mercoledì 8 ottobre 2008

Lucarelli, Holt, Giordano

Consigli di lettura veloci, senza indugiare troppo.

L’ottava vibrazione, Carlo Lucarelli, Einaudi 2008
Mi dicono il suo romanzo meno amato, comunque deludente. Io l’ho trovato molto buono, invece, nella trama e nell’intreccio, nell’atmosfera soffocante (affresco storico?) e nel tratteggio dei personaggi. C’è un finale che farebbe discutere e che io trovo grottesco: nel senso che ha scelto il modo più chiaramente fastidioso, urticante e umorale per chiudere una piccola epopea – che dal vivo fu probabilmente anche più grottesca di così. Scelta comunque criticabile, caro Carlo. Se l’ho capita, non mi fa impazzire. Ma resta il piacere di ore spese bene.

Quello che ti meriti, Annie Holt, Einaudi 2007
Poliziesco come dev’essere, direi. Sembra di leggere il DVD di un buon thriller all’americana, anzi no perché al posto di Denzel Washington e Jodie Foster hai due finlandesi. La scrittura è di genere, qualche passaggio fiacco/sentimentale, ma poca cosa: come lettura leggera, è interessante. Tra l’altro, pare vadano di moda, oggi, i finlandesi.

La solitudine dei numeri primi, Paolo Giordano, Mondadori 2008
Netto, pulito, essenziale. Ma un po’ compitino. Mi spiego: la storia è per metà interessante e per metà meno, ma ritmo sorprendentemente incalzante. Difficile smettere di leggere. Il suo segreto è la semplicità, e su questo Giordano ha lavorato con grande sensibilità. C’è il trucco, però: è una bella metafora esistenziale svolta come un tema scolastico. Oddio, se tutti i trucchi fossero così, ben contento; certo, avremmo tutti voluto di più, da un’idea affascinante e da un universo ancora inesplorato come la solitudine. Ma è comunque un discreto romanzo, un esordio da leggere. Non un imperdibile capolavoro, non fatevi fuorviare dai premi.

2 commenti:

virginie ha detto...

letto solo il terzo. e ho pensato così: Il povero, si fa per dire, Paolo Giordano è, a mio avviso, vittima del suo successo. "La solitudine dei numeri primi" è un libro con un titolo sublime, il cui fascino sembra aver contagiato un po' tutti. Quanto al libro in sé non è male. Come ho accennato sopra a proposito dell'autore, anche il volume è vittima del suo successo: date le premesse - critiche entusiaste, pubblico in delirio, Strega a un'opera prima - è un libro da cui ci si attende molto. La delusione, dunque, è in agguato. Niente da dire sulla storia, abbastanza ben scritta e abbastanza ben costruita, soprattutto trattandosi di un primo romanzo. Tuttavia non ho scovato perle, niente che si faccia ricordare. Come spesso accade, per di più, la trama inciampa decisamente sul finale: insignificante e insipido. Senza rivelare nulla è difficile dirne di più. Quel che si può scrivere è che l'ansia di sapere, il desiderio di seguire l'evoluzione dei personaggi e di scoprire i loro segreti profondi rimangono sospesi: tutto sembra esplodere in una bolla di sapone. Troppo poco per essere meno che vero: due storie eccezionali schiacciate dalla normalità del reale, d'accordo, ma quest'ultimo, come siamo sovente costretti ad ammettere, è raramente banale. Peccato.

però la storia del temino mi sembra più convincente. hai ragione: è un buon tema in classe, ma niente di più (e più passa il tempo da quando ho richiuso il libro, meno lo trovo interessante ripensandoci).

zesitian ha detto...

sottoscrivo. ciò non toglie che possa essere una lettura piacevolissima. ho faticato a smettere di leggerlo per andare a dormire. forse perché mi aspettavo qualcosa, non saprei. comunque non me ne sono pentito.