venerdì 31 luglio 2009

Thank you Yasuyuki Yamada - Lezioni di Giapponese


Yasuyuki Yamada, 35 anni, vittima con la sua fidanzata del maxi conto del 19 giugno da 695 euro al ristorante Il Passetto, vicino a piazza Navona, ieri ha spiegato, dalla città in cui abita, Tsukuba, 70 chilometri a nord di Tokio: «Tutto sommato il viaggio in Italia è stato bello. Ringrazio, ma non ho alcuna intenzione di accettare l’invito a tornare a spese del Governo italiano, anche se arrivasse l’offerta formale. È la mia decisione. L’invito è inutile, perchè è una spesa inutile fatta con le tasse del popolo italiano».
da messaggero.it

A message to Mr. Yasuyuki Yamada: Maybe you'll find this a little peculiar, but my readers and I would like to thank you. Our awful representatives think they can settle everything with money - exspecially if the money aren't theirs. You know, in Italy we have not governors or politics, but an everlasting electoral campaign payed with our taxes.
Please give our best regards to Japan, ze (a.b)

mercoledì 29 luglio 2009

Alessandra Daniele's Radioactive Zombies Orgy


Alessandra Daniele, fresca vincitrice del Negutin d'Or fudrà d'argent e premiata con relativa Sciortstori (premio non ancora ritirato per la verità.: Alessandra, folle plaudenti ti attendono a ze City) pubblica su Carmilla un paio di pezzi super.

Radioactive Zombies Orgy, per chi ama il cinema e le mummie fenicie.

Rifondazione e Terra, dedicato a noi Desperate Communist.

Interessante è anche la recensione a Torchwood, che volentieri segnalo a 'Nuzzi, con cui condivido la passione per Life on Mars, serie tv citata anche dalla Nostra.

Anche le buone notizie, ogni tanto, non vengono mai sole.

Buona notizia


A settembre nasce Il Fatto Quotidiano. Un quotidiano per abbonamento cartaceo o digitale diretto da Padellaro ed edito dal gruppo di http://www.voglioscendere.it/ (Travaglio/Gomez/Corrias, etc).
Sembra un buon progetto. Le edicole di ze City stanno considerando l'idea di abbonarsi alla versione digitale.

Informatevi su http://www.antefatto.it/


Io odio Berlusconi

Ma non solo. Anzi. Lui è un povero (ricco) ometto assetato di potere a cui la Storia e il tempo concederanno il lusso di morire convinto d'essere un gigante, e in grazia solo agli stupidi e ai disonesti.
Io li odio, li odio tutti.
Quelli che vogliono che a scuola s’insegni il dialetto. Non già, come i miei studi linguistici mi ricordano, perché la contaminazione di una lingua è spesso contaminazione di una cultura – dunque studiare la sua storia (all’Università, non alle Medie) può aiutare a comprendere l’evoluzione del pensiero in una determinata area – ma perché fa effetto agli elettori della Lega. E titilla il localismo e il provincialismo dell’Italia arretrata che siamo.
Quelli che vogliono oggi il ritiro dall’Afghanistan dopo aver aiutato a invaderlo, perché ieri sono morti dei ragazzi che fanno il mestiere di soldati. Che chiameranno eroi dopo averli presi per il culo, assieme ai molti altri commilitoni, sostenendo che occupando quel Paese lontano si lavora per la sicurezza dell’Italia. Ma certo, il terrorismo si combatte così: lontano dai soldi e dalle case e dal potere entro le pieghe in cui si nasconde, vicino al petrolio, al gas, in mezzo agli innocenti di un’altra lingua e di un'altra cultura.
Quelli che vogliono il parlamento del sud, o del nord, perché a fronte del loro incredibile agire politico non hanno ricevuto abbastanza favori. Quelli che con la camorra organizzata non solo si sono messi d’accordo, ma hanno anche fatto affari. Quelli che starnazzano di migranti e zingari senza sapere che le loro parole e i loro decreti sono istigazioni al razzismo, argomenti alla violenza, cibo avariato per menti lasciate alla mercè della miseria.
Quelli che i licenziamenti non si dicono, per carità stiamo zitti e zitti tutti in televisione. Non ditelo che la cassa integrazione è quasi finita. Non ditelo ai piccoli imprenditori, che li hanno sacrificati alle banche. E non ricordategli mai che sono stati loro a voler eleggere questa gentaglia. Non dite loro soprattutto che i grandi gruppi bancari italiani hanno straguadagnato di questi tempi in cui hanno fatto le carogne con tutti. E che cali il silenzio anche sui caccia F35 che bisogna pagare adesso. Facciamo piuttosto passare come successo la valanga di soldi dati alla Libia di Gheddafi.
Quelli che tagliano le rinnovabili perché “costose”, e firmano accordi sul nucleare, o meglio sul cemento che serve a farlo, perché il resto è fumo, e anche tossico.
Quelli che depotenziano o affossano i magistrati, e nel fare questo creano i presupposti per aggirare lo stato di diritto. Quelli che mi truffano – si potrà citare in giudizio un governo per truffa? – esigendo da me un contributo fiscale che da altri non esigono. Anzi, li premiano con i condoni. Quelli che da sindaco o assessore o ministro stabiliscono che i cittadini, i medici, gli obiettori e financo i baristi sono come sbirri e sbirri devono diventare. Anzi odio anche gli obiettori in ambito sanitario: se non vuoi praticare ciò che la legge stabilisce che è un diritto, o fai cambiare la legge o cambi lavoro. Come a Pordenone si vieta l’incontro di due persone, se no è assembramento. Come a Milano si fa impunemente gli ipocriti davanti alle telecamere a proposito di alcool. Come nei campi d’Abruzzo si fanno esperimenti di controllo sociale. Come altrove i poliziotti fuori di senno vengono promossi, ammirati, difesi dagli stessi che dovrebbero ammanettarli espellerli rifiutarli almeno moralmente.
Quelli che riabilitano Craxi. Quelli che faranno ‘oh’, quando quest’autunno un sacco di gente si farà sprangare o anche sparare per affermare il proprio diritto a esistere, lavorare, protestare. Quelli che pensano che un cassonetto e tre vetrine valgano una testa rotta.
Quelli per cui, in definitiva, i ricchi e neanche tutti ma solo quelli che ti servono, non sono uguali davanti alla legge. Quelli per cui la campagna elettorale è più importante dei morti sul lavoro, dei suicidi per fame, di chi si vota al nero o alla camorra perché se no non si campa.
Questa è violenza. Questo è avere in sprezzo la vita degli altri. è giocare con la pelle, degli altri. Questi ammazzano la gente, o meglio: ne hanno comunque la responsabilità morale – e per paradosso, è proprio questo che si diceva degli extraparlamentari contigui agli ambienti delle Br.
Io li odio. Almeno qui mi sfogo, almeno qui lo ammetto: e il mio odio non sfocierà in violenza solo perché non sono come loro. Li odio anche perché loro mi odiano, sono una piccola, insignificante nemesi. E non mi consola che, nella loro vigliaccheria, hanno paura anche del mio odio vuoto. Perché chi è bulimico di potere, più di tutti, ha paura di cadere. E allora attacca.
Li odio e quel che è peggio conosco le ragioni che fomentano quest'odio: vergogna, un’indicibile vergogna per la comunità di cui faccio parte. E l’impossibilità di rinunciare a prendervi parte.
Odio questa sensazione di odiare più di qualunque cosa.
E se mi diranno che è una campagna d’odio della solita sinistra, risponderò: sì. Questa gentaglia senza onore né dignità non merita neanche il rispetto.
Cosa dovrei fare, dovrei forse amarli?

lunedì 27 luglio 2009

Azzoppata la Corte dei Conti: e anche questa è fatta

Quando il Governo, il Comune, altri enti spendono male e troppo, la Corte dei Conti indaga e di solito individua il danno e commina il risarcimento.
Visto che è utile, e visto che gentaglia d'ogni razza costume e colore è sotto indagine o sotto processo o potrebbero comunque finirci (il presidente del sepossopermettermiunconsiglio, la Moratti, Formigoni, ma anche Bassolino tanto per dire), oplà: azzoppata la Corte dei Conti.

Da repubblica.it, coraggio, leggete del lodo Bernardo.
E poi votateli ancora.

Ah. I soldi, per inciso,
sono nostri.

mercoledì 22 luglio 2009

Abruzzo: dopo il terremoto, la truffa


Ci sono cose difficili da nascondere. I Tg ci riescono, naturalmente, ma tra poco non potranno più farlo. Perché, vedete, in Abruzzo verrà al pettine dell'autunno il nodo fondamentale della politica di questo osceno e inqualificabile governo: da un lato tanta tanta televisione e campagna immagine e G8 e finti applausi quando passa Berlusconi; dall'altro, controllo e repressione del territorio. Le conferme sono facili da trovarsi: fatevi un giretto in Rete, se non ci credete. Questa, per esempio, è recente.
I campi sono strapieni di polizia, per lo più in borghese, con la protezione civile a fare anche la sorveglianza. Non si può stampare nè diffondere volantini. Non si possono stampare i giornali. Non si può manifestare. Non ci si può riunire in più di tre senza che intervenga un sorvegliante. Non si può invitare nessuno e, se si vuole far visita ai parenti, in un paio di campi, si paga. Ma a parte questi esperimenti di controllo sociale che sembrano scritti col compasso di Propaganda2, c'è la questione - assai più importante - del diritto di tornare ad abitare nelle proprie case.

All'indomani del lutto, voi cosa avreste fatto? Avreste chiesto al sindaco: ascolta, com'è che si può fare a riavere una casa entro l'inverno? E il sindaco avrebbe risposto: guarda, è aprile, stanziati i fondi, con gli aiuti e i prefabbricati offerti da Trentino e Friuli, tra Vigili del Fuoco e Protezione Civile, per fine agosto ce la dovremmo fare. Prima le frazioni di montagna, poi a scendere. Facciamo l'inverno così, e prima possibile ricostruiamo quello che non è caduto. Sensato, no? 48 comuni, il supporto dello Stato, le Regioni amiche. E soldi, tanti soldi. Sarebbe stata una lezione di civiltà e dignità.

E invece, no. Leggete come sono andate le cose, e come andranno, sul sito de il Manifesto.
Certo, è tutta una montatura dei soliti comunisti.

martedì 21 luglio 2009

Generazione "i"

è una generazione di pericolosi ignoranti, e imbecilli, e illusi, quella che plaude e loda l'ordinanza morattiana definita anti-alcool. ogni volta che lo Stato interferisce con l'educazione, che è competenza dei genitori (come quando si sostituisce alla polizia, ai medici, alla stampa o al cittadino condizionando i comportamenti collettivi) è una bastonata nei denti alla formazione di una cultura dello Stato e della Legalità, una molotov dentro la coscienza collettiva - ed è altrettanto chiaro che puzza lontano un miglio di campagna elettorale permanente.
ed è straordinario il comportamento dei giornalisti, soprattutto Rai - quanti osanna, nei servizi-clone di ieri. dietro "la nuda cronaca", mai come in questi casi, si sente un'ignoranza e uno sprezzo delle più elementari regole del mestiere. che tristezza.

meglio di me, comunque argomenta Vittorio Zucconi, che invece si ostina a pensare con la sua testa: leggete e bevetene tutti.

Voto utile



Craxi fu un innovatore la riabilitazione di Veltroni
Repubblica,15 luglio 2009

ROMA - Tante luci: la politica estera, l' organizzazione del partito, l' innovazione nella comunicazione. Poche, pochissime ombre: la principale, aver sbagliato la valutazione sul bipolarismo e sul referendum del 1991. Bettino Craxi visto da Walter Veltroni è «un innovatore», l' uomo politico che «meglio ha interpretato il cambiamento della società». Meglio anche di Berlinguer che, nel 1980, davanti ai cancelli di Mirafiori «si immolò dimostrando di non aver colto appieno ciò che stava accadendo».

No, dico: nel caso ve lo siate perso.
PaoloFloresD'arcaaaiiiss?
Lo riconosci? è il tuo voto utile, questo.

venerdì 17 luglio 2009

C'est l'amour


Non so quanti conoscano questo vecchio film da pomeriggio. Billy Wilder dirige Jack Lemmon e Juliet Mills a Ischia, con cameo di Pippo Franco e altri buoni caratteristi. Non so nemmeno perché e come accade che vi sia in qualche modo affezionato. Sarà che questi film li ho visti tutti con mia madre, sarà che davvero divertente lo è, con quel suo tipizzare gli Italiani con la mano che sa usare lo stereotipo e voltarlo alla situazione comica, al sentimento. E pensare che Wilder voleva mostrare agli inglesi e agli americani quanto poco sapevano dell’Italia e dei suoi abitanti. Non è neanche riuscitissimo, un po’ troppo ‘rilassato’ anche per quell’epoca.


Eppure a me piace. Guardo in faccia Jack come si scruta una mappa geografica alla ricerca del punto ove arriverà la prossima battuta. Guardo la stranezza svampita della Mills prendersi gioco di quello che all’inizio degli anni ’70 doveva essere un codice morale. Guardo anche i miei ricordi di un vecchio film annacquarsi nel romantico, poco sentimentale e poco stucchevole, appena brillante, ma romantico. Una storia d’amore – è difficile scrivere storie d’amore – che è senza pensieri pur avendone tanti. Per scelta, per così dire, dei personaggi. Del narratore. Financo dello spettatore che si lasci coinvolgere non tanto nel partenopeo e nella canzone, quanto nella sincera constatazione che, talvolta, non c’è limite a quanto l’innamorarsi può fare.

Avanti, avanti!
(Che cosa è successo tra mio padre e tua madre?), 1972

giovedì 16 luglio 2009

Sciortstoriez per Alessandra Daniele!

ze City è orgogliosa di concedere cittadinanza onoraria e assegnare il prezioso Negutin d'Or Fudrà d'Argent ad Alessandra Daniele, per aver manifestamente e con merito decostruito la realtà di questo mondo triste e tristanzuolo, satireggiando e svillaneggiando per mezzo di fantascienza il potere e le sue miserie, nei suoi racconti belli e bastardi. a lei e alla sua penna che nulla perdona ai turlupinatori delle coscienze è dedicata la sciortstori che segue, a suo omaggio e nella speranza che piaccia. con sempiterma stima, ze. (alessandra, lo so che c'ho impiegato mesi a mantenere la promessa, ma: ci vieni, a ritirare il premio?)

Lemmings

di Armando Barone (dedicato e per omaggio ad Alessandra Daniele)

Dall’alto della falesia artificiale, il Piccolo Uomo guardava fuori dalla finestra blindata. A strapiombo, sotto di lui, la Città dalle Mille Luci sbatteva le palpebre alla luce di un’alba grigiastra. Aggrovigliata nei tentacoli della tangenziale, illuminata al centro dalla subcentrale eco-atomica cittadina, agonizzava attorno al cuore d’uranio e di merda incastonato nel buio.
Il Piccolo storse la bocca. L’olezzo era salito fino a lì. Inutile, doveva andarsene.
Aveva fatto costuire la Grande Esse, la falesia in granito e vetracciaio, perché i dottori lo obbligavano all’aria pura, i servizi segreti all’inaccessibilità. E i tecnici di Eniformigon gli avevano assicurato che i fumi del processo di smaltimento delle acque nere a base di uranio arricchito non sarebbe mai salito fin lassù.
- Ma devo proprio fare tutto io? – gridò alla lastra di vetro blindato.
Meno male che c’era Palazzo Figa. Un Presidente dei Presidenti non può continuare a vivere immerso nella puzza. E il nuovo nome per il suo palazzo di rappresentanza lo rinfrancava assai.
- Chiamami Crotalo - sibilò allo Stanzitron.
Pochi secondi e si aprì la porta: sulla soglia apparve una gran gnocca rossa in abiti succinti.
- Hai voglia di me, mio signore e padrone? – disse la olo-gnocca con una sgradevole voce maschile, nasale e sottile.
- Croti! Cos’è questa voce orrenda?
- È la mia voce, mio Signore e Padrone.
- E perché non sento la voce della Gildona? E perché l’immagine sfrigola?
- Non so, è da stamattina che non mi funziona il sintetizzatore vocale. L’immagine non è chiara, EssePi?
- Non si vedono neanche le tette!
- Ah, ecco.
- Ecco cosa?
- Ecco perché la sua immagine ha i capelli verdi. Dev’esserci un problema al Sistema. Vuole che verifichi?
- Sì, ma prima dai l’Ordine.
- L’Ordine, signore?
Il Piccolo Uomo ebbe un moto di disgusto. Per un attimo era apparsa la vera figura di Crotalo, liscia e aggrottante le sopracciglia mutate chirurgicamente in sottili saponette alla lavanda.
- L’Ordine! Ce ne andiamo, Crotalo! L’aria è irrespirabile, qui. Prepara Palazzo Figa, e fai accendere la camera Pisellatrice, così è calda calda quando arrivo.
- Sarà fatto.
- E fai controllare il Sistema, che senza ologramma non ti sopporto.
Si specchiò nella grande parete: sì, aveva proprio i capelli verdi. E la sua gloriosa nudità stava rivestendosi di una specie di tutina blu.
- Crotalo! Cos’è questo? Perché non appaio nudo e col perticone eretto?
- Me ne occupo immediatamente, signore, ma…
- Ma?
Crotalo sospirò, e abbassò la voce.
- In verità, credo di saperlo.
- E allora?
La gnoccona-crotalo si fece ancora più intermittente. Ancheggiando con un secco culetto da uomo si portò al Grande Display e lo accese, senz’audio. Incominciarono a scorrere le immagini dei disordini di giornata.
- EssePi, il momento è difficile. Duecentoquaranta dei seicentotre presidenti tuoi vicari sono morti nell’ultima settimana. Quattordici solo stanotte.
- Morti! E come?
- Qualcuno ha inserito nel Bravo Sistema Intergovernativo Multiplo di Amministrazione Controllata una sorta di virus…
- Che virus?
Il Piccolo Uomo si stava agitando. Ricordava ancora quando dei sabotatori anarcofrocisti gli avevano drogato la camera Pisellatrice. Una settimana senza scopare e impacchi di endorfine al membro lo avevano frustrato oltre ogni immaginazione.
- È un sottoprodotto di un videogame. Anni ’80.
Il Piccolo Uomo schierò un sorriso di sollievo. Se veniva dagli anni ’80, non poteva essere così male.
- Il giocatore doveva usare personaggi antropom… degli omini, a cui assegnava compiti precisi allo scopo di trovare il modo di passare la prova… e se c’era da sacrificarne qualcuno, si prendeva la dinamite, si metteva sulla testa dell’omino e partiva un conto alla rovescia.
- Bello! Lo voglio! Ne facciamo un’edizione presidenziale! E gli omini li voglio con le facce dell’Opposizione!
- Sì, prendo nota… - disse pazientemente Crotalo.
- Gli Italiani ne andranno matti!
- Sicuramente, ma c’è un problema…
- E quale? – chiese EssePi allo specchio, chinandosi per cercare di riconoscere la sua eccitazione sotto la tutina.
- I suoi uomini sono morti esplosi. Dai resti, si arguisce che avevano tutti i capelli verdi e indossavano tutine blu.
- Ognuno ha la sua perversione, caro Crotalo! Io per esempio…
- Signore! – gridò il Crotalo, ormai tutto ometto e per niente gnoccona – Non capisce! Anche lei ha i capelli verdi, e anche la tutina, e…
Il Piccolo Uomo comprese, finalmente, il pericolo.
Si passò la mano sul glande immaginario: che fare?
- Quanto tempo abbiamo, Crotalo? – disse improvvisamente, col piglio decisionista dei bei tempi.
- Poco, temo.
- Poco quanto!
- Cinque secondi, Esse Pi.
- Cinque…
Il Piccolo Uomo si voltò di scatto verso lo specchio: sopra la sua testa, i numerini bianchi del conto alla rovescia.
- No! Non può finire così! Crotalo! Tu! Tu sei il mio migliore amico! Fai qualcosa!
- Ma certo, Esse Pi. Però nessuno può cambiare il suo destino, in Lemmings.
E con gli occhi sgranati di panico, il Piccolo Uomo verde esplose lasciando tracce di sangue e silicone per tutta la stanza.
Crotalo si avvicinò ai resti. Anche sulla sua testa comparve il numerino bianco: cinque, quattro…
- Resta un’ultima cosa da fare, prima di andare – disse sottovoce a se stesso, mentre il cielo sopra la sua chiometta verde diceva tre, due …
Si avvicinò ai resti dell’amico e, sbottonatosi la patta, ci pisciò sopra.

giovedì 2 luglio 2009

Cake/2

It's coming down
Cake, Fashion nugget, 1996

It's coming down
It's coming down
It's raining outside
You've nowhere to hide
She's asking you
Why you think it's funny

It's coming down
It's coming down
She's leaving your house
She had to get out
She's mad,
And she'll take her mattress with her

It's coming down, it's coming down...

You lie on the floor
She's slamming your door
She's gone,
And she's wearing your red sweater

It's coming down, it's coming down...

Cake/1

Sarà che sono in vena di riscoperte, ma quest'album mi è sempre piaciuto un sacco.


Friend is a four letter word
Cake, Fashion nugget, 1996

To me, coming from you,
Friend is a four letter word.
End is the only part of the word
That I heard.
Call me morbid or absurd.
But to me, coming from you,
Friend is a four letter word.

When I go fishing for the words
I am wishing you would say to me
I'm really only praying
That the words you'll soon be saying
Might betray the way you feel about me.

But to me, coming from you,
Friend is a four letter word.

Nick


e per inciso, dedicato alle mie lettrici donne: ma che figo è William Hurt in questo film. la mia scena preferita è quando si autoriprende nella videocamera.

The Big Chill


- Hai presente Il grande freddo?
- Sì. Belllo. Bella anche la…
- …la colonna sonora, sì. Ma te lo ricordi bene?
- Mh. Sì, credo di sì.
- E secondo te perché Tom Berenger alla fine va via con JoBeth Williams?
- Eh?
- Tom Berenger: il personaggio che è un attore famoso di telefilm… e la mora sposata. Presente?
- Ah, sì. Eh, stanno insieme perché era quello che avevano sempre voluto.
- …
- Forse.
- Secondo me non doveva finire così.
- E perché?
- Che senso ha? Sette amici che si ritrovano intorno all’amico suicida, e sembrano ancora gli uni fatti per gli altri. Bello. Scoprono che sono gli stessi di sempre, e anche che sono irrimediabilmente cambiati. Proprio le due cose insieme. Bellissimo. Per tutti cambierà qualcosa, dopo. Tutti si rendono conto che essere se stessi è difficile. E Tom Berenger è quello che più di tutti non sa chi è. Non sa cosa vuole. La mora, dal canto suo, si rende conto che non le piace più la vita col marito…
- Me lo ricordo. È quello che si vede in vestaglia che spalma burro di arachidi…
- Infatti. Noioso, ma affidabile. Padre di famiglia. Tutte quelle cose lì. Mentre lei vorrebbe tornare a scrivere poesie, fare un’altra vita, insomma sentirsi un po’ più se stessa, se non ho capito male.
- Come gli altri.
- Esatto. A me è sempre piaciuta questa cosa del weekend dove succede di tutto, che ti scompiglia la vita e anzi quasi te la scardina. Che ti si aprono davanti prospettive che hai sempre avuto, anche se finora ti è mancata l’occasione. Con i tuoi amici che sono quelli che ti hanno cresciuto, oltre a crescere con te.
- Mh. E perché Tom Berenger e la mora non vanno bene?
- Ma perché tutti loro in qualche modo voltano pagina – lo dice Kevin Kline, nel film – “A me invece non spiace avervi perso di vista, avevo bisogno di buttarmi nel mondo, di sporcarmi le mani”. Ma la voltano in avanti. William Hurt ritorna umano, e se ne va via con la ex dell’amico. Kevin Kline e Glenn Close stanno per vendere l’azienda, e comunque la loro fetta di casini l’hanno già passata. Infatti sono i più solidi. Sono sempre stati un po’ la mamma e il babbo di tutti. La ragazza che fa l’avvocato vuole il figlio e probabilmente si farà aiutare da loro. Jeff Goldblum vuole smettere di fare il giornalista e aprire il club. Invece loro cercano di recuperare un rapporto che non c’è mai stato, per un motivo o per l’altro. Tornano indietro.
- Come fai a dirlo? Il film non dice questo, e comunque può anche darsi che sia un errore… il finale mica è un lieto fine.
- È proprio questo, il punto. Gli altri, avanzano. In direzioni forse non previste, non è detto che di lì in poi saranno felici. Ma c’è un cambiamento. Loro sembrano voler tornare a quando dovevano finire a letto insieme. Sono due insoddisfatti: lui non si sente all’altezza di niente, è insicuro, non ha ancora deciso cosa fare della sua vita. Lei butta all’aria una famiglia, con figli, e anche lei sembra non aver capito molto di se stessa. E pare che vogliano più che altro trombare per sentirsi ancora giovani.
- E questo è male?
- Eh, certo. Tutti gli altri, in qualche modo, fanno un passo avanti. Loro, no.
- E perché un errore non dovrebbe essere un passo avanti?
- …
- Magari Tom Berenger e la mora si renderanno conto di aver fatto una cazzata. E resteranno insoddisfatti. E dovranno riproporsi il problema di cambiare cercando di stare bene con se stessi, più che l’uno con l’altra. Ma non conta niente: ognuno di questi errori li avvicinerà in qualche modo a quello che cercano.
- …
- Io almeno la penso così.
- E secondo te Lawrence Kasdam, il regista, lo sapeva che stava scrivendo una cosa così?
- Secondo me, sì.
- …
- Ha scritto due Guerre Stellari con Lucas, non dimenticarlo.

[nella foto: glenn close, kevin kline, meg tilly, tom berenger, william hurt, mary kay place, jeff goldblum, jobeth williams]