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mercoledì 20 maggio 2015

Sboritelling


Sono queste le storie che farebbero la gioia di qualsiasi storyteller.
Alzi la mano chi l'aveva immaginato così bene: neanche un cinquestellato con la sua pizza proletaria, o un qualsiasi Alfano col black blocker testimonial della Rolex, neanche un modesto Salvini (per dire) col suo abbaiare ai rom con la Mercedes.
Dai, se l'avessi scritto per la Settimana Corta sarebbe stato fantascienza.
Riepiloghiamo, con le stringhe (thread) come i social media cosi (manager, editor, content writer) che sanno come si fa:
- protagonista: un super manager di un'azienda (quasi) pubblica
- la suddetta azienda è delle Ferrovie - ossia quei carrozzoni che evocano Prime Repubbliche e lingotti nel pouf a fronte di pendolari stretti come acciughe in container maleodoranti per gran parte dell'anno
- le ferrovie in questione sono le Ferrovie Nord (quindi neanche Satana-Trenitalia, che prima o poi ti ci rassegni, se no finisce che dai fuoco a un treno)
- contesto: la crisi si percepisce così tanto che persino Marchionne è passato dal cachemire al cotone pettinato (ma forse è l'estate)
- il suddetto super manager usa la carta aziendale come se non ci fosse limite al peggio: ci paga persino le scommesse sportive (che tu dici: ma lo beccano! Appunto)
- l'espressione "pagata con i soldi dei pendolari lombardi" è una caciarata da pentastellati ma rende l'idea, no?
- eppure, è già straricco: possiede così tanta roba che sulla libreria i Malavoglia pigliano fuoco per autocombustione e Paperone si suicida con tutti i Bassotti
- ha sedicenti società poco chiare a Londra che fanno bisiness non si sa come (e qui già ti vedi l'Ispettore Ginko guardare Montalbano e scuotere la testa: senti, basta, abbiamo chiuso, molliamo tutto e apriamo una bocciofila a Poasco)
- come non bastasse questo, ci ha due figli che gli mangiano un patrimonio al mese: uno di questi posta su facebook orologi da milioni e persino un selfie con una testa del Duce
- aspetta, ferma un attimo: del Duce! Cazzo, questo ha in casa una testa di Duce! E si fa anche il selfie!
- ma attenzione, non finisce qui: il Nostro, visti i danni che gli fanno i figli, cosa fa? Si pente! Chiede il controllo sulle spese e, occhio la svolta alla Scorsese, comincia a restituire qualcosina...
- ma la chicca, il tocco di classe che solo quel gran figlio di puttana che è il Destino può tirare fuori, è il riconoscimento (Benedizione Apostolica) che gli concede persino papa Francesco (Francesco! Dai, quello che ci piace! Quello della "fine del mondo", della povertà, della Chiesa in strada, la simpatia nell'accento e il telefonino sempre pronto per una parola di conforto!), finito su facebook grazie al figlio sborone:


- pensate che sia finita? No, no. Ci mancherebbe che tale figlio, stante la situazione, abbia anche un incarico pubblico...
- ed eccolo, con le parole de L'Espresso (da cui ho tratto ispirazione anche per il resto), con cui chiudo, lasciandovi nella meraviglia:  
L'informazione arriva dalla sua “scheda per la trasparenza” pubblicata sul sito web del Comune di Milano. Già, perché il figlio del manager ed ex assessore di Forza Italia Norberto Achille ha anche un incarico pubblico: siede nel collegio dei revisori della Fondazione Milano , l'ente che coordina l'attività culturale ed educativa delle scuole civiche di musica, cinema e teatro. È stato nominato il primo marzo del 2012 e lì resterà fino all'aprile del 2016, percependo un gettone di 41 euro a presenza e un fisso di 5mila euro.

venerdì 16 aprile 2010

Adro: basta smettere di aver fame


Già. Basta smettere di aver fame. Dimenticarsi cos’è. Niente di meglio per capire i leghisti dalla parte del popolo bue e le pasionarie da centro commerciale che hanno sentenziato che i tuoi bambini a scuola, se non hai i soldi per pagare la retta della mensa, li fai digiunare. Se hai i soldi sei degno, se no sei fuori. Se sei senza lavoro, trovi qualcosa in nero. Se non trovi, è colpa tua. Se hai quattro figli e tre non puoi mandarli a scuola perché non te lo puoi permettere, fesso tu: te la sei voluta. Non sai che esistono i cappuccetti? Del resto, si sa che questi nuovi arrivati sono furbi. Non hanno soldi ma girano in suv e hanno il telefonino nuovo. Curiosa, questa uguaglianza a senso unico: le regole valgono per tutti, ma sono io a stabilire chi è uguale a me e chi no. Chi è degno e chi no. Chi ha i soldi e chi no.

Mi chiedevo cosa può essere successo, per avere questo hard discount della crudeltà davanti alle telecamere, pienamente esibita, addirittura firmata a mo’ di petizione. Non basta il successo leghista (la leva dell’eterna frustrazione: chi parla alla pancia disprezza il ragionamento, perché avrebbe torto e questo torto sarebbe ancora più frustrante) e lo sdoganamento anche mediatico del peggio della destra fascistella e borghese, non mi basta neanche la ragione sociologica dei vent’anni di culto mediatico e isterilimento della cultura vera, né il furto legalizzato e la cultura dell’ego machista degli anni ’80 contro la solidarietà del dopoguerra e del miracolo.

Ci sono arrivato: basta non aver più fame. E mica solo di pane. Di libri, di affetti, di mondo. Sazi, satolli, distratti dalla misura del proprio pene o dall’etnia della propria imene, ci si dimentica del vicino di casa in cassa integrazione. Un giorno, anche pochi anni fa, gli avremmo portato l’arrosto da assaggiare. La torta per i bimbi a merenda. La bottiglia che me ne hanno regalate due in più, godetevele voi.
Adesso si misura la mia regola sulla sua, e senza provare neanche un minimo di compassione e vergogna, noi che non sappiamo più cos’è perché crescendo non l’abbiamo più provata, frustrati dal non essere ricchi con la tv l’azienda o il parlamento, stanchi delle tasse e dell’allegria degli altri, si attacca con la violenza di chi ha già in torto e grida di aver ragione. Cani rabbiosi, gente da catena.
Combattenti da condominio che incuranti di tutto, sia compagno di viaggio sia passante che t’attraversa la vita, vanno accelerando per la loro strada. Dritti contro un muro.

Nella foto, compite concorrenti al titolo di miss Adro.

mercoledì 15 ottobre 2008

Welfargli male davvero

Se l’Inferno esiste – e se la giustizia non è un’opinione - il Sacconi manganello dei padroni e Brunetta caporaletto della PA si troveranno a farsi paracadutare per l’eternità in uno sperduto villaggio del Sudan come schiavi in catene e trastulli di una banda di diavoloni guerriglieri cocainomani comandati da un ragioniere psicopatico che parla a colpi di machete. E ogni volta che li paracadutano, l’irragionevole sollievo d’esser stati spostati in un posto diverso, migliore. Dove almeno gli prenda il telefonino, per dire.

NdZ: cliccate sul nome di Sacconi e leggete che bella idea ha avuto.

mercoledì 2 luglio 2008

Lo schiaffo del soldato

Se l’Inferno esiste - e La Russa ne è la prova vivente – spero che il ministro della Difesa sia condannato in eterno a passare per i corridoi senza fine di una Bolzaneto afghana tra ali di wrestler talebani ninfomani, e che ogni volta che chiami ‘polizia!’ o ‘carabinieri!’ arrivi uno squadrone col tonfa e la tenuta antisommossa e carichi lui, e lui solo, cantando Bella Ciao.

giovedì 19 giugno 2008

Il giorno della marmitta

Se esiste l’Inferno – e a questo punto è una speranza – spero che il ministro Angelino Alfano sia condannato a rivivere in eterno il giorno in cui si scoreggerà addosso in un ascensore zeppo di nerboruti detenuti in attesa di giudizio, un momento prima del black out.