giovedì 27 novembre 2008

27/11


Quanto sangue, ancora.
Ancora.
Ancora.
Ma nel nome di chi? In nome di cosa?


mercoledì 26 novembre 2008

Milano, giovedì 11 dicembre 20.30

Giovedi 11 dicembre presentazione dell’antologia a “Le Trottoir”, piazza XXIV Maggio a Milano, con intervento di alcuni autori vincitori di “Racconti nella Rete”.

Per chi fosse interessato, ci sono anch'io.


martedì 25 novembre 2008

e-Zonta!


Nuova e-mail dallo Zontovic, che dice di stare bene, affaccendato com'è tra corsi, lavori e capatine in servizio a Genova. Nelle righe dedicate all'addobbo della sua camera, si intravede un poco di nostalgia, per noi amici e per Spaziomusica e per Daniela e Bruno. Gli ho promesso qualche altra foto da appendere. Intanto lui mi ha mandato questa, risalente a questa estate (e dal suo incipiente fratizzarsi -è il secondo da destra- intuisco che è forse vera la storiella che da loro si mangia bene...).

venerdì 21 novembre 2008

L'archivista in 30r

Per il Trentarighe (Fernandel) del prossimo mese avevo pensato a un adattamento in 30r del mio L'archivista. Poi ho deciso di mandare tutt'altra cosa. Posto qui l'esperimento, e poi tornate a leggere, perché ho in arretrato una fila di sciortstoriez lunga così.

L'archivista

Fradicio. Con l’acqua a rivoli dentro il colletto, sotto un diluvio incessante. I capelli bianchi, corti e incollati sulla testa quadrata, l’abito grigio ormai nero di pioggia. Senza scarpe e senza calzini, ii risvolti dei pantaloni alzati e i piedi rossi di ghiaia. Il volto una maschera di smarrimento, con gli angoli della bocca piegati all’ingiù. Nella mano mancina un’arma carica e lucida, poggiata su una coscia magra come un bastone.
«Non lo faccia»
Scuote la testa, alzando il mento come fanno i bambini.
«Non è giusto»
Una lama di labbra gli spacca la faccia: «Sei tu il magistrato. Dimmelo tu cos’è giusto»
«Potrei dirle un sacco di belle cose, Sereni. Tutte cazzate»
Ho i pensieri che mi scorrono in sottopancia, come nei telegiornali. ‘69 Piazza Fontana, ‘74, l’Italicus e Piazza della Loggia.
«Il fatto è che me lo deve. Vent’anni che le sto dietro, se ha bisogno di un motivo lo faccia per questo»
Ride. O qualcosa del genere. Ride coi polmoni, senza smettere di fissarmi la bocca, gli occhi. Asciuga la canna sulla coscia.
Moro e le Br. Ustica, e Bologna. Sindona, Calvi, Pecorelli. Genova.
Lui è l’ultimo. Della sua specie, della sua razza. L’11 settembre li ha spazzati via. Non servivano più. Ora c’è un nuovo dio in città.
Poi arma il cane e se la punta alla tempia.
No!
«Mi dica qualcosa, qualsiasi cosa e la lascio andare. Mi ha sentito? La lascio andare»
Ha gli occhi allagati, spaventosi. Non so che gli prende.
«Merda, Sereni! Mi dia un’ora. Dieci minuti. Me la faccia fare, questa cosa» e sto gridando.
Cado in ginocchio. Sono sfinito, più che implorare.
«Me la faccia fare»
E alla fine annuisce, gli occhi d’acqua morta. La bocca una smorfia.So che gli prende. È il terrore che ti fa assente. Il terrore che ti prende quando stai per morire.

ze Question is: e adesso che si fa, con le Banche?

Su ben 11 lettori (meno della metà dei 25 manzoniani, "niente male, quindi" - citazione per Filo), la maggioranza si schiera apertamente per l'incazzatura da banche che chiedono aiuti allo stato. Ma il termometro dell'esasperazione vede anche al secondo posto Cossiga e i suoi infiltrati, seguito dalla Carfagna e dalla Confindustria che, come le banche, chiede aiuti. A me però sorprende molto che Alfano e Brunetta siedano in fondo alla fila, ma ha ragione chi dice: "avrei voluto rispondere tutto, però si deve scegliere".

A questo punto, scaviamo nell'incazzatura. Che si fa con le banche?
Tremonti - il genio, come titolava Diario qualche anno fa - vede un prestito sotto forma di obbligazioni statali, da restituire. Questo nell'immediato.
Poi però ci sono le soluzioni a lungo termine: ne ho tirate fuori alcune, ditemi quali preferite.
E argomentate pure rispondendo al post.

mercoledì 5 novembre 2008

OBAMA 44 [òscia l'ha vinciù'l negher]

Con genuina ironia lombarda, che è una delle poche cose che non detesto dei miei corregionali, viene spontaneo constatare come si vada scatenando l'ondata del simbolo: il 44mo presidente è il primo presidente nero della storia degli Stati Uniti. Dato che l'elezione alla presidenza (purtroppo) riguarda tutti noi, non posso che essere felice del doppio progresso: vaffanculo di cuore a Bush, benvenuto chicchessia purchessia democratico e lontano da Cheney/Wolfowitz e via terrorizzando - e seppoi è afroamericano fa pure piacere.
Tuttavia, allo stesso tempo, è anche un desiderare ardentemente -oh quanto lo desidero- che questa volta il valore del simbolo vada ben oltre il colore della pelle, mutando in reale svolta quello che a oggi pare essere solo una prima volta. Che, come insegna il senso comune, c'è sempre. Chissà.
Intanto io questa mattina l'ho saputo dal presidente del Kenia. Se questo vuole dire qualcosa, lo dica.