lunedì 31 gennaio 2011

Io so chi sono

Questo fine settimana Numero Due ha compiuto un anno.
E nonostante le stanchezze, le paure, le preoccupazioni, un pensiero semplice semplice arriva dal fondo della mia testa, preciso e netto come dev'essere arrivato, più o meno quattro, cinque anni fa.
Io so chi sono.
Qualunque cosa accada fuori, per quanto brutto sia il mondo, per quanto mi costi rimanere dalla parte giusta e autentica, per quanto faccia male ogni tanto perdere più di quanto ci si aspetti, mi rimane sempre il pensiero di essere qualcuno. Per qualcun altro che da me si aspetta nient'altro che sia suo padre.
Per questo, adesso so chi sono.
E guardandomi intorno, beh, non pare poco.

mercoledì 26 gennaio 2011

U F O


It was late one night a little while ago,
I had nothing to drink, I don't think,
Okay, well maybe a glass of wine,
But nothing that would loosen my mind,
To the point of seeing, what I'm seeing in the sky.
Woooah an alien bein'! My mind can't make sense of what I'm seein',
It's beginning to take control, So I better watch out for the anal probe.
We got,
UFO, hello.

They come in peace, we stay in war,
We like to get drunk and fight each other in bars,
And all I'm tryin' to say, is if you were to look,
From the outside looking in, where would you begin?
UFO, hello.

And I,
When I look into the sky and I see a strange light,
Everything is alright, everything is alright.

UFO (If you wanna take the time to say) hello.
(I've been waitin' in a field to say)
UFO (If you wanna take the time to say) hello.
(I've been waitin' in line)
UFO (If you wanna take the time to say) hello.
(I've been waitin' in a field to say)
UFO (If you wanna take the time to say) hello.
I just wanna say hi.
 
 
 
Newton Faulkner, Hand Built by Robots

lunedì 24 gennaio 2011

tipi da Coop


Seguo da vicino il post di suevele.

Ammettiamolo: l'Esselunga di Pavia è insopportabile. Per molte ragioni: la prima e la più importante è che si tratta di un supermercato cittadino. Piccolo ma non troppo, vicino alla stazione, gran parcheggio, paradiso dei single dei pendolari e degli anziani e dei ragazzini etc. Quindi, è pieno a tutte le ore e tutti sono nervosi e incazzati e c'è sempre da far fila almeno una ventina di minuti alla cassa. La seconda è che si tratta di un supermercato cittadino a Pavia. Dunque, all'irritazione causata dalla forza di attrito delle persone che fanno la spesa tutte insieme spintonandosi, c'è l'aggravante della tradizionale simpatia dei pavesi, nota al mondo per essere seconda solo alle tribù antropofaghe degli Impalatori di Teste del Congo.
Per chiarirci: il pavese tipo è quello che, se ti cospargi di benzina e ti dai fuoco alla cassa, inarca un sopracciglio, fa un passo indietro, stringe bene la borsa al petto e poi, alzandosi sulle punte per cercare con gli occhi l'inserviente con scopa e strofinaccio, dice al vicino "Poverino, sì, però non poteva darsi fuoco a casa sua?".

Per questo, da anni, sono passato alla Coop. Che ha alcuni innegabili vantaggi, tipo i prodotti stagionali, la roba per bambini che costa meno, il pesce migliore e alcuni svantaggi, per lo più incomprensibili, del tipo: il vino che costa una fucilata, l'assortimento un po' balengo, le code perenni alle casse o all'assistenza. Il grosso salto di qualità lo fai comunque con le persone: inservienti cortesi, la gente che ti saluta e ti chiede addirittura come stai, il pescivendolo che ti dà le ricette, a volte coinvolgendo anche la sciura che aspetta il suo turno dopo di te.

Il che rende tollerabile andare a far la spesa a uno come me che odia da sempre i supermercati. E gli Ipermercati. E i cosi commerciali tipo città del consumo irresponsabile.
Di sabato, poi.

Finchè ho scoperto come evitarmi il sabato. E la mia vita è cambiata.
(continua)

venerdì 21 gennaio 2011

A-ttribute bandz

Mi hanno sempre incuriosito le Tribute-Band.
Ho un amico che per un po' ha suonato i Pink Floyd, per dire. Con mia grandissima invidia. A Spazio c'era un quasi-Tom Waits tribute, con Betty che reinterpretava magnificamente i pezzi di del caro Voce-di Nebbia.
Poi ho visto U2 tribute band, ballato Beatles tribute band.
So che ci sono quelle di Vasco. Quelle di Ligabue. Perfino quelle di Venditti.
Quelle le capisco già meno: che già sono una palla loro, figuriamoci i tributi.
L'altra settimana sono impallidito, leggendo dei Negramaro tribute band.
Ommadonna, ma ce n'era bisogno?

Poi ho visto una locandina come questa, e sono impazzito. E ho finalmente capito tutto.

lunedì 10 gennaio 2011

Quando uno li sa fare, (scrivere,) i film


Dicevamo? Ah sì. Volver è un pensiero bellissimo.
Nel mio recuperare film e musica che mi sono perso mentre perivo lentamente sotto la dittatura dei Nazisti dell'Illinois, capita che Filippo mi aiuti a compilare le mie liste della spesa.
E tempo dopo, eccoci qui, io e la Normanna, nelle vacanze non-vacanze di fine anno inizio anno, a guardare il film.
E la prima cosa che mi viene in mente è: cazzo se li sa scrivere, i film, Pedro Almodovar. (Cosa che sapevo già, ma sai, finché non te lo rimastichi bene a voce alta...).
Per carità non lo scopro mica io, ma i suoi personaggi vengon su dalla carta prima ancora che li indossino gli attori, e poi la scelta felice degli attori e il regista fa il miracolo: verità, verità, verità.
La verità che la finzione ti artiglia dentro e, sbudellandoti di commozione, mostra ai tuoi stessi occhi.
Come la scena che commentavamo un minuto fa, proprio io e Filippo, in una sessione quasi accidentale di skype: Penelope Cruz canta Volver e, beh.
Com'è vero, com'è vero lo sguardo di Carmen Maura che sparisce o meglio svanisce lentamente nell'ombra del finestrino.
Ah! I sentimenti.

Cazzo quanto abbiamo bisogno di verità, e di sentimenti.