venerdì 30 maggio 2008

Pane francese

Un piccolo omaggio alle mie due blogger preferite. A cui dico subito che, se è verosimile, non è colpa mia. Io volevo solo mettervi in scena, in carne e nick.

Pane francese

Da qualche parte, a Parigi.
- Credo sia un dono, sai?
- Quello, o troppo vino francese, o troppi rimedi casalinghi.
Virginie e Cecille erano distanziate da un bancone di legno e storie diverse e qualche decina d’anni in cui avevano vissuto senza nemmeno sospettare l’esistenza l’una dell’altra.
La cronaca di quel pomeriggio parve ignorare l’una e l’altra e financo l'ultima cosa.
- O troppo dolore - aggiunge Virginie.
Ma abbassando la voce si guardò in grembo, come fosse roba sua.
- Non so… sì, c’è stato un momento di merda, in cui faceva male anche uscire di casa. Che c’hai sempre la sensazione che te lo leggano in faccia, no? Poi un giorno, non so, mi sono accorta che… alla fine ci esci, perché ne devi uscire… magari ti accorgi che c’era tutta una serie cose che stavano lì, e non te ne eri mai resa conto. Come quando ti fai male, che ti tagli una mano, o un piede…
Cecille mostra i polsi nudi e bianchissimi. Eccetto qualche lentiggine.
- …Che poi pulsa sotto le bende, no? E ti chiedi ma è sempre stato così? C’era anche prima, questa cosa che martella qui dentro?
Virgine sorride con la bocca, e ride con gli occhi fermi e duri. Quando è il momento di modellare la risposta, la sua voce bassa e calda ha già caricato le parole. Deve essere per questo che le escono particolarmente luminose.
- Sai cosa? Io mi sono rotta le palle di chi mi dice che mi ama per il mio cervello. Ma cristo amami per il mio culo per le mie tette amami per quello che c’ho tra le gambe – ma cazzo, dimmi qualcosa che non sembri sai, finora ho conosciuto solo zoccolette svaporate… no?
Cecille ride, e pensa che le piacciono tutte quelle parolacce in cadenza milanese e che le sono quasi mancate dell’Italia e delle italiane.
Mette tra loro due bicchieri di bianco renano, un tagliere di assaggi, e un po’ di pane francese.
- Alle parolacce, Virginie.
- ?
Due bicchieri salgono a due bocche. Sarebbe interessante notare come l’una, Cecille, mentre beve guarda chiaro e limpido in avanti – di che colore sono gli occhi: verdi? Probabilmente, ma la luce piatta del locale non aiuta – come in attenta attesa. Sensi allertati, nel busto eretto col braccio libero che sorregge il braccio impegnato a portare il calice alle labbra.
- No, dico davvero – è Virginie a riprendere il filo per prima – scrivi come se ogni parola dovesse scappare ogni momento fuori, a dipingere.
L’altra, Virginie, quando beve socchiude gli occhi come le labbra, e la sua bocca tradisce un poco d’incertezza: perché solo la bocca, assapora? Non potevano farlo anche agli occhi, ai polpastrelli, alle caviglie, il senso del gusto? E grandi vasche da Pompea sul triclivio, piene di quel vino fino all’orlo.
- Grazie - risponde il capo di Cecille, piegando a lato e guardando altrove.
Entrambe gustano la pausa silenziosa sul pane abbronzato di fresco. Virginie pensa che è davvero interessante questa sconosciuta dietro al banco, e pure il locale non è male. Che tornerà.
- Lo Ze mi aveva già detto di andare a vedere il tuo blog, poi per un po’ me n’ero dimenticata.
- Ma com’è che vi conoscete?
- Roba di un sacco di tempo fa. Ci siamo conosciuti sul forum di un concorso letterario, e poi ci siamo anche visti, un paio di volte. Una volta a Roma, a casa di un altro del gruppo…
Cecille è curiosa di Virginie, le è sembrato gentile che questa sconosciuta sia passata a conoscerla, e comunque c’entra con il fatto che quella donna emana uno strano calore, compilice. Una di quelle rare persone che ti sembra già di conoscere, anche se il tuo cervello ancora si rifiuta di considerarla più di una semplice nuova conoscenza.
- Io pensavo che foste amici già a Milano.
- No, Ze è di Pavia. E io stavo già a Parigi, comunque.
Virginie la osserva mettere la roba nei vassoi e uscire dal bancone per un altro ordine. Le guarda la schiena e le spalle e pensa che le piace. Con un misto di allegria e imbarazzo, pesca nella borsa il cellulare e, mentre attende che Cecille ritorni al bancone, scrive al suo key-pal italiano “Indovina dove sto pranzando”.

giovedì 29 maggio 2008

Siamo seduti su una bomba a orologeria. [E non possiamo evitare che ci esploda in culo]

Premessa: tra il 2020 e il 2030 avrò tra i 46 e i 56 anni. Mio figlio tra i 14 e 24. Io sarò quindi nella tarda maturità lavorativa, mentre il Normannino –presumibilmente- al suo ingresso, se non proprio sulla soglia. Questo per considerare il mio stato d’animo nel leggere questo articolo, pubblicato domenica scorsa da Il Manifesto. Se non trovate più l'articolo, allora leggetelo su megachip.info, ossia qui.

Leggetelo.
Perché a fare le solite previsioni catastrofiste, questa volta, non è il solo scienziato che le espone. Ma un ultratrentennale percorso di ricerca scientifica internazionale sulla materia. Che le ha quasi sempre azzeccate.
Dopo che avrete letto, poniamoci tutti qualche domanda: che cosa succederebbe se una mattina sui giornali e in tv e in radio ci dicessero che la prossima crisi sistemica sarà tra poco più di dieci anni, che sarà molto peggio di quella del 1929, e che per giunta era stata prevista nel 1972? Niente? Forse.
Forse non daremo grande peso all’annuncio, neanche a reti globali unificate. Almeno fino a quando non ci sarà più benzina, se non per le auto dei militari, dei poliziotti, dei ricchi sfondati. Non ci sarà abbastanza energia non solo per caricare i telefonini di tutto il mondo, ma neanche per tirare fuori dalla falda l’acqua da bere o produrre alimenti o scaldare le nostre case. I nostri soldi ben custoditi in banca verranno bruciati in pochi secondi. Perché qui non si parla di riscaldamento globale. Si parla chiaramente e scientificamente di petrolio, e del nucleare, e di una crisi non più in potenza, ma già in atto. Una crisi che non si può evitare. I cui effetti investiranno prima e più violentemente le fasce più esposte. E poi tutti.
Naturalmente, per un sacco di gente, i concetti di rivoluzione, redistribuzione del reddito, pianificazione, sostenibilità ambientale sono anticaglia comunista che sa solo di muffa, o roba da cazzoni noglobal spaccavetrine.

mercoledì 21 maggio 2008

Massimo Maugeri

Non conoscevo l'autore, e allora vedete che tenere d'occhio Carmilla (e Valerio Evangelisti) fa bene alla carne di scrittore e allo spirito critico.
Perché Mind Games è un ottimo racconto. E il blog del suo autore, Letteratitudine, davvero interessante. Andate a leggerlo su Carmilla, cliccando sul titolo qui sopra.

lunedì 19 maggio 2008

Contrappassero

visto che la prima è piaciuta, nuova sciortstori.

Contrappassero

Erano faccia a faccia, in piedi nella saletta riservata al ricevimento.
- Il bambino deve capire che non può comportarsi così…
- Non si permetta, sa? – la interruppe la madre - Non mi dica come devo educare mio figlio!
Mentre la donna arricciava con eleganza le labbra e spalancava a dismisura gli occhi a ogni sua obiezione, l’insegnante di italiano storia e geografia disarmò.
- Lo ha preso di mira, è chiaro. Non sono mica scema, sa? Non siamo tutti intellettuali come voi, eh? Ma qualcuno di noi è intelligente.
Meglio non raccogliere, pensa l'insegnante, restiamo ai fatti: ha picchiato un compagno perché non gli prestava il telefonino.
- Ho già chiamato la madre per scusarmi, cosa vuole ancora? Un annuncio sul giornale?
È troppo irrequieto, in classe. Non sta attento e non studia.
- Forse perché nessuno li fa appassionare a quello che fanno, questi bambini. E anche i libri: così noiosi.
Serviva dire che il bambino sembrava aver bisogno di essere un poco più seguito, nello studio? Probabilmente no.
- Guardi che io esco al mattino alle otto e torno alle sette di sera. Cosa crede? Siamo gente che lavora, noi. Bello avere tutti i pomeriggi liberi come voi…
Non si fa mai trovare pronto, e l’altro giorno ha consegnato il tema in bianco dicendo che era troppo stanco. Ed era la prima ora.
- Per forza! Con tutti quei compiti che gli date…
Ha spiegato che era stato alzato fino a mezzanotte a giocare alla playstation.
- È l’unico momento in cui può stare con il suo papà. Cosa faccio, glielo tolgo? E poi erano le undici, suo padre ha voluto consolarlo per quel brutto voto in Storia.
Non sapeva chi era Giuseppe Garibaldi.
- Si sarà confuso. A lei non capita mai? O siete tutti perfetti, voi comunisti?
Al termine del suo quarto d’ora, la madre impettita prese la via del cortile tenendo per mano il piccolo teppistello. Il suo tailleur giacca pantalone frusciava di indignazione.
Poco fuori, un volatile giusto e misericordioso la centrò in mezzo alle tette ivessaintlaurent.

Due Racconti nella Rete

Per chi fosse interessato, ho deciso di partecipare a Racconti nella Rete 2008, il concorso legato a LuccAutori. Due racconti sono stati selezionati. Il terzo -chissà perché: era oggetivamente migliore- no. Vedrò di pubblicarlo altrove.
Cliccando sui titoli, potete leggerli e, se volete, commentarli direttamente sul sito. Se non avete voglia di iscrivervi là, la porta di ze City è sempre aperta.

La disegnatrice d'alberi, favola illustrata e da illustrare.

L'alchimista, racconto giunto secondo al premio Racconti in Passerella ma egualmente inedito.

venerdì 16 maggio 2008

zeCity presenta: ALTROGOVERNO!

Un governo ombra non si nega a nessuno. E allora, complice una pausa pranzo con jackflash e donnadonnissima, ecco l'idea di varare ALTROGOVERNO, con nomi incasellati per piacer nostro, ma anche secondo un certo susseguirsi di pensieri.
Naturalmente, l'iniziativa è aperta al dibattito, quindi le nomine potete farle anche voi, commentando qui o sui vostri blog. Non ci si guadagna niente, e nemmeno consola. Tuttavia, è piuttosto interessante, come gioco di società.
E almeno questo, non è una cosa seria.

Nota bene: (1) il Presidente del Consiglio e un paio di altre nomine indicate col punto interrogativo sono quelle che non convincono appieno nessuno dei tre; (2) tra parentesi quadra in qualche caso è indicata la prima scelta, scartata per motivi di anzianità anagrafica; (3) la Rai si intende prima della riforma, quindi con nomina parlamentare.

Presidente del Consiglio: ?Nichi Vendola
Vicepresidenti: Tana de Zulueta (con delega a politiche comunitarie), Paolo Ferrero (immigrazione)

Presidente del Senato: [Pietro Ingrao] Francesco Saverio Borrelli
Presidente della Camera: Rossana Rossanda

Commissario Europeo: ?Lilli Gruber, ?Ivan Scalfarotto

Interni: Rita Borsellino (criminalità organizzata: Roberto Saviano)
Esteri: Giulietto Chiesa
Difesa: Lidia Menapace (servitù militari: Cinzia Bottene - NoDalMolin)
Giustizia: Ilda Bocassini (riforma Giustizia: Piercamillo Davigo)
Economia e Finanze: Giulio Marcon - Sbilanciamoci
Attività Produttive: Galapagos - pseudonimo per articoli su Il Manifesto
Lavoro e Affari sociali: Gianni Rinaldini (Casa: Sandro Medici; politiche giovanili: Umberto Galimberti)
Ambiente: Luca Mercalli (Acqua e Territorio: Alex Zanotelli)
Infrastrutture e Trasporti: Antonio Ferrentino - NoTav
Sanità/Salute: ?Ignazio Marino (dipendenze: Patrizio Gonnella - Antigone)
Comunicazioni: Sabina Guzzanti
Pubblica Istruzione e Beni culturali: Dario Fo (editoria: Giovanna Zucconi)
Università e Ricerca: [Margherita Hack] Umberto Guidoni
Sport: Oliviero Beha

Rai
Presidente: Serena Dandini
Rai 1: Gianantonio Stella (tg Ennio Remondino)
Rai 2: Michele Santoro (tg Sandro Ruotolo)
Rai 3: Bianca Berlinguer (tg Giovanna Botteri)

Cavalli e tartarughe


Avrei voluto postarlo già lunedì, ma tempo che recupero le foto del Normannino, e mi accorgo che non ce n’è una che non sia venuta mossa… vabbè, rimedio adesso.
Domenica scorsa gitarella all’Oasi di Sant’Alessio. Animali in libertà in parco naturale, tante e grandi voliere, stagni veri con camminamenti sotterranei a effetto acquario, possibilità grigliata in loco a prezzi modici: l’ideale per una giornata con bimbi al seguito – consigliata anche ai non pavesi, perché è piuttosto facile e rapida da raggiungere: vedi sito.
Responso: molto divertente. Potrete vedere (in ordine sparso) pappagalli gufi picchi martin pescatori aironi cicogne e una quantità di altri uccelli (anche un paio di falchi, ma li liberano solo a una certa ora), cavalli caprioli nutrie castori lucci storioni cavedani trote, tartarughe d’acqua e di terra, etc. Insomma, c’è di che far divertire bimbi e adulti.
Al Normannino gli uccelli non sono piaciuti molto, e lucci e cavedani lo spaventavano un sacco, però è corso in ogni dove a guardare piante e animali, e a momenti ci casca nel recinto dei cavalli o in quello delle tartarughe. Neanche da dire, adesso se glieli nomini ti fa: ‘ssst’ col dito, perché non bisogna spaventarli.
In foto un volatile appartenente a una specie scivolata via dalla mia pessima memoria.

giovedì 15 maggio 2008

Oggetti Smarriti

Inauguro oggi la rubrica sciortstoriez, miniracconti senza pretese senza pretese, semilavorati, per puro gusto di farlo.

Oggetti smarriti

- Boni? Scusa ma c’è una cosa urgente che ti devo chiedere.
La voce all’altro capo era la stessa che pochi minuti prima lo aveva licenziato. Trattenne il ma vaffanculo per sola creanza.
Saverio Boni, classe 1947, era da quarant'anni la voce di Milano Centrale. Il suo superiore, classe 1963, era un neoassunto con la faccia di merda.
- Lo so che non è il momento ma è capitata una cosa… insomma se vieni qui ti spiego.
Andandoci, passò davanti allo Smistamento. C’era stato per poco tempo, come in tutti gli uffici in cui l’avevano piazzato da dieci anni a questa parte, in ogni caso non conosceva più nessuno. Gli fece effetto pensare che la sua voce sarebbe rimasta lì, congelata nel computer, chissà per quanto tempo. Come il suo impiego agli Oggetti Smarriti. Un ufficio fantasma, un relitto alla deriva nel tempo.
In piedi nella saletta dei dirigenti, Faccia di merda sorrideva, anche se un po’ teso.
- Il dottor Merloni, ci ha chiesto di poter fare una cosa. Un po’… diversa, all’antica. E vedrai che neanche tu riuscirai a dirgli di no.
Boni salutò l’ometto dimesso che gli stava di fronte. Piccolo, grigio, nervoso. Dieci anni fa era un grosso dirigente, uno dei peggiori pescicani che girassero in azienda. Adesso: mah.
- Mi vergogno un po' a chiederle questo…- cominciò a dire.
- Ma no, carissimo, ma no – s’intromise Faccia di merda - Sono sicuro che il collega Boni, qui… può accontentarla.
- Ex-collega, attualmente in esubero – fece Boni, con una bella dose di acrimonia.
Merloni guardò il dirigente a bocca aperta, come a dire ma no ma insomma io non lo sapevo, e nell’occhiataccia che gli scoccò scintillava l’antico piglio incazzoso.
Faccia di merda scalpicciava con le suole, inespressivo.
- Cosa devo fare?
- Un annuncio. Un po’ imbarazzante per me, ma… Insomma, gliel’ho scritto qui.
Gli porse il foglio. Boni lesse fino in fondo, guardò l’ometto.
- Perché non lo fa lei?
- No, vede… ci vuole proprio la sua voce. È importante… ecco, è importante che sia lei a farlo. Se vuole, le spiego anche il perché.
- Mi dica.
E quello glielo disse. Quando finì, tra i tre calò il silenzio.
Fu Faccia di merda a romperlo.
- Boni, prendila così: è un bel modo di uscire di scena, no?

Mancavano dieci minuti alla partenza dell’Eurostar Milano-Roma delle 12.09, quando in Stazione Centrale si fece uno strano silenzio, e molte facce si fermarono naso in su, ad ascoltare.
La voce, all’orecchio dei pendolari più anziani, aveva qualcosa di familiare.
Sonia, Sonia tesoro: ti prego, non te ne andare. È con questa voce che te lo chiedo, perché è grazie a questa voce che ti incontrai, per un passaporto smarrito. Amarti, in tutti questi anni, è stato come ritrovare ogni giorno quel giorno - non te l'ho mai detto. Non ti ho mai detto che...”.
Dalla cabina Boni vide tutto. Fu un peccato non poter sentire gli applausi.

lunedì 12 maggio 2008

Nonno Pisli

Tutto cominciò quando, guardando in tv un grosso e simpatico maiale con la coppola, la sua vocina esclamò: nonnosgisgi! (cfr. Nonno Gigi).
In cima ai pensieri televisivi del Normannino c’è da qualche tempo la serie animata 3D che vediamo su un satellitare per bambini (e che era andata in onda anche su Italia1, con una sigla italiana davvero terrificante): Jakers! The adventures of Piggley Winks.
E a me va benissimo, perché il cartone è davvero divertente e godibilie. Piggley è un nonno maiale che racconta ai nipotini americani le sue avventure di quando era bambino, in Irlanda, e si divertiva nella sua fattoria con i suoi amici Ferdy (un torello, il mio personaggio preferito) e Dannan (la papera), la sorellina Molly e qualche altro personaggio di contorno come la pecora Willy, improbabile leader del gregge locale.
Così, l’appuntamento irrinunciabile del dopocena è quello con Nonno Pisli, prima del Giro!Giro! (la corsa delle automobiline, con tutte ma proprio tutte le automobiline) e della letturina finale (Cars, Nemo e Winnie the Pooh su tutti) a tivvù rigorosamente spenta.
Normanna e io stiamo dimenticando le facce da telegiornale, e dio sa quanto questo migliori l’umore. Tra parentesi, la sigla originale è un bel folk irlandese, semplice e divertente, di cui posto qui il testo per grandi e piccini.

Jakers! is the tales of our pal Piggley
Ireland is the world he loves so well
He wriggles out of spots that are downright stickley
How he does that only he can tell!

Piggley, Ferny, Molly and Dannan
Never miss a chance to have too much fun
In Tara or Raloo
Lots of excitement for everyone!

Curiosity’s in a hurry
Leaving no time to stop and think
The line between wild and crazy gets blurry
Jakers! The adventures of Piggley Winks

Something in the way his eyes start blazing
Tell us he’s on to a brand new plan
His lips curl up, it’s downright amazing
Looking for mischief, well, he’s your man

They go to bed just to wake up early
To get in trouble or on the brink
The line between wild and crazy gets blurry
Jakers! The adventures of Piggley Winks

venerdì 9 maggio 2008

ZE QUESTION! Post on demand: cosa vorresti trovare a ze City?

Che poi non si dica che noi comunisti non sappiamo adeguarci alla mondo dei servizi on demand. Rispondendo a questo post, e all’inutile nuovo sondaggio, potrete influenzare le scelte di ze nel redigere il vostro blog preferito. Partecipate numerosi.

Fascio's victim

Due cose sulla puntata di ieri di Anno Zero. Per chi l’ha vista, ma anche per chi non c’era, nel lungo servizio sui fatti di Verona c’era l’intervista a diversi pocopiùcheventenni nordestini. Lo schema proposto da una prima tornata di risposte è da copione Istat, buono per il tg della sera: la scuola, cheppalle, meglio lavorare che così coi miei soldi faccio quel che voglio; lavoro, nell’azienda di papà; i capelli, la lampada, l’epilazione una volta al mese; in macchina si corre perché sì; la sera se non si beve o ci si sballa, comunque si spende lo stipendio al club o in discoteca, e si torna a mattina. A volte si fa a lavorare senza dormire. Sogni: se mi pigliano al Grande Fratello, perché no, almeno svolto. E fin qui, sinceramente: cazzi loro.
Poi, nella seconda tornata, il lampadatino coi capelli a schiaffo da parrucchiere una volta alla settimana tira fuori dal portafoglio, con orgoglio cospiratorio, una tessera di Forza Nuova. E dice che quelli devono tornare a casa, e che è meglio che ci tornino non sulle proprie gambe. L’amico dice che è giusto che quelli, quando rompono i coglioni perché a casa mia devi fare quel che dico io, li prendi li metti su un furgone li carichi di botte e poi li scarichi.
Quello però che dice il lampadatino, lo dice con la sua faccia. E quella sua faccia racconta di uno che ha una paura fottuta. Ma non di quelli, dell’algerino albanese romeno cinese diciamo extracomunitario per comodo, no: ha paura di tutto.
È terribilmente indifeso, con la sua armatura modaiola di provincia e un poco effemminata, e il suo stile di vita che dipende dai soldi come dai barbiturici. Hai la netta impressione, guardandolo, che se lo lasci un giorno senza soldi questo si suicida. È carne per pusher.
E allora? Allora, niente. Un po’ di pietà, un po’ di rabbia. Un po’ di consapevolezza che questo parte già sul filo della lama: un passo tra i ricchi e paraculati, e uno giù nell’inferno di chi batte la strada. Nessuna alternativa di futuro. Dio che male che fa. È solo una storia, di uno tra milioni, ma è dolorosa se vi fa riflettere.

giovedì 8 maggio 2008

Attese

Sto aspettando il bando del Premio Teramo. Perché vorrei partecipare, chiaro.
Tanto per dare un'idea della qualità dei racconti, andatevi a leggere qui Il sesto senso del capitalismo di Dido Sacchetti, vincitore 2003.

Storie da film

Andatevi a leggere un post romanticamente narrativo, e forse cinematografico, sul blog di Rapida. Una storia da Smoke in salsa fransuà, non lontano da Amelie o da L'uomo del treno.

"Quel sorriso fu un abbraccio, un bacio, una pacca sulla spalla. Da quel giorno di maggio Joseph Cardiff continuò a sbagliare strada per andare a comprare il pane e non dimenticava mai la sua macchina fotografica"

mercoledì 7 maggio 2008

Lettera a Martin Schulz

Pavia, Italy - 7 maggio 2008

Gentilissimo Martin Schulz,
purtroppo non posso scriverle nella sua lingua. Potrei forse scriverle in Inglese, but I’am afraid I won’t be able to express such things in English.
Come saprà, il mio Paese sarà nuovamente governato dalla stessa persona che il 2 luglio 2003 offese lei, il Parlamento Euopeo e anche la sensibilità di tutti gli Italiani, con una inqualificabile e indegna replica al suo intervento circa la politica xenofoba della Lega Lombarda, allora come oggi giunta al Governo della Repubblica.
Le scrivo per dirle che mi dispiace. Mi dispiace per il mio Paese, per il parlamento Europeo, e anche per lei. Una volta forse si può perdonare, due no: evidentemente siamo un popolo che ama sentirsi ricco e furbo, e di corta anzi cortissima memoria.
Tuttavia oggi le scrivo anche per rivolgerle un appello: ci aiuti, per favore.
Il risultato di queste ultime Elezioni Politiche ha di fatto escluso la Sinistra dal Parlamento. Una Sinistra che paga per il suo impegno al Governo, ma anche per i suoi gravissimi errori. Non ha saputo proporre alla sua base una politica di vera rappresentanza, e nessun credibile modello alternativo a un liberismo sempre più selvaggio. In Italia la situazione dei lavoratori peggiora di giorno in giorno: la perdita del potere d’acquisto, i livelli salariali fermi ai livelli di cinque anni fa, le condizioni del precariato sempre più angoscianti. E ora sta maturando da parte delle Destre un’offensiva senza precedenti ai diritti fondamentali dei lavoratori, conquistati più di trenta anni fa a prezzo di grandi sofferenze.
Nessuno sembra per ora in grado di fermare questo micidiale arretramento.
In Italia la Sinistra si sta riorganizzando, ma non è facile e ci vorrà molto tempo. E intanto non c’è alcuna rappresentanza in Parlamento. A meno di considerare vera opposizione il Pd, che nella sostanza è liberista tanto quanto la maggioranza e nella forma quanto la nostra Confindustria. Sarebbe fare della fantapolitica.
Dunque le chiedo, se le sarà possibile, di fare appello presso tutte le forze politiche dell’area socialista perché si possa portare avanti almeno in sede europea una politica di difesa dei salari e dei diritti. E di aiutare il gruppo dei parlamentari europei della Sinistra italiana a preparare la migliore campagna elettorale possibile in vista delle prossime Europee.
Nel contempo, mi domando se non sia possibile fare nella politica come accade nel calcio.
Le sue quotazioni sono buone, non abbiamo molti soldi ma volendo qui si vive ancora bene: vuole venire a fare un paio di stagioni qui da noi? Possiamo acquistarla con la formula del prestito? Le garantiamo di giocare il suo ruolo in prima fila nella nostra lotta politica. Guardi, c’è anche Ken Livingstone che si è appena svincolato da Londra a parametro zero, e penso che chiederò anche a John Edwards se vuole fare un salto qui, dagli Stati Uniti.
Che ne dice: potremo contare sul suo appoggio?

Con stima,
ab

(im)Poste Italiane

Detesto essere preso per il culo da chiunque, figuriamoci dalle Poste Italiane. Non è solo per le improbabili privatizzazioni, il servizio incredibilmente lento, l’inefficienza degli sportelli. No, c’è anche che si fa pagare per servizi a costo zero.
Per esempio, c’è Bancoposta on line: ora, l’internet banking esiste per ridurre le spese delle banche, ma anche far risparmiare tempo al cliente. Bene. La tendenza è oggi cercare di far percepire questa comodità all’utente del servizio, semplificando le procedure e promuovendo formule con forti sconti o a costo zero per tutte le operazioni on line.
Ebbene, le Poste no.
Su Bancoposta on line c’è un comodo servizio di pagamento dei bollettini. Con tanto di carrello per pagarne più di uno. Peccato che per ogni bollettino la commissione sia 1 euro, esattamente come allo sportello. E non solo: se ne cumuli più di uno, il costo di 1 euro va moltiplicato per il numero di bollettini che paghi col tuo bel carrello.
E il disappunto sale a esasperazione se uno si rende conto che il bollettino è, per sua stessa definizione, postale. Ossia un servizio nato per le Poste e tipico delle Poste. Che infatti puoi utilizzare solo alle Poste.
In pratica, è il fiorino che lo stolido doganiere chiede a Benigni e Troisi in Non ci resta che Piangere. Solo che quello fa molto ridere.

Lettera a Giorgio Napolitano

Inauguro oggi una nuova simpatica categoria, dedicata alle lettere inutili che ogni tanto scrivo. Iniziamo niente popodimenoche con il Presidente della Repubblica. Per completezza, la lettera è stata effettivamente inoltrata mediante apposito form on line del sito della Presidenza del Consiglio.

Pavia, 5 maggio 2008

Caro Presidente,

- e scrivo caro perché mi sono care tanto la sua figura istituzionale quanto la sua storia politica – le indirizzo questa mia per dirle che mi dispiace. Per Lei, per il mio Paese, infinitamente mi dispiace. Il suo settennato si è annunciato con due anni di tribolato Governo Prodi, la più triste delle crisi di governo che io ricordi, e infine la bruciante sconfitta di una Sinistra irriconoscibile a se stessa. Senza contare due inqualificabili campagne elettorali.
Ora al Governo salgono gli uomini della moderna Destra, di cui abbiamo imparato a conoscere l’uso esclusivamente personalistico o francamente corporativo della res publica, la collusione con le opacità dei settori economi e produttivi, lo sprezzo per le regole e le opinioni, i toni fintamente sovversivi e lesivi di una qualsiasi dignità di cittadinanza. Salgono ora puntando con decisione a smantellare la Costituzione, i diritti del lavoro, il concetto stesso di solidarietà sociale. Come se non bastasse giunge, questa minaccia, ad aggravare problemi gravissimi, non risolti anzi nemmeno intaccati da un centrosinistra vuoto di idee e non solo di ideologie, subalterno a tutto fuorché all’esercizio del potere.
So bene che il suo ruolo ora è super partes, Presidente, ma assieme al mio personale dolore di cittadino e uomo di sinistra, che vede allontanarsi ogni speranza e futuro per il proprio Paese, non ho potuto fare a meno di chiedermi come deve sentirsi, un uomo come Lei, nel contemplare un simile declino sociale, civile e politico.
Anche perché io quest’anno compio 34 anni, e se la mia esperienza mi muove – mi commuove - a scriverle, posso solo immaginare cosa tutto questo possa provocare in Lei, col suo vissuto di esperienze politiche e la sua preziosa testimonianza a cavallo tra Novecento e nuovo secolo.
Se volesse un giorno raccontare questa sua esperienza, come hanno fatto per esempio Ingrao, o la splendida Rossanda, troverà in me il più attento degli ascoltatori.
Anzi consideri pure, per quello che vale, la mia scrittura al Suo servizio.

Con stima,
ab

venerdì 2 maggio 2008

Ricapitolando

Allora, uno dei tre personaggi deve avere un momento di presentazione suo, o l’azione non la posso portare. L’idea di usare la scena dell’assemblea non è buona. Ed è troppo complicato arrivare al momento in cui la incontra sul lavoro, quindi forse è meglio che riscriva il capitolo. Più asciutto, poi, ché è troppo verboso. Poi, l’altro personaggio: la scena della scuola va bene, ma devo anticipare in qualche modo la telefonata. Infine, lei: chiariamoci le idee, o comincio davvero a inserire i testi di A. in forma di pause, e glieli faccio poi elaborare nel suo capitolo, oppure inserisco dei corsivi direttamente nei capitoli, perché se non non funziona. Ah ma cazzo come faccio se ho il capitolo tutto dialoghi? No, no, no. Devo tenerli separati o la sua voce me la perdo. Va beh. Una cartella al giorno, dice Andrea. Quando comincio, quando comincio: quando ho finito con il racconto senza titolo? Hmm. Ci sarebbe anche quello di fantascienza da finire. Però che me ne faccio, adesso. Quello senza titolo però vorrei portarlo al Teramo. Sempre che esca il bando. Cos’è che ho in giro, ancora? Sante al Quattro Porte, Istantanea al Caffè Moak, Terzo tempo al Coni. Vabbè, facciamo che aspetto il Teramo e intanto vado avanti. Che giorno è oggi, il 2. Lunedì ci sarà il trentarighe. Vabbè, stampo, annoto e appena posso ricomincio. Una cartella al giorno vuol dire cinque a settimana, quaranta al mese. Potrei anche farcela.
Bon, adesso però lavoro, sennò non mi passa più.

Abbiamo presentato: Le Ennesime Buone Intenzioni di Zesitian. Agendina mentale, Romanzo Perennemente Incompiuto, Milano 2 maggio 2008.