venerdì 26 febbraio 2010

Mattatoio n. 5 di Kurt Vonnegut


Okay, vorrei spiegarvi perché ma sarebbe lunga – e non sono neanche sicuro di averlo capito bene. Ma c’è qualcosa che mi ha fatto innamorare di questo libro.

Porco Lambro


È l’immagine di come va il mondo. Al di là del disastro e della nostra incredulità, oltre la giustizia o la vendetta da invocare, c’è questo: questa marea nera che piano piano invade la pianura, sommergendo tutti, soprattutto gli innocenti e gli indifesi, mentre chi ha aperto la diga la può fare franca, per avidità o per malaffare – e, più di tutto, un danno culturale definitivo, che si ripercuote sulle generazioni future.
È una metafora perfetta, dico. Bertolaso, Di Girolamo, i bombardamenti NATO in Afghanistan, Vigorelli a LA7, Minzolini, il Savoia, Pennisi, Giovanardi, Brunetta, La Glaxo l'Alcola Eutelia e Termini Imerese, Marchionne, Alfano, etc.
Il Lambro è il nostro mondo ed è facile sentirsene invischiati, essere anitra, germano reale, gallinella. Tanto da non riuscire a reagire, a ribellarsi. Ma se per avventura uscissi da questa melma di situazione e tornassi a volare, guarda, per prima cosa gli faccio la cacca sulla faccia.

Se Elio non ride più

Provate a leggere questa intervista a Elio.
Vediamo se anche a voi fa un po’ effetto sentirlo dire: “Questo Paese non fa più ridere”.

Elio: "Volevo vincesse il principe, sarebbe esplosa la rivolta"

venerdì 19 febbraio 2010

Lettera aperta di Giuseppe Bianzino, padre di Aldo


pubblicata il 16 novembre 2009, con preghiera di diffusione.
ze City ascolta attenta. e in silenzio.

LETTERA APERTA
di Giuseppe Bianzino (papà di Aldo Bianzino), da veritaperaldo.noblogs.org

Il caso recente di Stefano Cucchi e, quello ancor più recente, di Giuseppe Saladino a Parma (Il Manifesto dell'11 novembre), hanno richiamato l'attenzione sui casi di Marcello Lanzi e di mio figlio Aldo Bianzino, anch'essi morti in carcere in circostanze tutte da chiarire (chissà quando e sopratutto se). Ora, volendo esaminare il caso di Aldo, bisogna precisare alcune cose.

Il P.M. dott. Giuseppe Petrazzini, che aveva fatto arrestare Aldo e la sua compagna la sera del venerdì 12 ottobre 2007, è lo stesso magistrato che ha in carico le indagini sul suo successivo decesso avvenuto nella notte tra il 13 e il 14. Aldo era stato messo in cella di isolamento nel carcere "Capanne" di Perugia. Era stato visto da un medico, che l'aveva riscontrato sano e da un avvocato d'ufficio, col quale aveva parlato verso le 17 di sabato. Non sono disponibili registrazioni di telecamere su ciò che è avvenuto successivamente, né, dopo il decesso, la cella risulta sia stata isolata e sigillata, né che siano stati chiamati per un intervento i reparti speciali di indagine dei carabinieri. A detta degli altri detenuti del reparto, durante la notte Aldo aveva suonato più volte il campanello d'allarme ed aveva invocato l'assistenza di un medico, sentendosi anche, pare, mandare al diavolo dall'assistente del corridoio, la guardia carceraria Gian Luca Cantore, attualmente indagato. Fatto sta che verso le 8 del mattino di domenica le due dottoresse di turno, arrivate a svolgere il loro turno di servizio, trovarono il corpo di Aldo, con indosso solo un indumento intimo (e siamo a metà ottobre, non ad agosto). I suoi vestiti si trovavano nella cella, accuratamente ripiegati (cosa che Aldo, in 44 anni, non aveva fatto mai). Le due dottoresse provarono di tutto per rianimarlo, ma alla fine dovettero desistere: Aldo era morto. L'autopsia, svoltasi il giorno dopo, diede risultati controversi: si parlò prima di due vertebre poi di due costole, rotte, poi tutto fu negato. Di certo ci fu un'emorragia celebrale e un'altra di 200 ml., al fegato. Segni esterni di percosse o violenze, nessuno (i professionisti sanno come si fa C.I.A. insegna). Ora, l'emorragia cerebrale è stata imputata ad un aneurisma, quella epatica ad un maldestro tentativo di respirazione artificiale, che le due dottoresse respingono nel modo più assoluto (e ci mancherebbe, si tratta di medici, mica di personale non qualificato), ma nessun altro ha affermato d'aver fatto tentativi in tal senso. Ora, può accadere quando si è nelle mani delle "forze dell'ordine", lo abbiamo purtroppo visto in molti casi, basterebbe pensare al G8 di Genova, e magari al colloquio recentemente intercettato nel carcere di Teramo (i detenuti non si massacrano in reparto, ma sotto!). L'emorragia cerebrale potrebbe benissimo essere stata la conseguenza di uno stress per colpi ricevuti in altre parti del corpo, immaginatevi l'angoscia e il terrore di una persona in quelle condizioni. In ogni caso credo proprio di poter dire in tutta coscienza che Aldo è stato assassinato in un ambiente violento e omertoso, del quale non si riesce neppure a sapere i nomi del personale presente quella notte nel carcere. Quanto al dott. Petrazzini, mi sembra che dignità gli imporrebbe di passare ad altri il suo incarico, date le omissioni, invece di insistere come sta facendo, per ottenere l'archiviazione del caso.

Ma i veri assassini sono coloro che hanno voluto ed ottenuto una legge sulle "droghe" come l'attuale, persone che nella loro profonda ignoranza considerano in modo globale, senza distinzioni. Una legge fascista e clericale, da stato etico e peggio, da stato che manda in galera (con le conseguenze che si sono viste) il poveraccio che coltiva per uso personale qualche pianta di cannabis, mentre, se la droga (quella pesante, cocaina o altre sostanze) circola nei festini dei potenti, non succede nulla. Vorrei dire comunque che un paese che considera delitto la detenzione e l'uso di droghe, magari solo marijuana, o l'essere "clandestino", pur non avendo colpe e quasi sempre per sfuggire a condizioni di vita impossibili, uno stato che avendo preso in custodia delle persone, è responsabile a tutti gli effetti delle loro vite e della loro salute, uno stato che non riconosce come reato gravissimo la tortura, uno stato che difende i forti e i potenti e non i deboli, è uno stato che non può ritenersi civile e non può chiedere ai suoi cittadini (o sudditi?) di amare la propria patria.

Ci auguriamo che altri blog e altri siti vogliano riprendere questa lettera denuncia e contribuire ad impedire che il buio nasconda la vicenda di Aldo Bianzino e quanto accadrà nelle prossime settimane nelle aule di quel tribunale.

martedì 16 febbraio 2010

Intervista a Giorgio Bocca


Giorgio Bocca è nel mirino di un sacco di gente che, non potendolo certo accoppare e anzi attendendo che il tempo faccia il suo lavoro di boia per lui e per ciò che rimane della Resistenza, lo deride mostrandolo a dito come un vecchio rincoglionito. Premesso che, prima di parlare di Giorgio Bocca, bisognerebbe sciacquarsi la bocca, leggete qui cosa dice dell’oggi nell’intervista a cura di colui-che-fa-i-soldi-grazie-a-Berlusconi, ossia Marco Travaglio.

Forse le persone stanno cominciando a stancarsi
Il Fatto Quotidiano, 14 febbraio 2010

venerdì 12 febbraio 2010

E sono Tempi Bui


Alla fine, trascinato dall’entusiasmo di Filo, ho sentito Tempi Bui de I Ministri. In generale, una gran prima metà, qualche zoppia nella seconda, ma davvero un buon album. Testi intensi e coraggiosi, con qualche ermetismo di troppo ma senza intellettualismi. Arrangiamenti rock, solido e spesso essenziale. Premessa ai miei commenti: per me un pezzo si regge su un’idea, e questa idea deve funzionare con testo e musica, in modo che con quel testo tu non riesca a immaginare altra musica che quella, e viceversa; detto questo, io di musica capisco quello che capisco. E il resto è suevele.

Tempi bui
Ecco, se cercate una definizione della rabbiosa frustrazione che pulsa sottopelle e della tentazione di lasciarsi andare alla sconfitta, questa è una delle migliori che ho sentito. Abbiamo tutti vent’anni. O trentacinque, dipende.
Bevo
Uno spot contro le dipendenze, tutt’altro che scontato. Un cazzotto ben assestato nelle palle al pensiero unico e ipocrita.
Il futuro è una trappola
Un po’ ermetica, ma bella e intelligente.
La faccia di Briatore
Ah ah ah.
Il bel canto
Adolescenziale, sincera. Un dolore scavato e ben eviscerato con la lama della voce. Una delle più riuscite. A me ricorda Lee dei Comici Spaventati Guerrieri di Benni.
La casa brucia
Non l’ho capita, all’inizio. Adesso l’apprezzo, ma pare un po’ fine a se stessa.
Diritto al tetto
Bella, solida e feroce. Una delle migliori.
Berlino 3
Fumettosa. Una cupa graphic novel, difficile da interpretare ma arrangiata molto bene, usando le voci come scale armoniche.
E se poi si spegne tutto
Malinconica. Senza infamia né lode. Da un’idea probabilmente interessante, una ballata un po’ sfilacciata.
Vicenza (la voglio anch’io una base a)
Potente. Punkettara. Mi piace. Ma sembrano due canzoni fuse insieme. Confesso che, quando ho letto il titolo, mi aspettavo molto di più.
Ballata del lavoro interinale
Bellissima. Difficile toccare certi temi senza annoiare, o farla fuori dal vaso. Colpisce la maturità del testo e la freschezza degli arrangiamenti – che fa intuire le potenzialità musicali della band. La più riuscita insieme a Tempi Bui e Il bel canto.

lunedì 8 febbraio 2010

Due tempi

Numero Due è piccolo e morbido, vellutato. È incredibile quanto poco sia stato in ansia questa volta, o forse quanto ho imparato a controllarla. Di certo, da venerdì 29 mattina in poi, continuo a ripetermi “Machecazzo proprio adesso dovevo smettere di fumare?”. La giornata del parto è trascorsa tra mille piccole attenzioni, le successive in una sorta di routine dell’extra ordinario. Da allora molti pensieri, pochissimo sonno e tutto che si riduce tutto a un tratto alla tensione di conciliare i denti dei due ingranaggi del mio tempo, quello della famiglia e del resto del mondo, che viaggiano ora a velocità incompatibili.
Il tempo della famiglia mi si è come dilatato, per paradosso, ora che gli appuntamenti si sono fatti più numerosi e ravvicinati. Cucina, rigoverna, gioca, fai spesa, cambio, cibo, telefona. Dormi. Tutto è più pieno, più denso, più totalizzante. Più felice. E quello fuori dalla famiglia, letteralmente e improvvisamente impazzito. Ore di permesso, giorni che non volevi ma alla fine prendi ferie, ritardi. Code in autostrada, al supermercato, persino per passare sullo stesso marciapiede. L’angoscia che ti guasta la lettura del giornale, la rabbia che ti impedisce di vedere un telegiornale, il fastidio di quella voce anche se la senti ad Anno Zero. E un’incredibile, veramente è incredibile, serie di persone, concentrate nel tempo e nello spazio, che dicono e fanno cose assurdamente e inutilmente vessatorie, o sleali, o puramente cattive e, se glielo fai notare, candidamente ti dicono: embé, che c’è?
C’è che devi ringraziare Dioochinefaleveci, Manitù andrà benissimo, che sono figlio di gente a posto e ora padre di figli che vorrei crescere come gente a posto.
Se no a te sotto il culo ti metterei le bombe.

Complimentoni

Lanciandosi in un abbraccio improvviso, il Nomannino:

“Papà! Sei bello come un puzzle!”

La deriva dei continenti

Di buono c’è che adesso so come voglio morire. Quando sarà il momento, sogno un tavolone da osteria, di quelli con le panche basse, completamente pieno di pinte di birra senza gas. E due teglie di focaccia di Celle, anzi no due di focaccia e due di pizza - e alla fine una sigaretta.
Perché in effetti nel giro di due mesi, dall’8 dicembre dell’anno scorso - porca mucca, sembra un’eternità – ho smesso di fumare, devo cambiare abitudini alimentari e il tempo è in gentile ostaggio dei miei meravigliosi bambini.

E non solo. Dev’essermi scattato qualcosa l’altro giorno, quando riflettevo sulla mia condizione lavorativa e sul paradosso d’essere un privilegiato ad averlo, un lavoro, e tanto privilegiato da far strabuzzare i miei coetanei – un posto fisso è più raro degli isotopi della kriptonite. All’improvviso ho scoperto che, a coronamento di una lunga e costante guerra di logoramento dei coglioni, sul lavoro mi hanno chiuso l’accesso al blog. Questo blog. Dalla mia reazione – me la sono presa, e non poco – ho capito essenzialmente due cose: uno, che sto diventando paranoide.

È una congiura, non può essere tutto per caso. Vedi, se i Nazisti dell’Illinois - parte di quell’Asse del Pirla che ha preso (e non molla) il governo, il parlamento, l’economia, la giustizia, i trasporti, la televisione, etc. - riescono a insinuarsi anche tra le pieghe del mio lavoro, vuol dire che i Tempi Bui (quelli in cui non funziona più la genteee) diventeranno sempre più bui e che allora è meglio cominciare a pensare al piano B. Fuggire sulle montagne, all’estero, dentro Harry Potter, nei romanzi, in un fumetto può non bastare. Non serve un’uscita d’emergenza, serve un’entrata d’emergenza.
Se non che.
Se non che non so bene cosa fare.

Due, che la distanza tra me e il mondo sta aumentando: come una deriva dei continenti, prima o poi dovrò arrivare a fare delle scelte, non penso che potrò lacerarmi ancora per molto.
Una faccia per andare al lavoro, una per guidare nella neve e nel ghiaccio, una per sopportare il tizio sulla metro, una per tenermi buono un cretino, una per stupirmi ancora, una per arrabbiarmi col custode dell’ospedale, una per guardare le due sciurette impellicciate che rubano il posto in fila alla signora che non ci sta con la testa,

(eccetera)

domenica 7 febbraio 2010

Numero Due


il 29 gennaio è nato Numero Due, e i giorni sono di colpo strapieni, pienissimi. Normanna e Normannino stanno bene, ma non riesco a dare conto di nulla.
sto bene, benissimo.

(anzi no perché, fuori di casa, è tutto sbagliato. ma ne riparliamo).