mercoledì 23 aprile 2008

UTOPIA

No, virginie, non mi sono ancora ripreso. Non del tutto. Sono ancora confuso, cercando Itaca mi appiglio alle isole per far scorta di pensieri selvatici e idee fresche di fonte. Diciamo che ho capito un po’ di cose, e per ora, invece di metterle in fila, ci gioco a shangai.

Uno. La Lega è un fiume carsico, l’ho letta da qualche parte. È sensato, riappare quando meno ce lo aspettiamo. Ma intanto si radica, lavora per essere l’Alternativa – anche se quell’alternativa è falsa e vuota, cosa importa. Diamanti dice che i voti li ha presi da FI, e poi anche certo dai ceti operai, o simili. E questo perché non sono gli operai a essere scomparsi, ma il lavoro. Sì, il lavoro come lo conoscevamo. E qui si vede davvero l’errore grave degli apparati della SA: non hanno perso il contatto con il mondo del lavoro, è quel mondo che è cambiato e non hanno voluto crederci, non capito come e dove, pensando che fosse tutt'al più roba da sindacalisti.

Due. Rifondazione, Bertinotti e Ferrero: Il tiro al piccione di cachemire non mi piace. Il Fausto ha delle belle responsabilità, ma non è un capro espiatorio e saltellargli sulle palle non solo non è elegante ma neanche giusto. Vendola, accreditato come suo figlioccio, ha idee per il futuro. Le tirerà fuori al congresso? Chi lo sa. Il Paolo, che è quello che per ora mi aiuta ad avere fiducia, dice che occorre ripratire da Prc, fare tesoro di quell’esperienza di partito, per arrivare a una sinistra unita, sul modello (a me poco chiaro) della Flm. Hmm, federazione de che? A sinistra ci sono macerie. Chi si federa con cosa? Mi piace però che dica che la rifondazione comunista è davanti, e non dietro di noi. E che la scelta dev’essere includente, e non escludente, quindi non è la gara a chi è più, meno o non più comunista rispetto agli altri.

Tre. I movimenti. Ho sempre avuto la sensazione che nei Movimenti si nasconda l’idea di futuro che cerchiamo. Ma i segnali si sono fatti deboli. Chi si è astenuto, chi ha votato Pd, chi Di Pietro, chi Sinistra Critica. Occhei. Però che delusione. I grillini hanno gonfiato il petto e gridato in piazza, forse han votato forse no. Occhei. Però adesso voglio vedere cosa fanno a Torino. Mah. Puerto Alegre, por favor: ridatemi Puerto Alegre.

Quattro. Comunisti. E certo che mi sento comunista. Come sempre. Il termine –non so perché- è risultato antipatico a molti, come il simbolo. Anch’io in passato ne ho discusso: se dà fastidio il nome, si cambia. Ma il problema non è né il nome, né il simbolo, né la collocazione. Il problema è: su cosa si fonda la sinistra unita? E quella comunista? Sulle stesse medesime cose. Ecco: la cosa che mi fa imbestialire sono gli stronzi alla Diliberto: autocritica un paio di palle, anzi è sempre colpa degli altri che non hanno voluto fare quello che volevamo noi, noi sì che siamo i veri comunisti. Perché col simbolo in lista, perché chiamarsi comunisti, perché no coi socialisti ma però, perché con Sd sì ma però . Perché Cuba. Perché il Che (il Che, cazzo!). Perché la Cina la Russia i trozkisti i leninisti i fancazzisti ma vaffanculo. La falce e martello è un simbolo, non un marchio, cazzo. Basta. Lasciatemi in pace.

Cinque. Territorio. Però non era così difficile: dove si faceva politica, quando c’era il PCI? Nelle sezioni, nei circoli-bar, nelle case del popolo, nelle fabbriche. Di questi luoghi, non rimangono che le sezioni, e qualche casa del popolo qui e là. Bene. Radicarsi vuol dire trasformare queste sedi in punti di aggregazione. Per gli operai, per gli immigrati, per tutti. E creare piccole comunità. E servizi, per queste comunità. Però, se non ci credete, guarda, facciamola finita e lasciamoci morire così, avvolti nella bandiera della nostalgia. Se dobbiamo farci poi la guerra tra pdci, verdi e prc per chi porta le bandiere in manifestazione allora siamo morti davvero.

Sei. Il valore di essere, sentirsi e pensare comunista sta nel credere in alcune, semplici, cose. Anticapitalisti, antiliberisti: il capitalismo è un sistema fallimentare, il liberismo è la sua espressione più bieca e perciolosa. Quindi: l’alternativa è nel futuro e va costruita adesso. Antifascismo sempre. Pari diritti e pari dignità. Pace. Non violenza. Ambientalismo sempre. Antimafia e legalità. Continuo? A me sembra chiaro.

L’unica cosa chiara, qui, è l’Utopia. Che, per definizione, non si realizza, ma ci guida al punto più vicino possibile all’impossibile.

2 commenti:

virginie ha detto...

La città del sole anche per me è sempre quella del sol dell'avvenire (ma se per caso ci fosse anche quello che ride, non mi turberebbe. anzi). è bello sapere che esistono persone come te, comunque. baci, ze

Anonimo ha detto...

Concordo bene o male con te, soprattutto sull'ultimo punto (anche sul quattro direi...eccheccazzo!); purtroppo come fai capire dal titolo...è solo utopia. Approposito di utopia, ti segnalo anche questa frase che trovo stupenda:
"L'utopia è come l'orizzonte; se fai un passo verso di lui, lui ne fa uno lontano da te e se ne fai 10, lui ne fa 10. Allora a cosa serve l'utopia? A continuare a camminare...". Non so di chi sia, ma mi piace proprio tanto. HASTA SIEMPRE ZE! jackflash77