venerdì 29 febbraio 2008

ZE QUESTION: il POLLICE di GRADIMENTO

Torniamo a Ze City. Ogni campagna che si rispetti ha i suoi monitoraggi, le proiezioni, gli exit-polls. Dato che a Ze City la campagna elettorale non si rispetta, e i sondaggi tendono a essere insulsi, proviamo ad applicare il Pollice di Gradimento.
Ossia, invece di misurare alla fine l’indice di gradimento (o peggio: mostrare il dito medio proporzionale) ai post dedicati a ze Program, misureremo man mano il gradimento, pollice dopo pollice, retto o verso o piatto o nullo che sia il vostro pollice. E questo si può fare perché, con l’attrezzo di blogspot, se hai votato una volta non puoi rivotare ma si può cambiare il proprio voto. Quindi, di settimana in settimana, di post in post, sia io che voi potremo capire se la fiducia nel programma sale o scende.
Poi, è chiaro: vi sentirete moralmente obbligati a spegare le vostre scelte commentando i relativi post.

Ze program/1: WORK is a four-letter word

Il programma della lista ze alle elezioni di Ze City si fonda sostanzialmente su un unico punto di merito e su diverse linee di metodo.
Punto uno: il lavoro. Avete notato che non si parla più di lavoro, nei programmi elettorali? Si parla di precariato, lotta al nero, sicurezza sul, ma non di Lavoro, inteso come un complesso di discipline che vanno dalla produttività all’occupazione.
Una seria riforma della legge 30 non può essere disgiunta da una riforma complessiva di queste discipline. Casomai, può anticiparla. Riforma, oddio, basta restituire alla parola la valenza che ha nella Costituzione: valore fondante. Perché il lavoro è, semplificando e sintetizzando, diritto a provvedere al proprio (e altrui) sostentamento, valore alla persona come investimento (non: costo), dignità di ruolo sociale, dovere nei confronti della comunità.
Se si parte dall’assunto che un valore fondante per Costituzione non è defendibile perché viene subordinato a un sistema sbilanciato dalla parte del profitto, mi pare chiaro anzi lampante che è il sistema a dover essere corretto. E non adeguare la sua difesa ai varchi strutturali che offre il sistema.
Come correggerlo, lo si deve proporre con il proprio fare politica. E su questo fare politica, secondo me, si dovrebbe misurare un programma elettorale. Riguardo le linee di metodo, ne anticipo qui due, perché annoverabili anch’esse nella lista delle parolacce: la prima è pianificazione, la seconda è conflitto sociale.

UNA TESTATA IN FACCIA A FERRARA

La Bignardata non ha riscosso successi insperati. Solo 10 votanti.
E –dati gli scarsi commenti giunti- escluderei dal computo le scelte alternative come da relativo post.
Proclamiamo i pur validi risultati: Giuliano Ferrara ha incassato dai visitatori ben 9 testate in faccia, segue Tremonti con un onorevolissimo 8; distanziata la coppia Vespa-Rutelli con 5, Cicchitto rimedia un 4 e –cosa per me sorprendente- Brunetta solo 3.
Coi prossimi e altrettanto inutili ze question, cambieremo tono.

e-Zonta!


giovedì 28 febbraio 2008

elecscion dei 2: ma allora per chi voti?

La risposta è semplice, non banale: per il programma. Perché se penso che da una parte ci sono i teodem, i radicali e rutelli, e dall’altra Diliberto e Pecoraro Scanio metto mano alla tanica e all’accendino e faccio del Parlamento un modello in scala ridotta del Petruzzelli.
Quello del Piddì è uscito nelle sue linee generali ma definitive. Quello dell’Arcobalengo verrà presentato sabato a Roma, ma alcune cose sono già note. Manca però da entrambe le parti la politica estera, e per me è un pesante discrimine. Quindi attendo di pronunciarmi dopo aver letto ciò che ne pensano dall’una e dall’altra parte.
Il confronto però è impietoso. Non metterò becco sulle rispettive liste: Serra, la Bonino, i Vaticanisti nel PD. Bertinotti candidato premier. Mah. Lascio anche perdere l’idea del partito in sé: il PD fintissimo, e la Sinistra un’incomprensibile federazione. Ri-mah.
Andiamo sui temi del lavoro, del conflitto sociale, della legalità, dell’ambiente, dei temi della laicità: un primo confronto lo trovate su Il Manifesto di ieri. Lettura parziale? Allora leggetevi i punti programmatici del programma di Veltroni sul sito ufficiale del PD.
Intanto, lo ze sta preparando una serie di post dedicati alla campagna elettorale a Ze City, con nuovo (e sempre inutile) ze question abbinato.

mercoledì 27 febbraio 2008

Perché non votare il PD

dal sito di Giulietto Chiesa, uno scambio di e-mail molto interessante.
Riassumo qui alcuni punti del suo ragionamento.

1 ) L'argomento principale per cui non si deve votare PD è che il PD è nato per esprimere gl'interessi di coloro che hanno depredato il paese economicamente in questi anni, facendo arretrare le condizioni di vita dei lavoratori in generale. Oggi si sta peggio di ieri. E' una responsabilità netta, chiara, precisa.
2) C'è un altro argomento da smontare: ma se Veltroni non vince, vincerà Berlusconi. Falso in molti sensi. Berlusconi vincerà perchè Veltroni ha deciso di correre da solo, rompendo con la sinistra. Questa sarà la causa prima, principale, inequivocabile, della sconfitta. Ma non è tutto. Veltroni fa questa scelta non perchè vuole perdere. Non è stupido e non è idealista. La fa perchè sa che dopo le elezioni potrà giocarsi la partita con il centro e con la destra, a seconda dei risultati di alcune forze intermedie. Tutto potrà accadere, dopo questo voto, salvo un'alleanza tra il PD e le sinistre.
3) (...) Se ci troviamo con un Berlusconi imperante è perchè coloro che hanno dato vita all'ectoplasma del Partito Democratico non hanno fatto niente per togliergli il potere mediatico monopolistico di fatto che egli ha, per altro, conquistato fraudolentemente. Potevano farlo e non l'hanno fatto.
4) Veniamo alla sinistra, cioè alla cosa rossa-arcobaleno. Per essere franchi - e l'ho già scritto - la considero corresponsabile di molti dei guai attuali. Ma non abbiamo di meglio, al momento attuale. Non credo che l'astensione sia una buona cosa. (...). Io sono convinto che, comunque, queste elezioni saranno uno spartiacque per la sinistra. Dopo si dovrà aprire una discussione a tutto campo per decidere dove e se vogliamo, possiamo andare, tutti insieme a ricostruire una visione alternativa all'attuale delirio autodistruttivo del pianeta. (...) Nel Partito Democratico non si comincia niente, si finisce.

Se lo dice la tv, allora è vero

Volevo linkarlo soltanto, ma tra una settimana non lo trovereste più. Quindi, spazio al corsivo di Robecchi su Il Manifesto di domenica.

VOI SIETE QUI
Scoop, gli Italiani sono poveri
Alessandro Robecchi
L'altra notte, mentre tutti dormivamo, la grande stampa italiana si è rifondata. Nuove edizioni dei più grandi quotidiani del paese hanno sostituito le vecchie, logore gazzette. Nuovi temi si sono affacciati sulle prime pagine, e tra tutti questo: gli italiani diventano poveri, l'inflazione sui beni di consumo frequente è quasi al 5%, la quarta settimana è un incubo vero e non più percepito, la questione dei salari è centrale e urgente. Non so cosa sia successo nella notte nelle più grandi redazioni del paese, controllerei se qualcuno ha versato Lsd nelle macchinette del caffè. Ma intanto non possiamo che rallegrarci: dopotutto a lanciare l'accorato allarme sono proprio gli organi di stampa che sostengono l'ineluttabilità di questo sistema economico, la sua inevitabile giustezza e perfezione. Chi non ha letto le fulminanti analisi sul liberismo che sarebbe di sinistra? Sul lavoro che è meglio flessibile? Sull'articolo 18 da abolire? Sulle visioni più o meno oniriche dei boss di Confindustria? A pensarci, sono gli stessi giornali che inneggiavano all'uccisione della scala mobile, che hanno passato vent'anni a dirci che l'inflazione non c'era più. Gli stessi giornali che per anni hanno tuonato: comprate i fondi! Fate il mutuo! E che oggi titolano Fondi a picco! Incubo mutui! Bisogna dire che la rifondazione della grande stampa nazionale è incompleta. Se ci si affanna per pagine a dire quel che ieri si negava (cioè che il potere d'acquisto si scioglie come i ghiacci polari), magari bisognerebbe fare un saltino avanti nell'analisi. Per colpa di chi? E la rendita si erode anch'essa? (no), e i profitti calano anche loro? (no). Dunque, abituati come siamo a chiedere l'impossibile, esortiamo la grande stampa nazionale a un nuovo sforzo, rifondarsi di nuovo in una notte e proseguire il cammino: perché il sistema crea tanti poveri in favore di pochi ricchi? Di chi è la colpa? Chissà se industriali e banche, che sono gli editori di quei giornali, saranno sereni nell'analisi. Francamente, mi stupirei.

lunedì 25 febbraio 2008

LA BIGNARDATA: aggiornamento lista

Nuovi candidati per la testata in faccia (vedi post e vedi l'inutile ze question a lato):

Sandro Bondi voti 2
Clemente Mastella voti 2
Daniela Santanché voti 2
l'ovvio Silvio voti 1
il Walter voti 1

e aggiungerei pure l'outsider:
Oliviero Diliberto

Per votarli, rispondete a questo post. C'è tempo fino a venerdì.

mercoledì 20 febbraio 2008

(Brutte) notizie da LCN

L'aggiornamento che vi dovevo: la Lista Civica Nazionale non ce la fa a presentarsi da sola alle Politiche. Il motivo è insito nell'attuale meccanismo e Roberto Alagna lo spiega qui.
Per me è una pessima notizia, a cui se ne aggiunge un'altra: per cercare di dare rappresentanza alle attuali grandi liste civiche, si sta cercando un apparentamento. E fin qui.
L'apparentamento è con IdV (DI Pietro) e quindi con PD (Veltroni).
Ora: so bene che è in gioco la sopravvivenza del progetto e conosco la buona fede dei promotori, quindi comprendo. Ma non approvo: per me gli apparentamenti si fanno sui programmi, e i programmi di Di Pietro e Veltroni (ammesso che ne abbiano uno, e ce lo dicano in campagna elettorale) hanno troppo poco a che fare per essere scambiati per parenti.
Quindi, a meno di improvvise e insperate grandi sorprese, la LCN non avrà il mio voto.
La questione è rimandata alla prossima tornata, in cui spero ci sia la possibilità di tornare al progetto originario.

ZE QUESTION: LA BIGNARDATA

Per questo nuovo e futile ze question, lo ze si traveste da Daria Bignardi e lancia il giochino della torre. Solo che le torri a ze City sono in restauro.
Quindi: a chi tra questi tirereste volentieri una metaforica ma non troppo testata in faccia? Potete rispondere anche più di un nome.
Notate Bene: se tra questi non c’è il vostro bersaglio, commentate a questo post e inserirò altri nomi. Nella mia lista ideale ce n’è anche a sinistra: solo, sono un poco più indietro in classifica.
Tempo: fino a tutta la prossima settimana.

Elezioni 1: voto o non voto?

Anche a Ze City si vota e ze comincia oggi la sua campagna elettorale. Come unico cittadino residente e unico elettore, sembrerebbe inutile sperpero di tempo pubblico, ma il tempo è suo, eppoi non è che, perché sei l’unico candidato, allora sei esentato dal presentarti al tuo (assai esiguo) elettorato.
Cominciamo oggi con il primo punto: voto o non voto? Per me non votare non ha senso: scheda bianca è carta bianca.
Annotiamo sinteticamente i pro e i contro di non andare a votare.
Pro: far cessare la nausea da Parlamento in tv, poter impipparsene della campagna elettorale, non far soffrire inutilmente la propria coscienza votando qualcuno che ci ripagherà con amare delusioni, far ingrossare il partito degli astensionisti a dismisura per lanciare un messaggio chiaro a questa classe imbelle, arrogante e odiosa.
Contro: la nausea non cessa, perché qualunque percentuale raggiunga l’astensione il governo si farà lo stesso e sarà la stessa gente per cui abbiamo la nausea (spiacente, ma questa è la realtà e da qui non si fugge); non sentirsi complice di chi eleggerà Veltroni, Casini e Berlusconi è consolante come dire ‘ma io l’avevo detto’ quando i giochi sono fatti: bravo, e adesso che si fa? Infine, del messaggio questi se ne impippano perché è proprio quello che a loro interessa: non disturbare il manovratore. E continueranno a ricattarci con questo dilemma: se non voti, abbiamo tutti carta bianca; se voti, vinco io perché posso dire che mi hai dato ragione (hai dato ragione a questa classe politica). È l’essenza imperfetta della democrazia. E la miseria degli uomini. Contro queste cose esistono vari antidoti, ma non l’astensione.
Tutto ciò è molto sconsolante, lo so. Di nuovo si dovrà scegliere tra i disonorevoli Peggiore e Meno Peggio.
Nel prossimo post proveremo a rispondere alla domanda: ma allora per chi voti?

Vatican che abbaia

Per inciso, gran parte di queste cose sono ancora in vigore.



Intona anche tu il Semplificat

Che tristezza. Ha iniziato Massimo Giannini su Repubblica, poi Paolo Mieli a Ballarò. Ora tutti gli analisti e i politologi concordano, intonando un magnifico e alto coro in lode alla Semplificazione del Panorama Politico. Profeta fu’l Walter (Veltroni) e chi lo iscrisse: lui va da solo, e allora gli altri si adeguano. Ergo: per merito di questo impulso, si può fare anche a meno di referendum e di nuova legge elettorale, perché così gli Italiani hanno ciò che hanno sempre sognato: due grandi partitoni, e scampoli con ciò che ne resta. Assoldata la mala fede di Repubblica, che sosterrebbe acriticamente Veltroni anche se dicesse che abolirà tutti i giornali di centrosinistra fondati da Eugenio Scalfari, data per scontata l’improvvida non-campagna del Corriere per non dar fastidio ai partiti maggiori (Fiorello e la monnezza? la Cei su Moretti? Aldo Grasso vs Fazio e la Littizzetto? Ma chissenefrega), direi che il vuoto abulico di questa campagna elettorale ha trovato il suo leit-motiv. Veltroni fa, e rimonta nei sondaggi. Casini forse fa, e rimonta nei sondaggi. Naturalmente, di linee programmatiche manco l’ombra. Non che le aspettassimo, chiaro: troppo difficile da capire per noi poveri cittadini coglioni – e coglionabili.

Rovescio di cronaca

Ecco: se fossi in un poliziotto, ma di quelli veri, e di quelli che contano, farei di tutto per andare a Napoli e prenderli uno per uno, dal pm fino all’ultimo agente, quelli che sono entrati al Policlinico, e li caccerei a calci in culo dal loro scranno o sedile d’autopattuglia. Li farei radiare seduta stante. Se fossi il Capo della Polizia, mi dimetterei all’istante. Se fossi il Ministro dell’Interno chiederei scusa a reti unificate a nome dell’intera nazione. Se fossi la vittima, mi sentirei sola, come mai si è sentito qualcuno. Perché non vorrei più appartenere alla mia comunità, a questo ignobile Stato, a un Paese in cui i miei diritti e la Legge stessa è sottomessa alla campagna elettorale.

giovedì 14 febbraio 2008

INCARICO A SABINA E CORRADO GUZZANTI

Inaspettatamente, i sondaggi a ze City sembrano essere più attendibili di quelli di Pagnoncelli. Mentre prepariamo il nuovo ze question, pubblichiamo e commentiamo i risultati dell’indagine zemoscopica sulle intenzioni di voto degli zesitiani.
Su un campione di 15 aventi diritto, ben il 53% vorrebbe al governo il ticket Sabina e Corrado Guzzanti, mentre degli attuali esponenti politici solo Ferrero (prc/sinistra arcobalengo) mette insieme un 13%, contro Fini, Berlusconi, Casini e Veltroni, tutti rimasti a 0%.
Un bel 13% anche la LCN: non male, considerato che sul risultato influisce pesantemente il fatto che non abbia la minima visibilità –se si eccettua questo blog- e che praticamente nessuno sappia se ce la si fa, a presentarsi alle elezioni del 13 aprile. Mi adoprerò per colmare la lacuna. Nostalgia canaglia, è evidente, per lo stesso 13% assegnato in spiritu a Enrico Berlinguer, zia Nilde Jotti e il Sandrone Pertini.
Lusinghiero il 20% di zesitian, soprattutto rapportato alla pari percentuale di voto assegnata a Harry Potter – certo non il primo venuto. Dato di non facile interpretazione, tuttavia: non si capisce se è perché si suppone che zesitian in politica faccia magie, o se l’ipotesi è talmente fantasy che tanto vale metterci il maghetto di Hogwards. Se si aggiunge che anche i basta non voto più si assestino sulla medesima percentuale, possiamo pendere per la seconda ipotesi.
Altro confronto interessante è il papa contro Luca Mercalli, entrambi al 6%: il primo lo vedo come un voto di protesta, del tipo “dato che sui temi etici stiamo regredendo a tempi da controriforma, tanto vale che ci governi direttamente il Pastore Tedesco”; il secondo è chiaramente di matrice ambientalista.
Infine, la sorpresa: ben il 33% voterebbe se stesso. Voglia di partecipazione, o riflesso condizionato dalla insipienza dell’attuale classe politica (“peggio di questi non posso fare”) che sia, gli zesitiani inviano un messaggio chiaro.
Il Bene Comune è anche il mio bene, e non vale affatto il viceversa.

giovedì 7 febbraio 2008

Diario #4

Oggi ripubblico il primo dei post del 2006 che provano a raccontare la nascita del Normannino.

[26/07/2006]
Occhi
Non è facile, non è facile. Anche chi ha, o presume di avere la lingua per raccontarlo. Il mio è un racconto a ritroso, impossibile rispettare la linea del tempo, la sequenza degli eventi. Comincia a metà di una contrazione, quando la Normanna ha cinque ore di travaglio sulle spalle e davanti a sé una sola, esplosiva spinta. Ho davanti agli occhi la testa di mio figlio. Lo vedo spuntare dalla tela verde, ha gli occhi chiusi e la pelle rossa; la pelle non è grinzosa, non c’è traccia di sangue. Penso ‘sta accadendo’, dico qualcosa che somiglia a un ‘lo vedo’, o forse faccio eco all’ostetrica che chiama l’ultima spinta. Dietro intuisco i volti tesi e attenti, le mani aperte del ginecologo, le infermiere con le mani alte a impugnare qualcosa. Sulla sinistra ho un altro medico in camice bianco che un momento prima, con una punta di panico, ho visto saltare sul lettino per appoggiare (delicatamente, ma io non lo posso sapere) tutto il suo peso sulla pancia di mia moglie. La Normanna grida, io le sussurro all’orecchio. Vedo le gambe tendersi nello spasmo, l’ultima contrazione è qui, ora, sento gridare, le figure davanti a me muoversi fluide, contemporaneamente, rapidamente. Vedo il corpo di mio figlio uscire intero, sollevato per un istante lunghissimo, il cordone sobbalza, le mani di medici e infermieri si fanno avanti, ancora più rapide. Lo abbassano oltre la mia linea visiva, il tempo si fa immobile. Sordo. Una sequenza senz’audio. Un respiro trattenuto. Due, forse tre secondi. Mia moglie urla ‘dov’è?’, faccio per piegarmi su di lei e in quell’esatto momento mio figlio apre la bocca, respira e inchioda l’aria con un grido violento e sano. Ora lo vedo. La Normanna scioglie un pianto di felicità, io la stringo ma non so cosa sto facendo, non riesco a staccare gli occhi di dosso da quel lungo corpicino col testone contratto nella smorfia. Apre gli occhi nel momento in cui lo sollevano per allontanarlo, aspirare via il liquido e pulirlo. Io non riesco staccare gli occhi. Sento tutto, capisco tutto, parlo a mia moglie, la accarezzo e la bacio, ma i miei occhi sono là, irresistibilmente allacciati fissi incastonati in quelli di mio figlio. Che mi guarda.

FreeZer: energia solare per i centri commerciali.

Forse li avrete notati anche voi: i piccoli pannelli solari sui parcometri automatici. Buona cosa, ma si può fare di più e meglio. Per esempio: gli ipermercati e i centri commerciali sono voraci consumatori di energia. In anni in cui si comincia finalmente a prendere coscienza dei temi del cambiamento climatico e di veri o presunti allarmi-blocco di fornitura del gas, Pavia potrebbe dare un buon esempio.
Proposta: obbligo sul territorio comunale e provinciale di dotare di impianti a energia solare i nuovi insediamenti oltre una certa metratura, con capacità di diminuire il fabbisogno e restituire energia alla Rete nei giorni di chiusura. Per i centri già attivi, periodo di adeguamento di tre anni.
Risparmiano le aziende (ci sono anche gli incentivi nazionali ed europei), risparmiano i cittadini. Lo hanno già fatto in Veneto e in Toscana. Non si potrebbe cominciare da qui?

Firma per Rita Borsellino presidente


Nessun dubbio, nessuna esitazione: leggete e firmate su http://www.ritaborsellino.it/ l'appello di Vincenzo Consolo per Rita Borsellino presidente. C'è anche la lista dei firmatari eccellenti.

lunedì 4 febbraio 2008

Secondo


Ancora buone notizie: L’Interferenza si è piazzato secondo al Concorso Orme Gialle, Premio “Mario Casacci” per la narrativa poliziesca. Pubblicazione nell’antologia dedicata, prevista per l’estate. Un buono acquisto per libri alla libreria Roma di Pontedera. E una bella serata in omaggio: a cena con tutti, al tavolo con Michele e Valentina (gli editori), Sandra (la webmaster) e Silvia (la libraia). Chiacchere di sostanza e la promessa di tenerci in contatto.

Nella foto by Normanna, il Nostro con ze. Non ho avuto il coraggio di chiedergli di farmi un “Paura, eh?”, ma la stima –se possibile- è aumentata. A lui, a Marcello l’organizzatore, agli altri giallisti devo un ringraziamento e un au revoir.