Che il cielo ti sia lieve, uomo.
mercoledì 31 marzo 2010
lunedì 29 marzo 2010
Se la Digos aveva le ruote
è il mio 40.523mo ma perché? del mese. Quanto è stupida una polizia che obbedisce a ordini stupidi? C'è una ragione per cui, nella guerra mondiale all'idiota, il poliziotto deve sempre stare dalla parte sbagliata?Non ci si aspetta che si ribellino, no. Magari protestando insieme agli aquilani. Figuriamoci, che orrore stare dalla parte degli indifesi.
Che mostrino quel poco di intellligenza, sì. Per esempio facendo caso al fatto che, così, a far figure di calcinaccio ci vanno loro, e non Maroni.
mercoledì 24 marzo 2010
Questo sì che è un prete

Chi mi conosce lo sa: ho sempre avuto rispetto per i preti, come ho rispetto di tutte le persone che, fino a propva contraria, lo meritano. Nessuno invece per la Chiesa. Nonostante sia, a mio modo, credente. E sono sicuro di non cadere in contraddizione. Accanto a veri servitori della società (dalla società a Dio, la strada è lunga e io non sono culturalmente preparato per percorrerla) come don Puglisi o don Ciotti, proprio perché l'uomo è fallibile (o fallato), si sono prodotte aberrazioni angoscianti. Del resto, il fatto che uno abbia più o meno fede non dovrebbe prescindere dalla mera constatazione che un uomo di merda è un uomo di merda sia che indossi la tonaca o meno.
E comunque.
Comunque ci sono persone come questa. Che riescono a farmi muovere a compassione e ridere allo stesso tempo. Un primo incontro, perché, se ne ho sentito parlare, di don Andrea Gallo, forse l'ho colpevolmente dimenticato.
Intervista su Il Fatto Quotidiano (leggete la parte del teatro...), o meglio sul blog antefatto.
martedì 23 marzo 2010
Se una giraffa alle quattro del mattino
No va bene, vi devo quanto meno un aggiornamento. Cominciamo da una data, il 29 di marzo. Ambulatorio Celiachia. All’unaetrenta (come dicevo). Ma lasciamola lì per un momento, come direbbe Lucarelli. Perché c’è un uomo sulla trentacinquina che sta uscendo di casa, qualche giorno dopo, per andare a bersi la sua ultima Guinness. La birreria è il Bar San Siro, lo attendono alcuni amici. Eppure, anche questo non è l’uomo giusto. È l’uomo che sarà, non quello che è.
Quattro del mattino, 23 marzo. Gli uccellini cinguettano melodiosamente oltre le persiane di una casa a ringhiera. All’interno c’è un bimbo di sette settimane che sonnecchia dopo una colichetta da nulla, in braccio a un pigiama grigio con la barba lunga, deambulante in cucina. Non lontano da lì dormono mugolando 108 centimetri di bambino e ancora un po’ più in là svariati mucchi di coperte contenenti una normanna piuttosto vigile nonostante l’ora.
Alcuni pensieri del pigiama ruotano disordinati intorno a questi pochi e poveri elementi:
mi sono sempre piaciute le giraffe, chissà perché; è la prima volta da diversi giorni che mi alzo io, non ci riuscivo più, sarà che nel weekend ho dormito e allora; Numero Due sa di formaggio, come tutti i neonati, e non riesco a smettere di annusarlo; il Normannino a lezione di nuoto sabato, devo fare il conto di quante ne mancano; vacanze nelle Marche, mi sa che con ‘sti prezzi non le facciamo; domani sera devo assolutamente finire di omissis
Adesso spengo la luce.
Chi sa che non impari anch'io a sconfiggere la morte.
È proprio vero che non so come sto.
La loggia della spiga barrata

Occhei, la mia libertà alimentare vigilata sta per finire ma fino a quando non mi iniziano alla dieta senza glutine posso anche non prenderla troppo sul serio. Il fatto è che, finiti gli esami sondaincolon compresa, per un po’ non s’è capito cosa dovevo fare.
O meglio, il primo passo doveva essere quello di ritirare i referti dell’esame istologico ai miei villi – di lì in poi, una passeggiata di salute.
Hm, quasi. Perché bisogna telefonare prima per sapere se sono pronti.
Dopo una settimana di telefonate a cinque diversi ambulatori, ne ricavo che:
- i miei referti non ci sono
- anzi sì ci sono ma non li posso ritirare: li ha presi la dottoressa T.
- ma poi me li restituiscono, eh?
- quindi mi chiamerà la dr.ssa T.? non sa, forse è meglio chiamare il dottor S. che mi ha visitato
- non c'è. ah, ma sul foglio della visita c’è scritto che devo chiedere dell’ambulatorio celiachia del dr. B.
- chiamo: nessuno; chiamo la segreteria generale; mi rispondono gli specializzandi, che mi dicono di chiamare al loro numero con in mano i referti e poi mi diranno cosa fare
- hm. Vabbè, ma che faccio, comincio a fissare la visita col CUP? Non sa.
- intanto provo a casaccio: il dottor S. non c’è, non si sa quando torna
- gli specializzandi non rispondono più
- nessuno all’ambulatorio celiachia
- quindi martedì 16 vado di persona, ritiro i referti e mi precipito all’ambulatorio celiachia;
- il dr.. B. riceve lunedì (e te pareva); anzi c’è, era qui un momento fa, venga con me in reparto
- dopo mezz’ora me ne vado, anche perché in reparto c’è gente che sta male davvero e ho già visto l’ossigeno e i portantini e tante brutte cose, e mi pare evidente che il dr. B. sia più utile lì che non qui con me.
Poi mi viene in mente che il dr. B, il Capo, il Re di tutti i celiaci, in fin dei conti, potrebbe non esistere. Non essere nominabile. Apparire solo agli iniziati. Forse è un grigio burocrate che firma ordini di deportazione in campi di riso sotto il ritratto della Grande Spiga barrata, o è un incappucciato della Loggia AntiGlutine 2, spiga barrata e compasso. Mi immagino una cerimonia in cui giuro col mio sangue ipoferritinemico di aiutare i fratelli celiaci a conquistare il mondo dei normo-agglutinati.
Il giorno dopo telefono. Al sesto tentativo, quasi le sei del pomeriggio, trovo la dr.ssa T.
Gentile. Mi dice che è meglio non passare dal CUP sennò non mi visitano più. Che è strano, è lei che vede tutti i celiaci, dovremmo esserci conosciuti; in genere di celiaco non gliene sfugge uno.
Cazpita, penso, ho trovato la regina di tutti i celiaci!
Così, quando mi dice di andare all’appuntamento il 29 all’unaetrenta, non mi sogno neanche di dirle di no.
Anche se il destino ha una certa ironia se mi condanna alla dieta perenne proprio all’ora di pranzo.

