venerdì 27 giugno 2008

27 giugno 1970

buon compleanno, Filo.

Jake moves over to the Customers table.

JAKE
How much for the little girl? The women? How much for the women?

CUSTOMER
What?

JAKE
Your women. I want to buy your women. The little girl, your daughters. Sell them to me. Sell me your children!

CUSTOMER
Maitre'd'! Maitre'd!

MR. FABULOUS
(to Jake)
Cut it out. Cut it out. The owners are gonna ask me to call the cops.

JAKE
You wouldn't do that to me would ya man?

ELWOOD
He just got outta Jolliet, he's on parole. You can't call the cops on him man.

JAKE
We're putting the band back together.

MR. FABULOUS
I said no. Absolutely not.

JAKE
(to customer)
Yo! How much for your wife?
(to Mr. Fabulous)
We're putting the band back together. We need ya man, we need your horn.

MR. FABULOUS
I can't, I really can't.

ELWOOD
We got everybody but Matt guitar Murphy and Blue Lou and we're getting them next.

MR. FABULOUS
No way.

JAKE
If you say no, Elwood and I will come here for breakfast, lunch and dinner every day of the week.

MR. FABULOUS
Okay, okay, I'll play. You got me.

giovedì 26 giugno 2008

Fiaba nella Rete

Per una volta una telefonata giunta dopo le 22.50 non mi annuncia rogne o tragedie. Una voce simpatica si presenta come Demetrio Brandi e mi invita a partecipare a LuccAutori, il prossimo ottobre. La disegnatrice d'alberi è stata selezionata per la pubblicazione in antologia.
Ricordate? Ne parlavo qui. Soddisfazione trasmessa subito alla nipote minor, cui è dedicata la fiaba, che pare abbia risposto sbattendo le ciglia sugli occhioni e aprendo un bel sorriso abbronzato. Per chi volesse saperne di più, può leggere qui l'annuncio dei selezionati e qui la fiaba.

martedì 24 giugno 2008

50 grammi, 6 cm, 20 giorni

Prima settimana senza Normannino, al mare con due tra i suoi giochi preferiti (nonna e prozia). Inevitabile la nostalgia.
Prima di partire, breve visitina dalla pediatra: mancano 50 grammi ai quindici chili, e grossomodo sei centimetri al metro. Tra una ventina di giorni compirà due anni.
Entro settembre toccherà pensare al letto nuovo.

giovedì 19 giugno 2008

Genio fottuto

Schegge taglienti numero 9 parla soprattutto dell'identikit di un fottuto genio. O genio fottuto, dipende. Come sempre, il tutto a firma di Alessandra Daniele su Carmilla.

Il giorno della marmitta

Se esiste l’Inferno – e a questo punto è una speranza – spero che il ministro Angelino Alfano sia condannato a rivivere in eterno il giorno in cui si scoreggerà addosso in un ascensore zeppo di nerboruti detenuti in attesa di giudizio, un momento prima del black out.

e-Zonta: le buone abitudini

Lo Zontovic scrive per e-mail che è tornato da poco da un’esperienza un tantino impegnativa al Cottolengo, con i ragazzi sordomuti, e di aver acquisito competenze da badante ucraina. Allega anche la foto delle buone abitudini che cerca di non perdere, tra un servizio e l’altro.
Intanto, oggi è il suo compleanno. Trentaquattro anni fa il piccolo Pannocchia emetteva i suoi primi vagiti con la
erre.

venerdì 13 giugno 2008

Viva radio uno

Non c’è confronto. Da quando ho ripescato dal fondo di un cassetto e ripilato una vecchia sony extrasottile – dono natalizio del mio oculista, ricordo, più di dieci anni fa - seguo le partite delle sei alla radiolina, come ai bei tempi del Tutto il calcio minuto per minuto post-prandiale. Ieri sera ascoltavo ammirato e finalmente consolato i passaggi arditi di un Emanuele Dotto in grande splovero sulle tribune di Croazia-Germania.
Passaggi come questi: “La Croazia ha schierato il suo giovane centrocampo come un esperto stratega, ha mosso le sue pedine e al 24’ ha dato scacco matto alla Germania Re”, “Un fallo indegno del campione che è [Ballack -ndZe], anche se, personalmente, l’ho sempre ritenuto sopravvalutato dai critici”, “Il giovane vivace e simpatico tecnico croato, che porta addirittura l’orecchino, a testimonianza della sua passione per il rock” e (rivolto all’arbirtro) “Certo che, fischiare come un tributarista qualsiasi…”.
Consolato da cosa? Fate caso alle fiacche e vuote telecronache dei colleghi Rai come Cerqueti, euforia-Nesti e compagnia bella, o ai commenti di Collovati e Bagni. Con la loro inverosimile piaggeria fino a quando l’Italia non prende gol, e il tiro al piccione subito dopo. O le interviste di Varriale, che riesce a evitare qualsiasi domanda che possa valere un commento alla partita, anche banale, perché fa più notizia sapere se lo cacceranno prima di Natale. C’è da rimpiangere persino il Caressa di Sky.
Alla radio c’è invece una grande scuola di maestri che sopravvive al precipitare della cultura sportiva nella diatriba “Chi è la gnocca più gnocca tra le mogli dei calciatori?”. E che non ha paura di esprimere opinioni, che affronta con sicurezza le pronunce ostiche, che conosce i giocatori e la loro storia sportiva personale, che quando sbaglia lo dice e si scusa, e quando sgrammatica per la fretta è perfino piacevole.
Ah. Viva la radio, cazzo.

mercoledì 11 giugno 2008

Antologia con interferenza


Per chi fosse interessato, è uscita Anonima Assassini II, antologia che raccoglie i finalisti del premio Orme Gialle 2007, per Tagete Edizioni.

Ze partecipa con il racconto L'interferenza, secondo classificato.

martedì 10 giugno 2008

Il ricatto

Allora, c’è un uomo con una scatoletta in mano. Non si dovrebbe mai cominciare una storia con “allora”, però questa è una specie di parabola o novella e se c’è stato un prima e ci sarà anche un dopo, questo è il punto in cui ci si ferma un momento a tirare le fila, viene da dire: allora?
Allora niente, c’è un uomo con una scatola in mano, e questa scatola è una bomba potentissima, e sopra la scatola c’è un pulsante rosso, come da tradizione.
L’uomo se ne sta lì. Non deve muoversi. Ha tutto quello che gli serve: la scatola che è una bomba che ha un pulsante. Lui sa che la bomba è tutto quello che gli serve.
A un certo punto –perché in tutte le storie a un certo punto succede qualcosa- passa un uomo ricco. E l’uomo gli dice: “Tu che sei ricco, vieni con me”. "Ma hai una bomba!" "Solo per difendermi: non vedi quanti poveri, immigrati e comunisti ci sono in giro?" "Vabbè, ma perché dovrei farlo?” risponderà il ricco. “Perché, con la bomba, ho il potere. Con i tuoi soldi, e con il mio potere, saremo al sicuro. Io diventerò ricco e il mio potere crescerà. Tu diventerai potente, e farai ancora più soldi”. E il ricco accetta.
Poi passa un disoccupato, ma potrebbe essere un precario: non si distinguono granché e comunque l’uomo con la bomba non è in grado di capire la differenza. Dice: “Vieni con noi”. Perché, gli chiederà l’altro. E lui: “Perché io ho la bomba, e la bomba ti proteggerà dagli immigrati che ti rubano il lavoro, dagli zingari che rapiscono i bambini e dai comunisti che li mangiano. Eppoi abbiamo i soldi”. “Sì, ma se vengo con voi –chiede il povero- mi darete un po’ di soldi?”. “No”, risponderanno all’unisono. “E un po’ di potere?” “No” “Almeno un lavoro”. “Vedremo - dirà l’uomo con la bomba - Intanto, stai con noi. Oppure vuoi stare con quelli che stanno con gli immigrati, gli zingari e...”. E il disoccupato o precario, che pensa che il martirio va bene per i poeti e i santi e i navigatori ma non per lui, accetta.
Poi passa un uomo di chiesa. E l’uomo con la bomba lo chiama: “Padre, venga con noi”. “Ma tu hai in mano una bomba”. “Certo, mi difende dagli atei e dai musulmani”. “E sei dalla parte dei ricchi, e noi uomini di Chiesa siamo dalla parte dei poveri”. L’uomo si aspettava questa obiezione, e infatti replica: “Sa quanto bene posso fare con tutti questi soldi?” “Sì, ma: l’anima?” insisterà il prete. E lui: “Meglio coltivare la vigna del Signore da padroni che da braccianti, non le pare?”. E l’uomo di chiesa accetta.
Poi passa un lavoratore. E anche a lui il nostro uomo dice: “Dai, vieni con noi”. “Se accetto, mi darete più soldi, premierete le mie capacità e mi farete vivere tranquillo?”. “No –risponderà l’uomo- però dove sta il potere, stanno i soldi. Infatti il ricco sta con me. E anche il povero. Come vedi, è una scelta bipartisan. Le tue capacità, ne abbiamo un gran bisogno: sei tu che mandi avanti l’azienda-Paese. E poi, se non ti senti tranquillo con noi, che siamo così forti…”. Il lavoratore è tentato di accettare. Però non è sicuro sicuro. “Come faccio a sapere che non sei un padrone peggiore del mio?”. “Non puoi: devi fidarti di me. Del resto, hai forse alternative?”. E finisce che, dopo averci pensato un po' su, anche il lavoratore sta con lui.
Poi passa un intellettuale. La proposta dell’uomo è ghiotta, ma così, su due piedi, non accetta. “Come vuoi, però se stai con me avrai sempre un mercato, anzi un pubblico, un grande grandissimo pubblico” “Non mi chiederai di parlare bene di te?” “Non ne ho bisogno: come vedi, tutti quelli che dicono qualcosa contro di me, ormai, non hanno grande pubblico. Sai com'è: business is business, e quello che vendo io va alla grande”. Per forza, pensa l'intellettuale, hai tutto tu. E comunque, visto che si guadagna il pane con le cose che dice e che fa, accetta. Almeno potrà dire a tutti un sacco di altre cose che gli stanno a cuore.
Poi passa un uomo di sinistra. E persino a lui il nostro uomo propone il patto. “Vedi, io voglio essere l'Uomo con la Bomba di Tutti. Facciamo la pace, dai –dice- e vedrai che le cose andranno molto meglio per tutti”.
Ma l’uomo di sinistra non accetta: “Hai le armi, e a me non piacciono. Hai nelle tue mani il potere, e in democrazia il potere dovrebbe averlo il popolo. Hai i soldi, e non li usi se non per avere ancora di più e non spartire nulla con altri. Hai la religione che ti affianca, e per me lo Stato è laico. Per me tutto questo è un cattivo esempio. Dovrei saltarti alla gola, piuttosto”.
“Vedi, se mi salti addosso – risponde l’uomo, imperturbabile - tutta questa gente, quella che chiami fratelli, compagni, uguali, mi difenderanno”. “E se invece non lo facessero?” “Lo faranno, eccome – replica l’uomo - perché sanno bene che, se per caso dovessi premere questo pulsante, sarà meglio non trovarsi vicino a dove ho messo la bomba. Per esempio lì, dove sei tu" "Ma è un trucco: se premi quel pulsante salteranno anche loro, anzi qui saltiamo tutti" "Già - annuisce l'uomo con la bomba - non ti pare una buona ragione per fare pace, all'ombra della bomba?".
E l’uomo, che fino a poco fa era di sinistra e pensa che un mondo senza bomba sarà pure possibile ma per ora non se ne parla proprio, accetta. Guardando la bomba più da vicino, vigilerà che non venga mai schiacciato il pulsante, e attenderà che l'uomo si addormenti per disinnescarla. O forse per impossessarsene, in nome del popolo sovrano.

The Bomb, Carpenter e il bullismo

La nuova puntata di Schegge Taglienti, di Alessandra Daniele.

Aiuti papà a fare le foto per i documenti?


mercoledì 4 giugno 2008

Gomorra - di Matteo Garrone


Prima il giudizio: cazzo che bel film che ha fatto Garrone. Alcuni commenti che mi hanno riferito: sì, ma se non hai letto il libro non si capisce chi sono quelle persone, cosa c’è dietro; sì, ma è un po’ un documentario. In più, c’era il fatto che Gomorra fa notizia, che è stato a Cannes e che ha vinto un premio prestigioso, per cui occorre sempre mettere in preventivo aspettative e clamori di stampa. Bien, ho cercato di non farmi influenzare. Tanto più che non ho ancora fatto a tempo a leggere il libro.
Ramazzo il campo per liberarlo dai commenti altrui: per comprendere ciò che accade non serve aver letto il libro. Andare oltre avrebbe significato fare un documentario. E no, non è un documentario, perché racconta storie senza denunciare nulla. E Cannes lo ha premiato proprio per questo. Adesso spiego perché mi viene da dire così.
Il film è una narrazione di quattro storie che si rincorrono e si accavallano in un luogo che è reale e al tempo stesso simbolico. Fin dalle prime inquadrature capisci che i caseggiati della periferia dove spadroneggia la gente di camorra sono una realtà extraterritoriale (è anche l’effetto dei sottotitoli per comprendere i dialoghi, in dialetto campano), una zona di confine (sorvegliato e sottratto al controllo delle guardie), un campo di battaglia (la guerra tra clan). Nell’atmosfera asfittica di miseria e ostentazione, coca pistole banconote e catenazze d’oro, ci sono panni stesi e borse della spesa, videopoker e caffè alla napoletana, matrimoni gioiosi e cruenti ammazzatine. Un microcosmo che non solo sai che esiste, e proprio lì dove ci ha detto Saviano, ma che –per come è raccontato, ed è questo il miglior pregio del film- può esistere in ogni luogo. Le quattro storie sono storie di vita di quel microcosmo, da cui emergono le vicende di alcuni personaggi. Scelti per essere rappresentativi di quella realtà, certo, ma quello che ti rimane addosso è il fatto di scoprire, con una punta di panico, che non sono poi tanto diverse, straordinarie, extraterritoriali.
Insomma non riesci a dire: non mi riguarda. Sono vite umane, quelle. Immerse in un contesto che non è e non può essere il tuo, ma che finalmente (sottolineo: finalmente) si lascia penetrare dal nostro sguardo - primo passo per arrivare a comprendere.
Il film non serve a denunciare o svelare: stupisce perché la mano del regista (felicissima anche tecnicamente) è talmente trasparente, nel guidare il film e gli attori verso il finale, che basta semplicemente guardarci attraverso. E quello che vediamo è vita vissuta, reale, che si racconta in qualche modo da sé. Quello che viene chiesto è di osservarla nella sua realtà, e niente altro.