martedì 28 febbraio 2012

Jack, fantasma re


Il Normannino mi rende orgoglioso in molti modi, certo più importanti di questo.
Eppure il fatto che sia diventato un ammiratore di Jack Skeletron e di Nightmare Before Christmas di Tim Burton per me è una cosa un po' speciale.
Perché è un film di animazione bellissimo, delicato, con musica che non stanca (nella versione italiana c'è un superbo Renato Zero) e tanta poesia, divertente da riderci fino alle lacrime.


E ogni tanto mi chiede: Papà, un giorno prendiamo il gioco di Jack Skeletron?

venerdì 24 febbraio 2012

Numero Due e l'Area C


Da qualche tempo c'è un traffico pazzesco in casa. Devo assolutamente istituire anch'io un'area C.

venerdì 17 febbraio 2012

Poesia a Gratosoglio


Davvero la poesia sta in ogni dove, se a Gratosoglio, a un funerale in una di quelle chiese anni '80 che mio padre chiamava cristogrill, si è sentita un'omelia semplice ma non scontata, costruita tutta intorno all'immagine di un cero pasquale. Poche parole, anche un po' rustiche. Tanto che la mia irriducibile avversione per i funerali - ogni volta entro in una specie di instupidimento incazzoso - si è placata un momento.

giovedì 16 febbraio 2012

Mutande rosse


Ecco, forse è un post che non dovrei scrivere, ma sono curioso.
Perché ho comprato dei normalissimi boxer di cotone all'oviesse, grigi con cucitura blu. Li compro apposta normali, mi piacciono così. Sono mutande, cazzo: e chi le deve vedere?
Oggi le pesco dal cassetto e mi accorgo improvvisamente che sul retro c'è una scritta.
Tendo bene la stoffa: "CANADIAN ADVENTURE PARK" con tanto di logo.
Ora, saltando a piè pari le prime simpatiche battute sulla natura che chiama, lo spirito d'avventura e la furia degli elementi, mi chiedo quale sarebbe il vantaggio estetico, chi dovrebbe leggerlo, e cosa ne ricava uno che ti legge sul culo un finto parco avventura canadese?
Cosa che neanche le virtus palestre.

martedì 14 febbraio 2012

Con quante g si scrive "i gggiovani"?


Sembriamo tutti dei loghi di google. Sai quanto ti la fila di o si alluga ma i risultati sono sempre uguali e sempre meno coerenti? Ecco, questo è quello che si prova quando si fanno i discorsi sui "i gggiovani". Che nessuno conosce. Nessuno vede. Neanche io, e nemmeno loro.
Perché non esiste più un 'noi', da così tanto tempo che ne abbiamo perso la memoria. Nessun 'noi' a cui non è necessario iscriversi o dare l'amicizia. Sparisce con questi anni di disgregazione sociale qualsiasi nozione di categoria: "I trentenni d'oggi" è un'espressione buona per i film di Muccino, non certo per inquadrare i fenomeni sociali. La riprova è, dopo la cazzata di Monti, l'ennesimo cliché detto da un ministro che non è un politico e forse non ha nemmeno detto proprio quello, ma che risulta agli occhi dei più, comunque, un classista.
E allora ecco che i giovani-tipo sono tanti, tantissimi. Infiniti. Alcuni li descrive Ilvo Diamanti, altri Servizio Pubblico, altri - da soli - finiscono sulle pagine dei giornali per essere gay, per appartenere ai centri sociali, o per aver partecipato ai talent. Ma nessuno può raccontarli, o anche semplicemente riconoscerli indicandoli a dito. Chi è giovane, se non hai un vecchio a cui riferirti?
E la domanda successiva: chi o cosa è vecchio? Una volta era chi rappresentava un esempio, buono o cattivo che fosse: un maestro, un saggio, un modello. E possedeva educazione, idee, quel metro del mondo che non ci rendeva orfani di una guida.
Ora, qual è il modello? Dove sono le idee? Ci interessano ancora?
Tanto per buttarla in politica, secondo me è questo di cui devono ragionare quelli del PD che, ogni volta che qualcuno ha delle idee e li mette all'angolo, gridano al tradimento. Quelli che si scandalizzano per le vetrine rotte ogni volta che c'è una manifestazione. Quelli che organizzano Sanremo e ammettono candidamente che volevano invitare Stevie Wonder. Quelli che non se la prendono tanto con Giovanardi perché è cattolico e dopo tutto era ministro. Quelli che parlano di calcio. Quelli che parlano della crisi dello sport italiano. Quelli che parlano di scuola. Eccetera.

mercoledì 1 febbraio 2012

Ritorno a Weimar


Sono e resto terrorizzato dalla gente che dice di odiare i politici. Intendiamoci: li odio anche io, e molti se non tutti, ma non ho l'abitudine di confondere i ruoli con le persone. Sono questi politici, quelli che si sono autoreplicati negli ultimi venticinque anni, ad averci fatto sprofondare, per opportunismo, per soldi o per ignavia, nel pantano in cui ci troviamo oggi. Naturale avercela con loro. Il surplus di acredine, almeno per me, si deve anche al fatto che ho piena consapevolezza che siamo stati noi (la collettività) ad averli eletti - anche se in effetti non sempre abbiamo avuto scelta.
La paura, una paura paralizzante e cieca, mi viene quando leggo che Istat Eurispes Ipr tutti quanti concordano nell'affermare che, beh, la grande maggioranza di noi pensa che i partiti non servano a niente. Che sarebbe meglio abolirli. Che i sindacati si fanno solo i cazzi loro. Che non c'è giustizia quindi tanto vale. Che le tasse è meglio non pagarle perché in fondo il male è un altro. Che ci vorrebbero le spranghe. Che ci vorrebbero le bombe.
Dalle parole ai fatti, chiaro, non si passa in un momento: altrimenti saremmo in piena guerra civile da almeno dieci anni. Però negli ultimi anni, e con il Governo Zio che nessuno ama ma tutti vogliono, è risultato ancora più evidente che il sentire comune si è nuovamente ripiegato su se stesso.
Dalla disprezzabile politica stadio destra vs sinistra e relative tifoserie, campagne acquisti e trofei elettorali, con tanto di cori e sfottò e risse in Parlamento, siamo arrivati ai forconi, alla revanche neofascista a Roma, allo sdoganamento delle spedizioni punitive, alla rivendicazione delle simpatie neonazi. Come dire dalla rissa allo stadio siamo passati alla rissa-e-basta.
Perché è lo Stato, ora, il Nemico. Sono le istituzioni e tutti coloro che le rappresentano. I dipendenti pubblici fannulloni. Gli insegnanti perdiballe. I militanti politici, gente che ha bisogno di un lavoro serio. I magistrati, tutti politici, quindi privilegiati e faziosi. Solo la Polizia si salva - e con tutto il rispetto a undici anni da Genova (la 'macelleria messicana') non è che per questo stiamo tutti più tranquilli.
Con il paradosso che questa sub-cultura, ormai cultura egemone anche se non organizzata, non avendo più il Nemico da una parte sola ma tutto attorno, genera sempre più reazioni da sindrome da accerchiamento, da cane idrofobo: come i tassisti che menano chi non aderisce allo sciopero, i camionisti mischiati alla gente di forza nuova e ai piccoli boss che intimidiscono chi vuole passare, le pallottole in busta qui e là.
E i partiti, con la voglia di giustizia che è sempre più voglia di vendetta, non trovano niente di meglio di riproporre l'afasia del "Lasciamo lavorare questo governo", senza programmazione, senza militanza, senza proposta, fingendo di protestare contro "le banche", "i poteri forti", "l'Europa", senza capire che, se davvero finiremo in quest'epoca a identificare le Istituzioni come il nemico, e come un nemico burocrate, passacarte, impacciato dalle leggi e sanguisuga, se davvero non sapremo proporre nuovi modelli di democrazia e di rappresentanza, un giorno un barbiere psicopatico si sveglierà col piede sbagliato e il nostro dorato Weimar si dissolverà in una continua e furiosa battaglia per sopravvivere a un nuovo Uomo della Provvidenza.