina di 2. Tremendo, ma - non passerò da cinico per questo - l'orrore della cronaca è anche questo, chiudere gli occhi non serve.
Tutto sta nello scoprire che c'è un'azienda (ma come fa uno a lavorare lì? e a dirigerla?) che mette in vendita (scusate, insisto: ma come fa uno a impostare una strategia di marketing su una cosa così?) un fucile pensato appositamente per bambini.
E bambine: c'è anche quello rosa.
Un fucile vero. Calibro 22. Ci puoi sparare agli scoiattoli.
Cioè: ha una produzione, una distribuzione, una comunicazione a vendere.
Chiarisco il sillogismo:
- i veri americani hanno diritto ad avere un fucile (e a usarlo)
- i bambini dovrebbero essere buoni americani fin dalla più tenera età (5 anni)
- tutti i bambini di 5 anni hanno diritto ad avere un fucile.
Chiarisco anche la posizione marketing (che è il mio mestiere, poi, no?):
- i bambini sono un mercato potenzialmente enorme, i grandi spendono molto anzi moltissimo per i bambini
- il fucile però dev'essere vero, non giocattolo, perché devono essere anche "educati", all'uso del fucile;
- leggero, maneggevole, portatile, smontabile, colorato;
- il loro primo fucile dev'essere di qualità!
Sintetizzo infine i fatti:
- due genitori regalano un fucile - un fucile vero! - Crickett calibro 22 a un bambino di 5 anni;
- il fucile viene abbandonato in un angolo;
- il fucile era carico, e i genitori dicono: "eh non ce ne siamo accorti"; capita a tutti, no? un momento di distrazione, lascio l'AK47 in giro e poi quel monellaccio mi falcia una classe di liceo;
- il fucile è l'arma con cui il fratellino di 5 anni, che non ha e non può avere concezione dell'omicidio, ha giocato a sparare alla sorella.

Niente. Non riesco a capacitarmene. Io non ce la faccio.

Questi giorni alla rinfusa


Alla rinfusa, quello che non sopporto: i leghisti, i grillini e tutti quelli che parlano del ministro di colore per ragione del colore della sua pelle, e i loro compagnucci sulle curve di tutti gli stadi; letta e l'indigeribile pastone democristiano; "il mio primo fucile di qualità"; le assurde pantomime dei leccaculo di Berlusconi (un po' più irritanti del solito); le pubblicità dei reggitette con la gnocca che la dà via a gettoni come alla vending machine.

Alla rinfusa, quello che mi appassiona in questi giorni: il graphic journalism, la serie "Mamma (im)perfetta" di Ivan Cotroneo su Corriere.it, In Treatment, Max Gazzè (ultimo album ma anche quello prima), cucinare, mettere i gerani sul balcone, la spiaggia di Celle con gli ombrelloni a due metri l'uno dall'altro, la Normanna coi capelli corti e i miei figli che mi fanno veramente molto, molto ridere.

lunedì 29 aprile 2013

IT (*)


Nella foto, il neo Ministro degli Interni. - Fuggite, sciocchi!
(*) cambiato titolo.

martedì 23 aprile 2013

Edera




Cos'è l'immensità?
un vuoto che non ha
niente di simile al profondo
dei tuoi occhi

che dopo la realtà
è un ombra tiepida
mentre dal fondo il cuore
sembra che mi scoppi.

Io che sarei di te i nei,
le vertebre,
ogni riflesso rosso perso tra i capelli.

E solo a pensarti lo sento
che i venti, la polvere, il mondo, l'oceano,
l'idea di un amore tremendo, tutto è dentro te.

È come un distacco dal tempo
e l'astratto dio dell'universo
che appare attraverso
quel lampo di sole se guardi me.

Trasloco l'anima
ma è un po' come se qua
l'aria non fosse
che un via vai di tuoi respiri.

Si spera anche così, fiutando pollini
con questa scena in mente
di te che arrivi.

E solo a pensarti lo sento
che i venti, la polvere, il mondo, l'oceano,
l'idea di un amore stupendo, tutto è dentro te.

È come un distacco dal tempo
e l'astratto dio dell'universo
che appare attraverso
quel lampo di sole se guardi me.

È come l'edera
che ostacoli non ha
così il mio folle amore sale
ad abbracciare te.

autore: Max Gazzè
album: Quindi? (2010)

lunedì 22 aprile 2013

Io non ho capito


Allora io no, non capisco più. E mi passa anche la voglia di scherzare.
Io non ho capito quale cazzo di ragione avrebbe avuto il Pd a non eleggere Stefano Rodotà.
L'unico uomo che abbia mai visto contento di fare il Presidente della Repubblica. Non: onorato. Contento.
Non ho niente contro Giorgio Napolitano, se non che un uomo di quasi 90 anni avrebbe tutto il diritto di riposarsi, dopo un settennato politicamente orrendo, a cui a volte ha contribuito rifugiandosi nel Ruolo Istituzionale, facendo nascere il sospetto che fosse un alibi.
Non ho capito perché Bersani, dopo tutto il casino che ha fatto per fare del Pd un partito che non si allea con Berlusconi, abbia fatto il patto per l'elezione del Presidente. Non capisco, se di strategia si doveva parlare, perché la strategia del Pd sia cambiata. Io non ho votato per il Pdl. Non li toccherei neanche con un bastone. Forse neanche Bersani. Capisco quindi perché si sia dimesso. Evidentemente non comanda il Segretario, nel Pd.
Che poi il messaggio delle elezioni era: il M5S risulta il partito vincente, si è preso i voti che doveva prendere il Pd, quindi le posizioni del M5S sono in parte quelle della base Pd. Spostiamo un po' l'asse su una politica più cittadina, militante, meno palazzinara. Facciamo la tara alle puttanate che sparano loro sull'euro, e dritti alla meta. Non hanno voluto fare il governo con Bersani? Va bene, che se ne assumano la responsabilità. Ora eleggiamo un presidente che incarichi qualcuno che faccia quelle riforme, quelle stesse su cui si trovano sia Pd sia M5S: governo a tempo, poi vediamo se gli elettori pensano ancora sia meglio tenersi la Lombardi.
A me pareva semplice, il messaggio. L'ha capito anche Vendola.
Non capisco, dopo elezioni come queste, come si faccia a pensare a Giuliano Amato che orchestra un governo con il Pdl. Giuliano Amato. Così il Pd continua a dare ragioni a Grillo di dire quello che dice. E perde, oltre la base, anche i dirigenti.
Che poi di Grillo, guarda, te lo dico io, non bisognava avere paura.
Io che non capisco, e adesso non ne ho veramente più voglia, di capire, ti dico che non bisogna nemmeno avere paura di Renzi, dai. O di Berlusconi.
Il Pd deve avere paura di se stesso.
Perché se non sei abbastanza intelligente per riconoscere che il sentimento di chi ti vota ora ti fugge, vuol dire che hai fallito. Che devi davvero "andartene a casa". Ora, finché ce l'hai.

mercoledì 27 marzo 2013

La macchina del Capo ha un buco nella gomma


A me questa storia del M5S che non dà la fiducia a nessuno perché (secondo loro) nessuno la merita nessuno fa proprio incazzare.Soprattutto perché non è autentica: è un gioco pokeristico da veri cialtroni, che svilisce e affossa la ventata di novità entrata in Parlamento.
Bersani deve rivolgersi altrove? Se al Pdl, a Scelta Civica o altri, i grillini esulteranno: "Vedete, l'avevamo detto! Ecco, vogliono solo l'inciucio".
Se invece rimette il mandato, i grillini esulteranno: "Ecco, l'avevamo detto: non sono capaci! Il Governo a noi!".
Se Napolitano, correttamente, individuasse un governo più o meno tecnico che faccia una nuova legge elettorale che porti a nuove elezioni, esulteranno: "Ecco, ve l'avevamo detto: Napolitano è morto di sonno! Non ha il coraggio di darlo a noi!".
Infine, se si andrà a nuove elezioni, esulteranno: "Ecco, ve l'avevamo detto: andremo alle elezioni e vinceremo!".
Tutto questo è odioso. Avvilente. Sciagurato, perché intanto la posta è governare un Paese di cui anche io sono cittadino. Deludente, perché il Parlamento più promettente di sempre, anche in poco tempo, potrebbe spazzare via del tutto le mire degli impresentabili.
Soprattutto, è una scelta di grande vigliaccheria.
Si lamentano del tiro al piccione su giornali e tv come dei berluscones qualsiasi, e intanto sostengono acriticamente una posizione del tutto fuori dalle loro stesse regole e lontane dai loro principi (democrazia dal basso, politica dei beni comuni, l'ambiente prima di tutto, innovare con il digitale): ma come, tutta 'sta fatica per arrivare al Governo, e adesso si tirano indietro? Senza contare che il Pd gli ha letteralmente lasciato la palla in mano: facciamo quello che volete anche voi, fino a quando volete voi. Poi si andrà a elezioni e avrete la possibilità di vincere ancora.
Ma no, loro sono duri e puri: tutto o niente, vero? Ora come ora, un niente piuttosto abbagliante:
nessuno si è accorto che Grillo e/o Casaleggio li stanno accompagnando al precipizio assieme a loro, a vedere l'effetto che fa.
Oggi i grillini sono quelli che la Macchina del Capo ha un buco nella gomma, e masticano, masticano, masticano, pensando che il chewing gum li salverà.

giovedì 14 marzo 2013

Siamo con le pezze al culo e stiamo a discutere il colore della toppa


Voglia di scrivere senza neanche pensarci tanto.
Parlando ieri con Filo di cose che vorremmo fare e cose che dovremmo fare e cose che non possiamo fare, pensavo che ora non sono più in grado di immaginarmi al di là di quest'anno. Pochi mesi, una sacchettata di settimane come quando prendi le noci con la paletta. E non va bene.
Ricordo che l'ultima volta che facevamo piani e progetti era il 2005: doveva ancora nascere il Normannino, avevo un lavoro stabile, facevo opposizione permanente, facevo la spesa al supermercato senza leggere tutti i cartellini delle offerte e guardavo i prezzi delle case. Poi, per quanto ci provassimo e ci proviamo tuttora la Normanna e io, ci è sempre risultato impossibile.
Ora oltre alla mia precarietà - condizione esistenziale e materiale allo stesso tempo: almeno sono coerente - e al fortissimo senso di colpa del non poter provvedere con le mie sole forze a disegnare un progetto per i miei figli, vedo che tutto è egualmente precario: il sistema economico, quello politico, quello istituzionale, perfino quello spirituale. Da lì, una volta, proveniva il buon esempio che i nostri padri usavano come metro delle proprie adempienze e inadempienze.
Ora i buoni esempi sono del tutto scomparsi. Fateci caso: quindici minuti dopo l'elezione del nuovo papa, nome del tutto sorprendente, circolavano già i dossier con i suoi presunti rapporti con Videla. Da giorni girano post che dicono di tutto dei parlamentari M5S appena insediati. Che senso ha. Questo per il nuovo - il vecchio era già così insozzato dalle corruzioni e dall'estenuante triste campagna elettorale, dal cumulo di balle. Siamo veramente sopraffatti, dalle balle, in preda agli effetti del sovradosaggio. Il nuovo diventa sporco e vecchio subito, è una meteora a cui non diamo neanche il tempo di tramontare.
E poi, stringendo un poco la lente: attorno sento e vedo sempre più gente lamentarsi (a volte stucchevolmente) della propria condizione, avanzare lunghe liste di recriminazioni, al Governo o alle banche, a chi non paga le tasse e a chi scrive sui muri, alle multinazionali rapaci e a chi fa cagare il cane sul marciapiede, e capisco che non è solo un vizio comune e diffuso. C'è qualcosa di più.
Una speciale qualità di ringhiosa solitudine che ci impedisce di unirci, affratellarci, lavorare sui noi stessi per limare le asperità della diffidenza. Diffidenza che viene dal fatto di non aver coltivato l'uguaglianza: lui ha di più, quindi pensa diverso, desidera diverso, vive diverso. Ma chi l'ha detto, poi.
Dovremmo reinventarci il rapporto tra vicini di casa. Ricostruire la nostra rete sociale sulla base del tempo che ho a disposizione - tolte le priorità: i bambini, la cena, la casa. Ripensare il mio lavoro: potrei dividere il mio tempo, e anche i miei guadagni, se c'è reciproco vantaggio. Resistere alla tentazione di dare per scontato che tu (tu Governo, tu Europa, tu Chiesa, tu Banca, tu supermercato, tu negoziante, tu ambulante, tu volontario, tu sportellista, tu poliziotto) voglia fottermi.
Però fino a che mi costringi a mettere insieme il pranzo con la cena, finché non ho manco un buon esempio tra le mani, finché non mi entra un po' di verità in questo strabordare di menzogna, dico, non se ne fa niente. Non si va avanti.