giovedì 31 gennaio 2008

phew?

Era scritto -e carta canta- nella Finanziaria: i soldini dell'extragettito vanno ai lavoratori dipendenti e alle famiglie. Ora, in pieno dopo Mastella, che succede?
Qui il buon Galapagos ci rassicura. La mia illazione è che, assieme a noi, stia rassicurando anche se stesso. L'impossibile è sempre dietro l'angolo.

Da Il Manifesto di ieri.
La legge finanziaria per il 2008 prevede che tutto l'extragettito derivante dalla lotta all'evasione fiscale sia destinato al sostegno del lavoro dipendente e delle famiglie più indigenti. Proiettando i dati di gennaio si può stimare, anche in presenza di un rallentamento dell'economia, che il tesoretto disponibile si aggira sugli 8-10 miliardi di euro.

martedì 29 gennaio 2008

ZE QUEZTION!

Come forse saprete, mi rifiuto ostinatamente di credere ai sondaggi. Proprio per questo, ne ho messo uno anch’io. Questi i risultati del sondaggio di gennaio.

Su un campione assai rappresentativo delle visite al blog (12 navigatori è praticamente il 100% dei miei lettori: la metà per difetto di Manzoni, non mi lamento), alla domanda piace, la nuova versione di ze City? ben il 41% ha risposto bello! e il 33% adoro tutto ciò che fai, darling, i mmsì meglio sono il 25% e i mah sono zero.

Ora avete tempo fino al 15 febbraio per rispondere al nuovo e altrettanto inutile ze queztion qui a lato. Dato che a breve di sondaggi ne avremo strapiene le orecchie, diciamo che questo può essere un buon antidoto. Al bar sport di ze City si discute di elezioni.
Chi vorreste al governo tra questi? Potete votarne anche più di uno.

Presidente la prego

Caro Napolitano, per favore: li convinca lei. Porti anche la Clio, che la sa lunga. Prendete per la manina quest’accozzaglia di imbelli, tutti quanti e dica: adesso basta, si fa come dico io. La prego, un governo con questa legge elettorale è l’ennesima sòla.
Non ne possiamo più.

Piuttosto che

Leggendo la diretta su repubblica.it c’è da disperarsi. Pronostici: Marini per legge elettorale e riforme costituzionali, con Unione e Udc, ché poi le riforme non le faranno, ma la legge speriamo di sì; oppure voto con attuale legge e quindi vince Berlusconi, perché l’Udc aspetta solo che cambi il vento. Piuttosto che tenerci questa legge, preferisco Marini. E questo lo dico ingoiandomi un rospo che non andrà mai via: non ne posso più di essere costretto a pensare col ‘piuttosto che’ davanti.

venerdì 25 gennaio 2008

E adesso

Ipotesi a. Reincarico a Prodi, rimpasto con altra (diversa) maggioranza: non praticabile, negata dallo stesso Prodi perché non ce l’ha, un’altra maggioranza.
Ipotesi b. Incarico ad altri (Amato, D’Alema), con missione riforme costituzionali e legge elettorale: improbabile, per la difficoltà di reperire una maggioranza che non renda inutile la forzatura.
Ipotesi c. Governo tecnico, con missione legge elettorale: probabile, perché alla legge non si arriverà mai, ma ci vuole qualcuno che governi fino al referendum e alla conseguente legge elettorale: cosa che piacerebbe a Napolitano perché votare con l’attuale legge fa davvero orrore.
Ipotesi d. Elezioni anticipate con l’attuale legge elettorale: molto probabile, perché a tutti, tutto sommato, interessa schivare il referendum.
Ipotesi e. Scioglimento delle Camere e indizione Assemblea Costituente per riforme e nuova assemblea legislativa, a cui non possa partecipare alcun eletto nelle ultime cinque o sei legislature: pura utopia.

Diario #3

Questa la parte più difficile da spiegare.

[24/07/2006, parte 3]
Difese
Dove sono le mie difese adesso.
Ho la tensione ancora addosso. Ho ancora la sensazione che se non faccio tutto bene perderò qualcosa. Sbaglierò senza rimedio. Sono stanco. Ma non provato fisicamente. È come se questi giorni mi avessero prosciugato la mente e non fossi più in grado di articolarmi le emozioni. Che hanno un loro linguaggio e adesso non le capisco più. Dovrei lasciarle fluire, ma non voglio mettermi a piangere, a gridare. Non voglio confessare di aver paura del giudizio dei medici, degli amici, dei colleghi. Per aver sbagliato, per non aver sbagliato, per quello che è sbagliato.
Accetto l’idea che lo spavento mi abbia reso vulnerabile. Di non avere ancora gli anticorpi, e di essere quindi ancora esposto al virus. Accetto anche che questa ansia sia riconducibile a qualcosa che, in fin dei conti, posso imparare a conoscere, e poi controllare. Accetto di non essere ancora riuscito ad avere lo spazio di ricostituzione, il mio angolo libero, il mio silenzio chiarificatore. In passato mi ha guarito una notte insonne, oggi non posso permettermela. L’angoscia mi separa da me e non posso e non devo permetterle di prendere il sopravvento. L’autoanalisi, sì. Ma ora non ho il tempo di farmela. Di propinarmela come una siringata di qualcosa.
Però ancora non accetto il fatto di non riuscire a mettere a fuoco questa stretta al collo dello stomaco, quasi soffocante, che chiamo nostalgia – perché se fossi lì, con lui e con loro, starei meglio, mi renderei conto di persona, userei il mio metro di valutazione, per quanto imperfetto, traballante, starato possa essere.
Il fatto di aver lasciato a casa oggi una grossa parte di me, e di non vederla e sentirla solo al telefono, come se fosse indifesa agli attacchi dei predatori.
Se tutti e due dovessero combattere, io non sarei là. Ed è tutto ovvio, e niente all’improvviso è ovvio. E questa ingovernabile sensazione e situazione dentro.
Che basti dirla?

giovedì 24 gennaio 2008

freeZer: idee fresche di giornata

Inauguro oggi una nuova categoria: un po’ come le goodnews di Report, un po’ come le notizie di Dispenser, posto qui dei micropezzi originariamente pensati per una rubrica giornalistica su La Provincia Pavese.

L’alternativa
Pena alternativa, energia alternativa. Lo hanno fatto le Case Circondariali di Torino e Roma, tanto per fare un esempio, ma anche altre carceri in tutta Italia. Formare i detenuti con corsi specializzati sull’impiantistica a energia solare, cogliendo l’occasione per ristrutturare le strutture e mettere pannelli solari o fotovoltaici sui tetti. Bella idea, davvero. A Pavia, cosa ci manca? I detenuti di San Gallo otterrebbero un rimborso spese e la possibilità di esercitare un lavoro qualificato a fine pena. L’amministrazione penitenziaria risparmierebbe parecchio. E se anche il Comune volesse risparmiare, possiamo pensare anche ad altro: per esempio, corsi per selciatori e posatori, di cui le vie storiche di Pavia hanno sempre bisogno, o per la pulitura dei delicati palazzi storici, o per smaltire e reimpiegare gli scarti della nostra raccolta differenziata.

Una e-mail da Luca Mercalli

Dalla sua postazione di nimbusweb (vedi link a lato), Luca Mercalli mi scrive in risposta a una mia segnalazione: gira in rete un file .ppt sulle cosiddette scie chimiche, residui di esperimenti per il controllo del clima, potenzialmente pericolose per l’organismo e per l’ambiente.
Non sarebbe la prima viral-bufala, e allora ho scritto alla mia nube tutelare, ovvero l’Unico Meteorologo Di Cui Ci Si Può Fidare.
Responso: sì, è una bufala.
Cestinate, gente, cestinate.

Paura, eh?

Buone notizie: Sono tra gli undici finalisti del Concorso Orme Gialle, Premio “Mario Casacci” per la narrativa poliziesca, con il racconto L’interferenza. Il 2 febbraio a Pontedera la graduatoria finale e la premiazione.

E sarà il Nostro a premiare il vincitore.

martedì 22 gennaio 2008

Due o tre cose da ricordare

È cominciata la campagna elettorale. O meglio, la Campagna Elettorale Permanente sta per uscire allo scoperto. E allora non è un caso che il ticket Ruini-Bagnasco ci mandi a dire che il Governo è al collasso, mentre Dini chiede la sfiducia Pecoraro Scanio e l’Udeur esce dalla maggioranza ed entra in Tribunale. Non è un caso che da giorni Berlusconi temporeggi sulla bozza Bianco (oggi o domani l’esame in commissione parlamentare) per la legge elettorale, cambiando idea anche due volte al giorno.
Ricordiamoci di loro.
E a voi che da anni andate ripetendo che dei comunisti non ci si può fidare, perché Prc fece cadere il governo Prodi per una bazzecola come la Guerra nei Balcani, dico: guardate chi fa cadere il vostro amato centrosinistra, per il giusto e documentato motivo che non gli danno neanche uno sgabellino da cui continuare lo spoglio dei nostri redditi a favore dei loro amici più o meno furbetti.
Dini, che tanto vi piacque nel ’96, quando con stile diplomatico fece quella sua riformona delle pensioni. Che britannico aplomb, il Lambertow, quando definisce “persecuzione” una normale indagine della magistratura sulla bancarotta della moglie. Esattamente come fa Mastella (quello dell’indulto, ricordate?) per il quale i fatti de La Sapienza sono niente meno che una trama del Governo. E cosa dire di Ruini, che dopo aver di fatto proibito i Pacs e impedito la revisione dell’oscura, inefficace e anticostituzionale legge sulla fecondazione assistita voluta dal governo Berlusconi, ha riaperto le ostilità con la revisione della 194. Un salto indietro di oltre trent’anni. Col suo capo che alla prima uscita pubblica sceglie come lettura una difesa delle fede storicamente legata alle guerre religiose contro i Mori (ricordate?).
E a voi che avete salutato il Pd come forza di rinnovamento e Grande Partito Moderno e Imbattibile, che ne pensate di Rutelli e Franceschini in Piazza San Pietro alla corte di Ruini a dire ‘mai più’ a una più che banale contestazione di una decisione presa dal rettore senza consulto del senato accademico? O forse avete creduto alla barzelletta dei 67 professori e qualche gruppo di studenti che impediscono a un papa di parlare.
Di Prodi che annuncia di rifutare le dimissioni di Mastella e di ‘accoglierlo a braccia aperte’ se torna? Di Veltroni (quello della legge elettorale, ricordate?) che dice che il Pd, qualunque sia la legge, correrà da solo.
A voi invece che invocate elezioni subito, voi che non so come riuscite a votare per queste destre arroganti e incompetenti, ricordo l’indegna scena di Cuffaro che grida –come Mastella! Come Dini!- alla persecuzione giudiziaria. A voi di Milano che avete votato la Moratti e dunque ve la meritate fino in fondo, ricordo che è quella che sta regalando Milano a Caltagirone, che ha istituito un balzello ipocritamente chiamato ecopass (!), che ha vietato l’accesso agli asili nido ai figli degli immigrati senza permesso di soggiorno, che da ministro fece scempio della Pubblica Amministrazione - tanto che adesso non si riesce a tirar su nemmeno con le Finanziarie. Che il vostro presidente regionale è il Formigoni pluri-inquisito per corruzione che ha autorizzato la restrizione dell’applicazione della 194 in due grandi cliniche di Milano.
Infine a voi tutti che “Ma allora vuoi che torni Berlusconi?”, dico: di grazia, cosa si è fatto per impedire che tornasse?
La prossima volta, quando andate in cabina elettorale, ricordatevi che non è Dio, non è Berlusconi, non è Stalin a guardarti mentre metti la croce. Ma sono i tuoi figli, e i figli dei loro figli, che ti guardano. E che la responsabilità dello strato di merda in cui stiamo affondando, quando scaveranno nel passato, sarà ascritta a voi. A tutti noi. Con assoluta certezza. Senza neanche bisogno di usare il carbonio 14.

lunedì 21 gennaio 2008

Rilancio: leggete Alessandra Daniele

Su Carmilla la seconda puntata della sua rubrica Schegge taglienti: leggetela, ne vale la pena. Poi cliccate sul menu racconti e leggete i suoi mini-racconti di fantascienza. Come già scritto, sono diventato un suo fan. Sappiatemi dire.

John Edwards e le mani nella forbice

Da Il Manifesto di sabato, uno scorcio di campagna elettorale USA che ci aiuterà a salvarci dalla saga Clinton-Barak Obama. È l’annuncio del ritorno del ‘perdente’ John Edwards, uno di quelli che ha deciso di mettere le mani nella gigantesca e iniqua forbice tra ricchi davvero e poveri davvero, nell’ottica di una reale redistribuzione dei redditi a favore di quelli più bassi e di una middle class in pericolosa caudta libera sul filo della lama più bassa.
Qui sotto solo titolo e anticipazione, l’articolo intero lo trovate qui.

Il candidato dell'altra America
John Edwards è l'unico candidato a fare campagna nei distretti più poveri del paese. Vuole spostare le tasse dai salari alle rendite finanziarie, nel suo programma c'è la sanità per tutti. Per le imprese è un nemico, i media lo ostracizzano Samuele F. S. Pardini

e-Zonta

Lo Zontovic mi ha scritto per e-mail. Sta bene, anche se lamenta poca confidenza con l’alzarsi presto e la rinuncia alla pennica – è l’unica persona che conosco che è riuscito a mantenere i ritmi da studente anche al lavoro – e preannuncia l’inizio di un mese di esercizi spirituali in totale silenzio. Felice, come sempre, che alla tavola non manchi mai il vino e il proprio sano appetito. A questo punto, ripubblico qui il post che avevo scritto a dicembre.

[18/12/2007] Scelte
Lo Zontovic mi va tra i Gesuiti. E ce lo dice via e-mail: di qui a poco parto per il noviziato, destinazione Genova, torno tra un cinque-sei mesi, vediamoci per una birra.
La birra tre settimane fa. C’era stato il tempo per metabolizzare la notizia e poi dell’altro tempo per farsi raccontare cosa è successo –anzi cosa succederà.
Due anni, poi i voti, poi padre Claudio andrà avanti. E nel frattempo sarà in servizio permanente ed effettivo. Lui. Sempre stato ragazzo di fede, e anche un quasi comunista.
Oggi ci penso e mi torna in mente. E mi manca.
È strano: forse sapere che non è qui in giro in bici o al Borromeo a impilar libri, che non si può telefonargli, che non puoi mandargli una e-mail… me lo fa sentire più lontano.
Claudio, oltre ad avere un DNA che lo qualifica nei primi dieci Uomini più Buoni del Pianeta, è una di quelle persone che c’è sempre anche se non lo senti mai. Anche perché basta andare in centro e prima o poi lo incontri che sfreccia in bici, ed è sempre esattamente come se vi foste salutati cinque minuti fa.
Di qui i sensi di colpa: ma che diavolo, come ho fatto a non accorgermi che stava maturando una scelta di vita così drastica, definitiva, che somiglia a una fuga. E l’immagine di uno Zontovic che suona il liuto con saio e tonsura francamente era troppo.
Questi e altri pensieri li ha fugati lui stesso durante quella serata: i Gesuiti sono i fricchettoni della Chiesa, sapete, no niente saio, molta azione di strada (case accoglienza e assistenza), poco conformisti e severi pauperisti. E poi che diavolo vuol dire fuggire: anzi, è un immersione nella società. E volendo ci sono le missioni. E comunque mica è una malattia: è una scelta, e non ha niente di più drastico di altre decisioni come la mia, sposarsi e avere un figlio.
Cacchio, quanto è vero. Quanto sono sciocco e prevenuto. Quanto sono stato superficiale. È che non sono abituato a considerare questa chiesa come possibile scelta. Troppo distante, arci potente, nemica di tutto ciò che non è se stessa, imbastardita dalla volontà di rivaleggiare nel comando. Certo, ci sono gli esempi dei preti veri, quelli che si spezzano la schiena e rischiano la vita nelle periferie e nelle missioni. Ma quelli sono uomini veri, che abbiano la veste o meno è un accidente della loro educazione. O forse no. Forse hanno capito qualcosa che io non ho capito. O hanno avuto la pazienza di decifrare un linguaggio di cui capisco poco, e sempre meno col tempo che passa.

Diario #2

Ora che ho riportato alla giusta distanza e dimensione quegli episodi, queste righe perdono un poco delle vibrazioni terapeutiche che mi diedero allora. Però credo siano un poco interessanti, come testimonianza di un’autoindagine e per il tentativo di definizione di un’inafferrabile paura. Niente più di questo.

[24/07/2006, parte 2]
La serpe
Eppure è spaventoso. La paura non conosce razionalizzazioni. L’ansia impedisce di afferrarla con sicurezza per toglierle il veleno e renderla inoffensiva e passare a conviverci. Ho il dubbio di aver solo recitato la parte dell’albero in tempesta: restare saldo e sicuro, perché la Normanna non crollasse; perché l’ho pensata più fragile di me e la depressione è un confine sottile, non volevo che lo varcasse. Perché se avessi ceduto l’avrei trascinata giù con me e non era il momento di affogare, ma di reagire, e nuotare fino a terraferma. Ora sono io che annaspo, anche se ormai sulla solida rena, guardandomi alle spalle e davanti allo stesso tempo, tanto che non riesco a camminare in linea retta. Senza sapere se appoggiarmi o no a lei, che ora respira a pieni polmoni e decisa punta all’impossessarsi del suo ruolo in queste settimane, tra mille dubbi sinceri ma senza mentire a se stessa. Forse dovrei. Parlarne, dico. Ma è ancora troppo presto. Non è comprensibile a chi non ci passa, ed è troppo gravosa per chi l’ha conosciuta. Non posso ancora, non ne so abbastanza. Non riesco ad avere abbastanza silenzio per ascoltarmi e decidere come prendere questa nera paura di non saper reagire con prontezza, di non esserci se e quando c’è emergenza, di non poter arrivare in tempo – e allora questa è l’ansia che travalica le mie difese: non tanto la paura stessa, ma che la paura vinca.

venerdì 18 gennaio 2008

L’inattendibile quota 90

Settimana di febbre, tra influenza e denti (quanti saranno? ho perso il conto dopo il dodicesimo), tosse e adesso nausea. Ma l’epidemia (lunedì scorso al nido pare fossero in 2, i bambini, sui 15/16 che ne conta la sua classe) tutte le feste si porta via, e non c’è niente da fare. Il Normannino è a casa della nonna, non potevamo fare altrimenti. Bello allegro, sgambetta tutto il giorno (cammina da novembre) e sciorina il suo repertorio da Bambino Sleale, con tanto di carezze, testa in grembo, sorrisi spaccacuore, morsi sul naso e improbabili avventure linguistiche (dirà sì e no dieci parole, con cui gioca a volte per decine di minuti). Prima che si ammalasse lo abbiamo misurato con metodo rigorosamente scientifico e innovativi strumenti ad alta affidabilità e precisione: sdraiato sul lettone, con il libro-metro della Pimpa. Secondo le ultime rilevazioni, sfiora o ha raggiunto quota 90 cm di lunghezza. Metà esatta del suo orgogliosissimo babbo.

Diario #1

Questo è un brano del ‘diario’ che non ho mai pubblicato. Faceva male, allora. Era il 24 luglio 2006, il Normannino aveva appena 9 giorni. Era stato una settimana in ospedale per un episodio di disidratazione. Niente di drammatico, forse, ma in quei giorni era tutto terribile. La corsa in macchina alle quattro del mattino, l’incubo al neon dell’ospedale deserto, l’afa della notte a 38 gradi, il pianto inconsolabile del bimbo e le lacrime della Normanna, troppo debole dopo una dimissione frettolosa e ancora provata. Desolata mentre guarda colostro, e non latte, uscire dal seno. Inadeguati, impreparati, irresponsabili, quanto ci siamo sentiti negati e indegni, terrorizzati, sfiancati dallo sforzo di rimanere aggrappati a noi stessi, per sfuggire al buio interiore.

[24/07/2006, parte 1]
Cieco
Se almeno mi passasse l’ansia. Il nodo allo stomaco, la testa che fluttua, le gambe che tremano tutto il giorno. Non sono abituato all’ansia. Non la tollero bene, come tutto ciò che non capisco bene. Sono abituato a razionalizzare, io, è una difesa per rimanere lucidi. Non sono abituato all’opacità della mente, come se non potessi scorgere chiaramente i miei stessi pensieri, a passare le giornate allargando i polmoni per allentare la presa sullo sterno. Solitamente so chi sono e cosa sto facendo. O ne ho per lo meno un’efficace illusione. Solitamente ho il controllo di ciò che mi accade, per lo meno quando c’è necessità di rispondere. Di fare qualcosa. Di difendermi e proteggere. Solitamente, quando qualcosa di imprevisto e pauroso o solamente preoccupante accade, mi dico per prima cosa: sono fatti di natura, umani come la mia carne e il mio sangue. Quindi, anche se non li conosco o non li so definire, sono parte di un sistema finito. Accettarli è la prima regola per comprenderli. Basta studiarli per impossessarsene. Basta darsi tempo per impararne i contorni, come nel linguaggio dei ciechi.
Questa nuova dimensione mi deve aver aperto, spalancato una botola segreta sotto i piedi. Da cui ora non esce che il puzzo di paura. E senso di colpa, per non aver evitato il ricovero al piccolo. Per avergli fatto, involontariamente e inconsapevolmente, del male. E questo - oh, è tutto spiegabile, come io l’ho spiegato e fatto accettare alla Normanna: non sapevamo, non eravamo preparati, si deve andare per prove ed errori, necessariamente, noi come tutti gli altri. E comunque non è stato un dramma e si è risolto in fretta e adesso sappiamo come fare perché non accada più. Tutto naturale, umano. Comprensibile. Accettabile. Eppure adesso sono qui, con la bocca secca, mezzo respiro per volta.

giovedì 17 gennaio 2008

Amalgamation Polka

Il solito ottimo consiglio di Andrea Grisi, della Libreria Il Delfino di Pavia [messaggio pubblicitario gratuito]. Un racconto epico di quel che resta di forte e imperituro del sogno americano, l’utopia dei suoi fondatori, i valori universali: liberty, amalgamation, peace.
Per ritrovarli dobbiamo tornare nell’Ottocento, alla Guerra di Secessione, accompagnare il protagonista Liberty (!) Fish dalla sua nascita alla sua formazione abolizionista, al suo viaggio prima da soldato e poi da disertore fino all’estrema frontiera del suo spirito, che è quello del suo tempo.
Amalgamatori, li chiamano sprezzantemente gli antiabolizionisti, ai quali un mondo senza l’istituto della schiavitù e fatto di pari dignità ai neri di pelle è estraneo quanto la poverbiale bicicletta per il pesce. E il viaggio del nostro Fish (!), ragazzo qualunque dalla dialettica indomabile e il cervello saldo al timone della sua vita, parte dalla sua educazione libertaria a cura di genitori militanti abolizionisti nello Stato di New York e giunge fino alla sua nemesi, lo schiavismo del nonno latifondista in South Carolina, personaggio che troverà ormai folle e feroce – eppure neanche questo lo farà desistere dal seguirlo, nell’intento di conoscere, di trovare risposte, sopra tutto guardare da vicino il demone interiore che ha torturato la madre in tutti quegli anni.
Liberty esplora il dolore per ritrovarne le ragioni, in un viaggio attraverso un’America e un Secolo da circo, eccessivo, ingenuo, violentemente vivo fino al grottesco. E attraverso quella spaventosa macelleria che fu la Guerra di Secessione, la cui mortale insensatezza spinge il ragazzo ad andare a cercarne il senso. Del resto, la storia del suo Paese e della sua famiglia si somigliano, e il rimedio alla tragedia giunge solo alla fine, quando compare una parola (Amore), che in sé riassume le sue conquiste di uomo e le promesse a cui il suo Paese ora deve rimanere fedele: pace, solidarietà, fratellanza, uguaglianza. Le solite di sempre, eppure: quanto paiono lontane da qui, ora, in questo mondo.

Amalgamation Polka, Stephen Wright, Einaudi 2007

mercoledì 16 gennaio 2008

Far kozy

No, è interessante, davvero. Per quale diavolo di motivo si legge e si sente dire (su giornali, in radio, in tv) che qui ci vorrebbe Sarkozy? ‘Qui’ inteso in Italia e riferito a: la maggioranza che non si decide sulla legge elettorale, la questione dei rifiuti in Campania, la mini-rivolta de La Sapienza per la visita del Papa.
Di grazia, cosa piace tanto di Sarkommander? La sua immagine di Uomo Forte e Presentabile? E su cosa si dovrebbe basare quest’idea di uomo dalle idee chiare e polso fermo, a parte i suoi problemi sentimentali?
Sul fatto che di siffatto tipo d’uomo noi non ne abbiamo, al governo e tanto meno in parlamento, e che ne abbiamo tanto taanto bisogno?
Perché in Italia, in tv e sui quotidiani, sono poche le notizie d’Oltralpe che non contengano il nome Carla Bruni. Dunque: come fanno i tele-elettori italiani ad avere una così bella opinione di mr. S?Per aprire un simpatico siparietto gossip sul destino politico ed economico della Francia sotto Sarkozy -in mezzo a ben più serie e ponderate considerazioni sugli affaires suoi, della moglie e della sosia di Fiorello (ricordate VivaRadio2?)- giro la domanda alle mie due parigine preferite, virginie e rapida: a voi che sembra, mr. S? E c’è davvero qualcosa che può tanto piacere a noi sventurati?

Morto Bin Laden, non se ne fa un altro

Dal sito di Giulietto Chiesa, posto uno stralcio dell’articolo Osama Bin Laden è stato ammazzato. L’affermazione di Benazir Bhutto, in diretta tv a novembre su Al Jazeera, è dirompente, ma pare che nessuno abbia osato riprenderla. E adesso è un po’ tardi per chiederle delucidazioni.
Benazir dice, testualmente che "the man who murdered Osama bin Laden" è Omar Sheikh. Ho controllato (e molti prima di me): le labbra dicono proprio così. Qualcuno ricorderà che Omar Sheikh è quell'agente del servizio segreto militare pakistano ISI che trasferì 100 mila dollari a Mohammed Atta il giorno prima l'attentato dell'11/9. Qui finisce la notizia e comincia lo scandalo, anzi una matrioshka infinita di scandali, uno dentro l'altro.Il primo è sbalorditivo. Al Jazeera ha la notizia in diretta. Il suo conduttore, David Frost, uomo esperto, sembra non accorgersene. Non interrompe Benazir, non chiede chiarimenti.Il secondo scandalo è il silenzio di tutti i media occidentali (e ovviamente italiani). Anche se Benazir Bhutto avesse detto il falso la sua dichiarazione sarebbe stata una bomba atomica nel panorama mondiale. Se non altro per essere smentita. Invece nulla. Silenzio.

NIUZ FROM ZE BLOG

ze City si è data una rinfrescata, e questa che state leggendo è la sua nuova versione, su piattaforma blogspot. Strade e piazze sono più o meno le stesse, e se aguzzate la vista scoprirete facilmente le differenze. La versione su piattaforma kataweb per un po’ la troverete al solito posto, e potete facilmente arrivarci anche da qui, usando l’apposito link. Diciamo che non la cancellerò fino a quando non avrò terminato il trasloco di qualche post che vorrei sopravvivesse.
Conzigli: nei link delle riviste letterarie c’è un sacco di buone cose da leggere; per le previsioni del tempo usate il link di nimbusweb, la rivista della SMI a cui collabora anche Luca Mercalli; come ben sapete, solo di lui ci si può fidare.
Qualche nota a piè pagina: le puntate di Nanu Jimenez ricomincerò a pubblicarle quando saranno finite, sennò faccio promesse che poi non riesco mai mantenere; del ciarpame di bar sport e deili mirro non salverò nulla, così come i pezzi di ruba libre e di quasi tutte le altre categorie, tranne bollettino, in cui confluiranno i post sul normannino, qualcosa da abaut ze che selezionerò man mano e un lunghissimo pezzo del 2006 che allora non mi sentivo di pubblicare.
Finito il trasloco, comincerò a usare meglio e più spesso il blog: ho un’ideuzza di publicare anche mini raccontini, anche a puntate, ma chissà cosa mi passerà per la testa da qui a qualche settimana. Se volete che tenga qualcosa, fatemelo sapere: commentate, gente, commentate. Se volete, potete partecipare anche al ze queztion qui a lato.