venerdì 30 maggio 2008

Pane francese

Un piccolo omaggio alle mie due blogger preferite. A cui dico subito che, se è verosimile, non è colpa mia. Io volevo solo mettervi in scena, in carne e nick.

Pane francese

Da qualche parte, a Parigi.
- Credo sia un dono, sai?
- Quello, o troppo vino francese, o troppi rimedi casalinghi.
Virginie e Cecille erano distanziate da un bancone di legno e storie diverse e qualche decina d’anni in cui avevano vissuto senza nemmeno sospettare l’esistenza l’una dell’altra.
La cronaca di quel pomeriggio parve ignorare l’una e l’altra e financo l'ultima cosa.
- O troppo dolore - aggiunge Virginie.
Ma abbassando la voce si guardò in grembo, come fosse roba sua.
- Non so… sì, c’è stato un momento di merda, in cui faceva male anche uscire di casa. Che c’hai sempre la sensazione che te lo leggano in faccia, no? Poi un giorno, non so, mi sono accorta che… alla fine ci esci, perché ne devi uscire… magari ti accorgi che c’era tutta una serie cose che stavano lì, e non te ne eri mai resa conto. Come quando ti fai male, che ti tagli una mano, o un piede…
Cecille mostra i polsi nudi e bianchissimi. Eccetto qualche lentiggine.
- …Che poi pulsa sotto le bende, no? E ti chiedi ma è sempre stato così? C’era anche prima, questa cosa che martella qui dentro?
Virgine sorride con la bocca, e ride con gli occhi fermi e duri. Quando è il momento di modellare la risposta, la sua voce bassa e calda ha già caricato le parole. Deve essere per questo che le escono particolarmente luminose.
- Sai cosa? Io mi sono rotta le palle di chi mi dice che mi ama per il mio cervello. Ma cristo amami per il mio culo per le mie tette amami per quello che c’ho tra le gambe – ma cazzo, dimmi qualcosa che non sembri sai, finora ho conosciuto solo zoccolette svaporate… no?
Cecille ride, e pensa che le piacciono tutte quelle parolacce in cadenza milanese e che le sono quasi mancate dell’Italia e delle italiane.
Mette tra loro due bicchieri di bianco renano, un tagliere di assaggi, e un po’ di pane francese.
- Alle parolacce, Virginie.
- ?
Due bicchieri salgono a due bocche. Sarebbe interessante notare come l’una, Cecille, mentre beve guarda chiaro e limpido in avanti – di che colore sono gli occhi: verdi? Probabilmente, ma la luce piatta del locale non aiuta – come in attenta attesa. Sensi allertati, nel busto eretto col braccio libero che sorregge il braccio impegnato a portare il calice alle labbra.
- No, dico davvero – è Virginie a riprendere il filo per prima – scrivi come se ogni parola dovesse scappare ogni momento fuori, a dipingere.
L’altra, Virginie, quando beve socchiude gli occhi come le labbra, e la sua bocca tradisce un poco d’incertezza: perché solo la bocca, assapora? Non potevano farlo anche agli occhi, ai polpastrelli, alle caviglie, il senso del gusto? E grandi vasche da Pompea sul triclivio, piene di quel vino fino all’orlo.
- Grazie - risponde il capo di Cecille, piegando a lato e guardando altrove.
Entrambe gustano la pausa silenziosa sul pane abbronzato di fresco. Virginie pensa che è davvero interessante questa sconosciuta dietro al banco, e pure il locale non è male. Che tornerà.
- Lo Ze mi aveva già detto di andare a vedere il tuo blog, poi per un po’ me n’ero dimenticata.
- Ma com’è che vi conoscete?
- Roba di un sacco di tempo fa. Ci siamo conosciuti sul forum di un concorso letterario, e poi ci siamo anche visti, un paio di volte. Una volta a Roma, a casa di un altro del gruppo…
Cecille è curiosa di Virginie, le è sembrato gentile che questa sconosciuta sia passata a conoscerla, e comunque c’entra con il fatto che quella donna emana uno strano calore, compilice. Una di quelle rare persone che ti sembra già di conoscere, anche se il tuo cervello ancora si rifiuta di considerarla più di una semplice nuova conoscenza.
- Io pensavo che foste amici già a Milano.
- No, Ze è di Pavia. E io stavo già a Parigi, comunque.
Virginie la osserva mettere la roba nei vassoi e uscire dal bancone per un altro ordine. Le guarda la schiena e le spalle e pensa che le piace. Con un misto di allegria e imbarazzo, pesca nella borsa il cellulare e, mentre attende che Cecille ritorni al bancone, scrive al suo key-pal italiano “Indovina dove sto pranzando”.

11 commenti:

Anonimo ha detto...

Quindi sei un pavese... potrei averti già visto.
Curioso.
L.

virginie ha detto...

sweetie boy, non sai quanto sono commessa. già mi hai conferito l'onore di dividere la palma delle tue blogger preferite con la rapida cecilia e poi, poi ci hai dedicato questa perla della tua collana. incredibile, ze, la virginie del tuo racconto sembro proprio io e manco io avrei saputo descrivermi così bene in poche linee. mi stanno ridendo anche gli alluci. grazie

virginie ha detto...

uff, come al solito mi sono dimenticata la cosa più importante: il messaggio per rapida. che dice: guarda che quella di ze è una dichiarazione d'amore profondo, tu non lo sai, ma lui ti ha "normannizzata". e ho detto tutto. baci a tutti e due (tre, quattro)

zesitian ha detto...

beh se normannizzata significa donnificata (archetipo donna), ci sto. sennò: non ho capito. dichiarazione d'amore? ma certo: e come potrebbe un uomo che ha consociuto la virginie in carne e ossa fare altrimenti?

virginie ha detto...

urca, ho scritto "commessa" invece di "commossa", mica male come lapsus. per il resto no, non hai capito: la dichiarazione d'amore l'hai fatta alla rapida cecilia (che c'entro io? hai deciso di soffocarmi di complimenti, in questi giorni? guarda che se non muoio d'asfissia finisce che ti credo): la cecilia nel tuo racconto a me ricorda la normanna. ho letto e ho visto la normanna. ecco.

zesitian ha detto...

ah. avevo capito che il messaggio era da parte di rapida... anyway, sarebbe lei che ho 'normannizzato'? mah. il personaggio di rapida è tutto un tirare a indovinare. a parte l'omaggio consapevole alla scrittura, mi sa che stavolta proprio non ci hai preso. questo naturalmente non vuol dire che smetterò di farti i complimenti.

virginie ha detto...

e vabbè, stavolta ho toppato. però le tre cose con cui hai carnificato cecilia, i polsi bianchissimi, qualche lentiggine sugli stessi, gli occhi forse chiari, mi hanno fatto pensare a un modello normanna. magari mi sbaglio o magari l'inconscio ti ha teso una trappola e dovendo donnificare una donna che non conosci le hai dato qualcosa della tua. baci

zesitian ha detto...

le lentiggini, occhei. la carnagione, un po' ambrata, per la verità, vabbè non si nota. ma gli occhi la normanna ce li ha castani! per il personaggio di rapida ho (prosaicamente) guardato la foto...

Cecilia ha detto...

:-)

Anonimo ha detto...

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Anonimo ha detto...

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